martedì 10 dicembre 2019

Sul petrolio, gli scenari sono incerti - di Alberto Clò*

I diversi scenari energetici a lungo termine (2040) resi noti in questi giorni (in primis AIE e Opec) hanno in comune un unico elemento: un’assoluta incertezza. Fare affidamento acriticamente sull’uno o sull’altro sarebbe un atto fideistico privo di senso.

Ne è prova il fatto che, incrociando i vari scenari, emergono due possibili opposte situazioni nel mercato del petrolio: un enorme eccesso di offerta o un suo altrettanto enorme deficit. Le due possibili opposte dinamiche sono riconducibili a due ordini di variabili.

Da un lato, le politiche climatiche degli Stati a livello mondiale che potrebbero rivelarsi statiche rispetto al loro andamento attuale oppure dinamiche, coerenti cioè con l’obiettivo di contenere il surriscaldamento (almeno) entro i 2 °C. Nel primo caso, la domanda di petrolio potrebbe crescere sino a 10-20 mil. bbl/g, portandosi a 110-120 mil.bbl/g; nel secondo, potrebbe calare drasticamente rispetto ai livelli attuali portandosi a 60 mil.bbl/g.

Dall’altro lato, sul versante dell’offerta, giocano la penetrazione delle tecnologie low-carbon e le strategie di investimento delle compagnie petrolifere e dei paesi produttori. Le compagnie sono pressate dagli azionisti a ridurre l’esposizione ai rischi climatici virando verso le tecnologie low-carbon, a tirare i remi in barca nei business tradizionali, a premiare il valore sul volume, a privilegiare gli azionisti.

Morale: bassi investimenti oggi, significano una minor offerta domani. Ed è quel che sta accadendo con prezzi tuttora la metà di quelli di un quinquennio fa. Perché, d’altra parte, investire se tra venti o trenta anni la transizione energetica, si sostiene, causerà una minor domanda o altre fonti la soddisferanno? O se le politica favorirà le fonti e le tecnologie alternative al petrolio in presenza di una sempre maggior difficoltà ad accedere ai finanziamenti bancari, anche a seguito della decisione della Banca Europea degli Investimenti di non supportare più energie fossili dal 2021?

Altra è la prospettiva dei paesi produttori. Dallo scenario (unico) elaborato dall’Opec – base di riferimento delle loro strategie – emerge il convincimento che la domanda continui a crescere anche se a tassi decrescenti, e che la minor offerta dei concorrenti le consenta di accrescere la quota di mercato dall’attuale terzo a poco meno della metà.

Prevedere come evolveranno le cose è, come detto, oltremodo complesso se non del tutto impossibile (come avremo modo di approfondire in un importante saggio nel prossimo numero di Energia in uscita in dicembre). Un eccesso d’offerta causerebbe un crollo dei prezzi che rallenterebbe la transizione energetica deprimendo gli investimenti. Un deficit, per contro, causerebbe un’esplosione dei prezzi tale da minare la stabilità dell’economia mondiale.

In un white paper di settembre, il World Economic Forum ha analizzato i fattori che potrebbero rendere la transizione energetica al dopo-fossili graduale o rapida (tecnologie, politiche, crescita emergenti) ritenendo in teoria possibili entrambi gli scenari.

Similmente, l’Agenzia di Parigi dei paesi OCSE, nel suo World Energy Outlook appena uscito formula tre scenari in funzione delle possibili politiche climatiche, statiche (Current o Stated Scenario Policies) o dinamiche (Sustainable Policies Scenario). L’interrogativo dirimente è la probabilità o meno che le politiche correnti divengano pienamente sustainable.

Probabilità che a mio avviso, valutazione del tutto soggettiva, è molto bassa per le enormi difficoltà che un po’ ovunque vanno incontrando le attuali pur deboli politiche climatiche da cui la scarsa possibilità che esse possano muovere verso l’obiettivo della soglia dei 2 °C.

Unica area fortemente impegnata in tal senso è l’Unione Europea, con una quota tuttavia sulle emissioni globali quasi dimezzate in un ventennio, a poco più del 10%, poco più della sola India. L’effetto delle politiche europee sarà in conclusione poco rilevante.

Pur nella difficoltà di individuare uno scenario che si possa ritenere più probabile, vale evidenziarne uno non escludibile che per la sua estrema criticità andrebbe attentamente valutato: quello di un forte mismatch domanda/offerta.

