venerdì 29 dicembre 2017

Istat: sempre più vecchi e sempre più soli

La pubblicazione dell’annuario dell’ISTAT 2017 sulla popolazione italiana conferma che siamo un Paese nel quale crescono sempre di più anzianità e solitudine. Il dato che risalta maggiormente  è il clamoroso aumento, nel giro di 12 mesi, delle famiglie composte da una sola persona, che passano dal 20,5 al 31,6 del totale. Dello stesso segno è l’aumento degli anziani soli over 65 che già nel 2016 rappresentavano il 48,7 per cento delle famiglie single. L’annuario ISTAT del 2017 rileva infine  che torna ad aumentare la speranza di vita che sale  per gli uomini da 80,1 anni  a 80,6, mentre per le donne si passa da 84,6 anni a 85,1.

Proprio tenendo conto delle rilevazioni dell’ISTAT, SARA assicurazioni ha proposto, il 10 novembre 2017, SERENETA’, la prima polizza in Europa che contrasta la solitudine degli over 65 con adeguati indennizzi  se subiscono azioni malavitose (furti, rapine , scippi) o incidenti domestici. Ma accanto a questo tipo di copertura assicurativa tradizionale c’è un servizio decisamente innovativo, svolto da un Call Center dedicato, una sorta di maggiordomo sempre disponibile, che organizza eventi e propone all’anziano assicurato SARA  attività fisiche, culturali, turistiche e di socializzazione. Obiettivo scongiurare  la depressione che la solitudine può provocare.  Lo slogan di SERENETA’ riassume la filosofia  di SARA su questo importante  problema della società italiana: “La terza età non è una malattia, la solitudine può diventarlo”.

giovedì 28 dicembre 2017

Guidare d'inverno? In piena sicurezza



Il ghiaccio sulle strade è pericoloso e può prendere di sorpresa anche l'automobilista più attento. Per questo scopri SaraOK, il network delle carrozzerie convenzionate Sara. #InvernoSicuro

mercoledì 27 dicembre 2017

Furti auto: Polizia, 10 regole base per ridurre i rischi

Il fenomeno è tanto esteso da rendere praticamente impossibile azzerare il rischio di subire un furto della propria auto. Ma il rispetto rigoroso di queste dieci regole consigliate dalla Polizia di Stato può sicuramente garantire una maggiore protezione alla nostra auto.

1. Non lasciare l'auto accesa e con le chiavi. Molti furti avvengono proprio per distrazione degli automobilisti.

2. Evitare di lasciare aperti i finestrini o il tettuccio. Ai ladri basta un attimo per portare via l'autovettura.

3. Evitare di lasciare l'auto di notte in parcheggi isolati o incustoditi, prediligendo sempre parcheggi dotati di sistemi di videosorveglianza.

4. Evitare di poggiare le chiavi dell'auto sui tavolini di bar, ristoranti e locali: il pericolo è di non trovarle più e facilitarne la duplicazione. Proteggere le chiavi/telecomando il più possibile attraverso custodie che possano impedire di captare i segnali radio, così come avviene per le carte di credito di ultima generazione.

5. Percorrendo una strada extraurbana prestare attenzione in caso di tamponamento 'leggero' da parte di un'altra vettura e di conseguente stop: si tratta di un trucco molto gettonato per sottrarre l'auto o approfittarne per far sparire borse, cellulari, tablet.

7. Evitare di lasciare all'interno dell'auto oggetti che possano richiamare l'attenzione, specie nei periodi di vacanza. Lasciare il portaoggetti aperto, per dimostrare che all'interno non c'è nulla di valore. Nemmeno le chiavi di riserva.

8. Proteggere la vettura con un sistema di antifurto meccanico, satellitare o elettronico, in grado comunque di rendere più difficile il lavoro del ladro.

9. Quando si parcheggia all'interno di un piazzale di un centro commerciale o presso una stazione di servizio o altro luogo affollato, prima di distogliere completamente l'attenzione dall'auto accertarsi di aver udito l'effettivo funzionamento della chiusura centralizzata, verificando che fari e frecce abbiano recepito l'impulso, lampeggiando. Fare sempre un controllo manuale per constatare l'avvenuta chiusura.

10. Considerato che i furti d'auto alimentano spesso anche il mercato parallelo dei pezzi di ricambio, reperire un pezzo attraverso canali non ufficiali potrebbe comportare seri rischi: la gestione della tecnologia sempre più sofisticata del veicolo può essere compromessa, con gravi ripercussioni per la sicurezza.
(AGI)

venerdì 22 dicembre 2017

Furti auto: Polizia, -8,84% nel 2017, Roma sorpassa Napoli


Furti di autoveicoli in calo (-8,84%), rinvenimenti in aumento (+55,91%), Roma 'capitale' dei topi d'auto, Fiat Panda obiettivo preferito. Conferme e sorprese nella nuova mappa italiana del fenomeno elaborata da Agi su dati forniti dalla Polizia di Stato. Quattro e due ruote, nonostante l'aiuto sempre più concreto garantito dalle tecnologie, continuano ad essere tra i bersagli preferiti dai ladri (nella prima metà di quest'anno ogni giorno sono 'sparite' in media 278 auto, più di 11 l'ora, e 112 moto, tra 4 e 5 ogni sessanta minuti). Ma i furti di autoveicoli complessivamente continuano a diminuire: dall'1 gennaio al 30 giugno di quest'anno sono state rubate 50.634 auto, l'8,54% in meno dello stesso periodo dell'anno scorso, 20.292 moto (-8,48%) e 1.158 mezzi pesanti (-24,85%). Un trend che conferma e consolida quello dell'intero 2016, quando i furti complessivamente erano stati 155.494, il 6,58% in meno rispetto al 2015: nel dettaglio, 108.090 auto (-5,28%), 45.351 moto (-9,38%) e 2.053 mezzi pesanti (-9,76%).

In crescita anche il numero dei rinvenimenti da parte delle forze dell'ordine, che l'anno scorso avevano fatto segnare un meno 7,67% rispetto all'anno precedente: nel primo semestre del 2017, sono stati ritrovati 49.184 tra auto (+51,99%), moto (+47,48%) e mezzi pesanti (+277,12%).

Nel dettaglio della ripartizione geografica, si registra il sorpasso di Roma e provincia su Napoli: gli 8.642autoveicoli rubati nel primo semestre 2017