È lo scenario in cui la domanda si manterrebbe sostenuta per l’anemia delle politiche, la crescita del reddito mondiale, l’aumento della domanda di servizi energetici nei paesi emergenti, il moltiplicarsi dei nuovi beni e servizi che richiedono più energia (il condizionamento dei veicoli, ad esempio, è stimato nell’equivalente di 2 mil. bbl/g). Per contro, l’offerta potrebbe ridursi – nonostante l’impegno dei paesi produttori – a livelli di molto inferiori a quelli attuali.

Secondo Carbon Tracker, le majors dovrebbero ridurre del 35% la loro produzione per non incorrere in stranded costs (costi “incagliati”), stimati sino a 25mila miliardi di dollari. E non vi è dubbio che la più parte dei loro azionisti vorrebbe evitarlo.

Operare per un futuro ambientalmente sostenibile non libera l’umanità – ed è il rischio che abbiamo palesato – dall’esigenza di soddisfare la fame di energia nel mondo. Se fossero adottate in tempi rapidi politiche ambientali forti e nell’ipotesi (eroica?) che raggiungessero gli obiettivi auspicati, la curva del riscaldamento andrebbe a convergere verso l’agognata meta dei 2 °C a discapito del valore affondato delle riserve di fonti fossili.

Se, per contro, la transizione energetica non convergerà verso i 2 °C si accrescerebbero i rischi climatici per la necessità di dover far ancora affidamento sulle risorse fossili col fondato rischio però che gli investimenti d’oggi si dimostrino domani inadeguati alla bisogna. In questo scenario i prezzi schizzerebbero rendendo la decrescita delle majors petrolifere molto più felice.

La cosa che più impressiona è che a questo non escludibile scenario nessuno presti attenzione. Una politica del wait and see che può portare a situazioni disastrose cui sarebbe impossibile rimediare.               
La transizione energetica non può essere lasciata alla sua spontanea dinamica, ma deve, dovrebbe, essere governata. Come scrive Ivan Faiella nell’ultimo numero di Energia, le politiche che guidano verso gli obiettivi di decarbonizzazione devono essere “chiare, certe e di lungo respiro. Solo così gli investitori conosceranno con chiarezza la direzione intrapresa e che la sfida dei cambiamenti climatici è in cima all’agenda dei governi nazionali.”

*direttore della rivista Energia

venerdì 6 dicembre 2019

Crash test Euro NCAP, ecco gli ultimi risultati


Sono ben dodici i modelli testati all'ottava tornata di test Euro NCAP, il progetto internazionale di valutazione degli standard di sicurezza delle auto nuove, del quale è partner l'Automobile Club d'Italia (schede su www.euroncap.com). Nove ottengono il punteggio massimo di 5 stelle: Audi Q7, Ford Kuga e Mondeo, Renault Captur, Peugeot 2008 (nella versione accessoriata con il safety pack), Tesla Model X, Porsche Taycan, Subaru Forester e Skoda Octacvia. Quattro stelle per VW Sharan e Seat Alhambra; 3 per Jeep Renegade.

Il large Suv Audi Q7 si distingue per il massimo punteggio nelle prove di urto laterale e nella protezione dei bambini a bordo. Uniche criticità la salvaguardia del torace per conducente e passeggeri negli urti frontali.

La Ford Kuga ha ottime performance del sistema di frenata automatica di emergenza (AEB) che, nella protezione degli utenti vulnerabili (pedoni e ciclisti), ottiene il punteggio più alto. Lievi criticità nella protezione del torace e della tibia del conducente in caso di scontro frontale.
La Ford Mondeo, se nella protezione dei passeggeri a bordo è superiore al Suv della stessa Casa americana, non riesce, però, a ripetere le ottime performance nella salvaguardia dei pedoni, per la scarsa protezione del bacino in caso di investimento.

Ottime anche le performance della Renault Captur, che ottiene il punteggio pieno nello scontro laterale contro barriera ed evidenzia criticità soltanto per l'insufficiente protezione del bacino del pedone.

Quattro le stelle conquistate dalle gemelle VW Sharan e Seat Alhambra: buone le prestazioni in tutte le prove per entrambe, penalizzate, però, dal distacco della portiera posteriore nel severo urto contro il palo e dalla scarsa protezione del torace del passeggero posteriore, per l'eccessiva forza esercitata dalla cintura.

La Peugeot 2008 ottiene 5 stelle con il safety pack dotato di freno automatico di emergenza in grado di riconoscere anche i ciclisti (4 nella configurazione base). Piccole criticità con protezione marginale del collo e del torace del conducente nello scontro frontale pieno.

La Tesla Model X e la Subaru Forester sono state elette regine di questa serie di test Euro NCAP, con il massimo punteggio complessivo.

L’elettrica americana spicca nelle prove di urto laterale e in quelle del ciclista (dove l’AEB ha evitato la collisione in tutte le prove previste). Uniche criticità la marginale protezione del collo del bambino di 10 anni in caso di urto frontale e la scarsa protezione del bacino del pedone.

Il Suv giapponese si distingue nella protezione dei bambini a bordo e nelle prove di urto laterale. Valutazione marginale nel test del ciclista e nella protezione del torace del passeggero posteriore nello scontro frontale pieno.

Anche la Taycan, l’elettrica Porsche, raggiunge il massimo della valutazione 5 stelle, con ottime performance nella prova del sistema AEB per il riconoscimento dei ciclisti. Marginale la protezione del torace del passeggero posteriore nello scontro frontale pieno e del collo dei passeggeri.

La Jeep Renegade si ferma a 3 stelle perché nelle valutazioni non è stato considerato il freno automatico di emergenza (AEB) disponibile soltanto su alcune versioni. Nel complesso buoni risultati con massimo punteggio nella prova di urto laterale e qualche defaillance con protezione marginale del torace e del collo dei passeggeri posteriori.

Cinque stelle anche per la Skoda Octavia, con massimo punteggio nello scontro contro barriera laterale e buona prestazione del sistema di frenata automatica di emergenza in quasi tutti gli scenari, anche quello del ciclista. Piccole criticità con protezione marginale del torace del passeggero posteriore, del collo bambino nell'urto frontale e del torace del conducente in quello contro il palo.

“Questi risultati premiano i costruttori di auto che hanno creduto e investito sulla sicurezza attiva – ha affermato il presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani. “Per raggiungere gli obiettivi che ci impone l'Unione Europea, però, ‘zero morti’ è indispensabile che tutti i veicoli siano dotati dei sistemi di assistenza alla guida”.

giovedì 5 dicembre 2019

Furti in casa durante le festività, due italiani su tre temono i ladri 4.0



Le feste natalizie ormai alle porte si celebreranno anche online: a breve i profili social degli italiani si coloreranno con foto della settimana bianca e dei regali scambiati e scartati davanti al panettone. Ma attenzione agli sguardi indiscreti…

Come rivela infatti l’ultima ricerca dell’Osservatorio Sara Assicurazioni1, la compagnia assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club d’Italia, ben due italiani su tre (65%) temono che un’eccessiva visibilità sui social network possa esporre la propria casa a un maggior rischio di furti e per questo ritengono che occorra fare un uso accorto e consapevole di queste piattaforme, evitando di condividere, specie pubblicamente, troppe informazioni su di sé. 

Proprio le vacanze, tra l’altro, sono indicate dal 35% degli intervistati come uno dei momenti in cui si teme di più che i ladri possano introdursi in casa. Un ulteriore 49% dichiara di aver più paura di un’intrusione notturna, mentre si dorme; infine, il 16% teme che avvenga di giorno, indipendentemente dal fatto che ci sia qualcuno in casa o meno.

Subire un furto o una rapina nella propria casa spaventa per diverse ragioni: per il rischio di subire un’aggressione (37%) e per il danno economico derivante da atti vandalici (25%) o dalla perdita di preziosi (15%). Ma a pesare, per un ulteriore 20%, sono anche le conseguenze emotive legate all’evento (20%).

Come difendersi, allora, dalle intrusioni indesiderate? Tra le soluzioni migliori, per il 29% degli italiani c’è quella di installare un impianto di allarme, per il 23% quella di rafforzare i dispositivi di sicurezza di porte e finestre mentre un ulteriore 17% indica  la stipula di una polizza contro i furti, che risarcisca dagli eventuali danni subiti.

Tuttavia, ben il 41% dei connazionali ha dichiarato di non aver adottato nessuna misura di protezione della propria casa nell’ultimo anno, a causa del costo eccessivo. 
Talvolta ci si arrangia con deterrenti alternativi, come lasciare la luce accesa anche di notte o quando si esce per fingere una presenza vigile nel domicilio (29%) o con allarmi “artigianali” realizzati con oggetti messi davanti a porte e finestre che, se spostati, fanno rumore (27%). E c’è chi, quando è fuori casa, si affida al vicino per controllare la propria abitazione (24%).

“Gli ultimi dati Eurispes sulle paure degli italiani rivelano che i furti in abitazione sono ancora una tra le maggiori minacce percepite. La nostra ricerca ha messo in luce come siano numerosi i timori legati a questo tipo di evento, che irrompe proprio nell’ambiente in cui ci si dovrebbe sentire più al sicuro – commenta Marco Brachini, Direttore Marketing, Brand e Customer Relationship di Sara Assicurazioni – Per questo motivo, è fondamentale proteggere la propria casa adeguatamente. Noi di Sara siamo da sempre a fianco degli italiani con soluzioni assicurative innovative e mirate che, in caso di furto o rapina, aiutano a superare i danni patrimoniali causati dai ladri. Per esempio, prevediamo somme assicurate maggiorate se il furto in casa avviene nel periodo natalizio.”. 1Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora su di un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, sesso ed area geografica.

mercoledì 4 dicembre 2019

Sara Assicurazioni, ecco la foto della compagnia


Sara Assicurazioni, Assicuratrice ufficiale dell'Automobile Club d'Italia, è una Compagnia innovativa ma con una lunga tradizione, capace di dare risposte puntuali alle esigenze e alle aspettative dei Clienti.

Sara - che opera da oltre sessant'anni in Italia - offre prodotti assicurativi di elevata qualità e trasparenza e si posiziona come Compagnia assicurativa per la famiglia, punto di riferimento per tutte le esigenze legate alla sicurezza patrimoniale, personale e del tenore di vita dell'individuo.
Sara dispone di una vasta gamma di prodotti rivolti alla famiglia, alla casa, all'attività professionale, alla previdenza e al risparmio: tutte soluzioni innovative che si basano su flessibilità e reale personalizzazione con condizioni particolarmente vantaggiose riservate ai Soci ACI.

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Vantaggi per i Soci ACI - riduzione franchigie e/o maggiorazione indennizzi

martedì 3 dicembre 2019

Il 76% degli italiani cambierebbe il test per la patente



Arriva dalla "ECU Testing" una nuova ricerca su quanto effettivamente le persone siano informate per riuscire a mantenere in buone condizioni la propria auto e quindi di conseguenza in sicurezza. Per indagare quanto fossero esperti i conducenti in Italia, abbiamo condotto un questionario con 1000 italiani su argomenti di manutenzione automobilistica, sicurezza stradale, leggi ed esami di guida.

Quanto sono propensi gli italiani a fare manutenzione alle loro auto? 
In media, guardando ai primi 10 controlli di manutenzione di base delle auto, più che 1 su 10 italiani non ha mai effettuato lavori di routine attivamente la propria auto.

Guardando le statistiche gli italiani hanno ammesso di non apportare lavori di manutenzione mai alle seguenti parti dell’auto: sostituzione del liquido di raffreddamento, il 19% degli intervistati non lo ha mai cambiato personalmente, il cambio di una gomma (17%), cambio dei filtri dell’aria (15%), il controllo della salute della batteria (15%) e infine il cambio dell’olio (14%).

Non sorprende quindi che gli italiani non si sentano così sicuri delle loro capacità nel cambiare piccole cose come l'olio (49%), i filtri dell'aria (53%) e il liquido di raffreddamento (54%).

Quasi 1 italiano su 3, inoltre, non si sente sicuro della propria capacità di controllare i battistrada dei pneumatici, il che comporta un grave rischio per la sicurezza in caso di usura o danneggiamento delle gomme.

Poca esperienza ma molta sicurezza 
Tuttavia, nonostante la poca esperienza degli italiani al riguardo, sembra che l’ego la faccia da padrone. Abbiamo anche chiesto quanto sicuri si sentissero di poter compiere tali lavoretti da soli e i risultati sono stati ben più alti dei precedenti. Le tre opere di manutenzione in cui gli italiani si sentono più sicuri sono il controllare le luci (81%), rabboccare il liquido dei tergicristalli (80%) e controllare la pressione delle gomme (74%). Per quanto riguarda invece i lavori in cui gli italiani si sentono meno portati vediamo al 51% il cambio dell’olio, al 46% il cambio dei filtri dell’aria e per il 45% il rabboccare il refrigerante

Sentirsi sicuri alla guida 
A questo punto ci siamo chiesti quanto sicuri si sentissero i nostri connazionali in diverse situazioni di guida. Alla fine dei conti una poca conoscenza della manutenzione base dell’auto non significa per forza una bassa autostima quando si deve effettivamente guidare.

I risultati sono stati ben più alti, con la maggior parte delle persone che hanno dichiarato di sentirsi estremamente sicure nelle più svariate situazioni. Il 93% non ha nessun problema a guidare in autostrada, di notte (92%), con traffico intenso (90%) o in situazioni meteo avverse (80%). Un po’ meno sicuri si sentono i nostri guidatori all’estero, con un 66% che dichiara che non avrebbe problemi.

Norme sulla revisione in vigore dal 2019 
Non è certo abbastanza tenere la macchina in buono stato e sentirsi un buon guidatore. Ogni 2 anni le macchine italiane devono fare una revisione, per assicurarsi che siano ancora in perfette condizioni e che non pongano un pericolo alla sicurezza individuale e pubblica. Ma quello che ci ha colpiti nell’ultimo anno sono stati i cambiamenti alle norme sulla revisione.

Da marzo 2019 infatti i dati della revisione saranno pubblici e di libero accesso ai cittadini. Questi includono esito della revisione, chiaro chilometraggio al momento dei test e dati della macchina. In questo modo ad esempio chiunque volesse acquistare di seconda mano potrebbe controllare come è stato l’andamento delle varie revisioni di quella macchina e controllare che i chilometri combacino con quelli dichiarati sul portale governativo.

Abbiamo chiesto ai partecipanti del nostro studio cosa ne pensassero di tali cambiamenti e ben 3 italiani su 5 non aveva la più pallida idea che questi esistessero. L’84% ha comunque dichiarato di considerare tali nuove norme come positive. Il 73% infatti pensa che queste nuove regole siano positive perché’ rendono i dati sulle auto chiari e il 40% pensa che il maggiore controllo sulle auto non sia altro che un bonus. Un altissimo 70% ha ammesso che queste nuove regole aiuteranno a mantenere un mercato di seconda mano più giusto e equo.

Tuttavia non è mancato chi ha storto il naso. Il 54% degli intervistati che ha visto le nuove regole come negative, crede che i dati di un’auto non dovrebbero essere resi pubblici e che questo sia semplicemente un surplus di controllo da parte del governo (41%). Un preoccupante 38% ha ammesso di non gradire le nuove regole proprio perché’ renderà più difficile disfarsi di una macchina vecchia.

Gli italiani vogliono un test per prendere la patente diverso 
Dei 1000 italiani intervistati la media ha ottenuto la patente 22 anni fa, quindi è certamente passato un bel po’ di tempo. A questo proposito abbiamo voluto investigare cosa ne pensassero dell’esame per prendere la patente e se c’erano delle aggiunte al test che avrebbero voluto.

Ebbene il 75% degli intervistati pensa che il test per prendere la patente vada in qualche modo cambiato, e ben un quarto di italiani pensa che dovrebbe essere più difficile! In particolare, gli intervistati sono d’accordo che il test dovrebbe includere una guida notturna (42%), una in autostrada (40%) e delle guide in condizioni meteo non idonee, quindi con neve o pioggia (25%). In effetti queste sono tutte condizioni normalissime per chi guida, quindi questa aggiunte sembrano più che ragionevoli.

Ma a parte prenderla la patente, bisogna tenerla. Il 98% degli intervistati pensa che ci siano delle condizioni in cui è giusto che un guidatore rifaccia il test da capo. In particolare, il 43% pensa che sia giusto che un guidatore si rimetta a studiare per tenersi la patente se pizzicato a guidare in stato di ebrezza. Il 57% pensa che uno dei motivi per perdere la patente e quindi rifare il test dovrebbe essere aver causato degli incidenti e il 40% pensa che una volta raggiunta la soglia dei 70 anni sarebbe opportuno essere testati di nuovo per vedere se si è ancora idonei alla guida.

Uomo o donna: cosa ne pensano? 
Ovviamente sono state valutate le varie statistiche in base al genere e all'età degli intervistati.

Come ci si poteva immaginare gli uomini si sentono più sicuri quando si tratta di apportare lavoretti di manutenzione alle auto, nonostante la maggior parte non ne abbia mai fatti. Ad esempio, il 78% degli uomini si sente sicuro di poter personalmente cambiare una gomma, mentre solo il 38% delle donne si cimenterebbe nell’impresa. Stesso vale per il controllo della pressione delle gomme a un 90% maschile vs un più basso 56% femminile. Stesso vale per il controllo dello spessore delle gomme (82% vs 51%) e per il cambio dei tergicristalli (83% vs 57%).

Per quanto riguarda invece il sentirsi sicuro nelle varie condizioni di guida ancora una volta gli uomini sono i più fiduciosi, ma di poco. Se l’87% degli uomini si sentirebbe sicuro a guidare in condizioni meteo estreme, il 71% di donne concorda. Per quanto riguarda il guidare all’estero i maschietti si sentono sicuri per il 77% mentre soltanto una donna su due si cimenterebbe nell’impresa. Tuttavia, una volta intervistati sul numero di incidenti causati per colpa loro, ben il 41% degli uomini ha ammesso di essere stato nel torto in un incidente vs il solo 16% delle donne.

E l’età? giovanissimi vs baby boomers
L’età è un altro parametro con il quale abbiamo paragonato le varie risposte. Abbiamo messo a confronto il gruppo tra i 18/24 e i 55+ (i cosiddetti baby boomers). I giovanissimi sembrano molto più dediti alla manutenzione della loro macchina, con il 29% che si è effettivamente preso la briga di cambiare una gomma vs solo l’8% dei baby boomers. Stessa storia per il cambio dell’olio che i giovani effettuano personalmente una volta al mese almeno (24%) vs i baby boomers che si cimentano nell’impresa solo per il 14%. Anche altre parti del veicolo trovano più fortuna con i giovani dai 18 ai 24 anni. In particolare, il controllare la batteria, che le nuove generazioni compiono una volta al mese o più spesso per il 29% vs solo il 5% dei boomers.

Tuttavia, nonostante la netta differenza tra i giovani e i 55+ sulla frequenza di una manutenzione fai da te, entrambe le fasce di età si avvicinano quando si parla di sentirsi in grado di apportare lavori di manutenzione. Ad esempio, entrambi si sentono sicuri al 62% di essere in grado di cambiare una gomma da soli, ma soltanto l’8% dei baby boomers l’ha effettivamente fatto in passato.

Per quanto riguarda invece le regole sulla revisione sia i giovanissimi che i baby boomers pensano che i cambiamenti siano positivi. Entrambi sono d’accordo che il maggiore controllo da parte del governo e la trasparenza dei risultati siano fattori positivi.

Alcuni invece vedono questi cambiamenti come negativi, ma non tutti per la stessa ragione. Ad esempio, la generazione dei 55+ pensa alla privacy molto più della generazione social, il che forse non è così sorprendente. Di coloro che credono che le nuove norme sulla revisione siano negative, il 75% dei baby boomers crede che tali risultati non dovrebbero essere pubblici vs solo il 30% dei millennials (25-34 anni). I giovanissimi invece si preoccupano degli affari; il 60% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni che vedono i cambiamenti come negativi, pensano che il tutto renderà la vendita di auto usate più difficile.

Quando si tratta invece di guidare e di sentirsi sicuri delle proprie capacità su strada, sono i baby boomers a farla da padrone. Il 63% non ha nessun problema a guidare in autostrada vs solo il 48% dei giovanissimi e anche la guida prolungata per più di 3 ore riscuote più consensi dai 55+ al 48% vs il 28% dei 18-24.

Ma forse la più grande differenza si trova nella domanda su chi dovrebbe rifare il test per la patente. In generale il 22% dei giovanissimi pensa che tutti dovrebbero essere testati nuovamente ogni 10 anni (vs il 10% dei boomers). Interessante come, forse vista l’età, un italiano su due tra i 18 e i 24 pensa che i guidatori di 70 e passa anni dovrebbero rifare il test, concezione a cui i baby boomers si oppongono, concordando soltanto al 24%.

Quindi chi sono i guidatori migliori?  
La domanda finale, chi è che guida meglio? Uomini, donne, giovani, anziani? Alla domanda su quale dei due sessi guidi meglio, solo il 3% degli italiani pensa che le donne siano guidatrici migliori degli uomini. Giusto o meno, questi sono i risultati. Sembra invece che si abbia più fiducia nelle capacità di guida degli adulti piuttosto che dei ragazzi: il 44% degli italiani pensa che il gruppo dai 30 ai 50 anni guidi meglio dei più giovani di 30 anni.

E cosa ne pensano uomini e donne? Anche qui, la bilancia pende dalla parte maschile, con solo il 13% delle donne che pensano di essere meglio degli uomini. Quando si dice darsi la zappa sui piedi da soli.

lunedì 2 dicembre 2019

Sicurezza stradale, la posizione dell'Aci

L’anno scorso, nel nostro Paese, si sono verificati 172.553 incidenti stradali: 3.334 persone hanno perso la vita e 242.919 sono rimaste ferite. Parliamo di 473 incidenti, 666 feriti e 9 morti al giorno. I più colpiti sono i giovani tra 15 e 24 anni: 414 morti, il 12,4% del totale. Ma c’è un dato ancora più inquietante: i morti tra i 15 e i 19 anni sono aumentati, addirittura, del 26,1%. Un bilancio drammatico e inaccettabile, con costi sociali che superano i 18 miliardi di euro l’anno, pari all’1,1 per cento del PIL. Quasi una ‘Finanziaria’.

Per trasformare un momento di profondo dolore in un’occasione per contribuire concretamente alla sicurezza delle nostre strade, l’ACI propone cinque semplici regole, che possono aiutare a combattere le principali cause di incidente – distrazione, velocità, alcol e droga, mancato uso di cinture e seggiolini per bambini, scarsa attenzione a pedoni e due ruote - e fare la differenza tra far sì che la vita duri tutta la vita e perderla.

LA DISTRAZIONE E' UN ATTIMO: L'ULTIMO

RALLENTA. TANTO NON SI VINCE NIENTE.

SE TI SBALLI E GUIDI SEI FUORI STRADA.

CERTI LEGAMI ALLUNGANO LA VITA.
CINTURE E SEGGIOLINI: ALLACCIATI. SEMPRE.

UTENTI VULNERABILI: PIÙ SONO DEBOLI PIÙ I RISCHI SONO FORTI. RISPETTIAMOCI.

“La Giornata Mondiale in ricordo delle vittime della strada non deve ridursi alla doverosa partecipazione al dolore di migliaia di famiglie ma, deve trasformarsi in un momento di riflessione su un fenomeno drammatico, che non possiamo e non dobbiamo considerare un tributo fisiologico e inevitabile al nostro bisogno di mobilità”, ha dichiarato il Presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani.

“L’obiettivo ‘zero morti sulle strade’ – ha sottolineato il Presidente dell’ACI - non è utopia. È realtà. Una realtà ancora lontana, è vero, ma una realtà. Gli incidenti sono errori drammatici, non tragiche fatalità. Si possono e si devono evitare. La chiave è una sola: l’educazione alla sicurezza. Per salvare un numero sempre maggiore di giovani vite, l’ACI è da sempre impegnato nell'educazione dei giovani – in particolare futuri e neo-patentati - a una mobilità sicura e responsabile, sia supportando i programmi dedicati nella formazione scolastica, che potenziando gli strumenti formativi di supporto all'insegnamento e al perfezionamento della guida”.

“I problemi con i giovani sono essenzialmente due – ha evidenziato Sticchi Damiani: prima di prendere la patente, tendono a sovrastimare le loro capacità e, una volta presa la patente, tendono a sottostimare i rischi che capita di dover affrontare sulle nostre strade. Per questo, i corsi di guida sicura svolgono un ruolo fondamentale: perché fanno toccare con mano, anche a quei ragazzi che si ritengono già esperti, i loro limiti e le loro fragilità, prima che sia un evento drammatico, se non addirittura tragico, a dimostrarle, quando, ormai, per loro non c’è più niente da fare”.

“Le statistiche 2018 - ha concluso il Presidente ACI – dimostrano che non bisogna mai abbassare la guardia ma continuare a intensificare gli sforzi: per questo il nostro impegno nel prevenire e limitare l'incidentalità stradale crescerà ancora, attraverso un aggiornamento costante di contenuti e metodologie formative e divulgative, e una collaborazione sempre più stretta con tutti gli operatori del settore, istituzionali e no, nella consapevolezza che solo facendo squadra si potrà controllare, arginare e, finalmente, debellare questa drammatica emergenza sociale”.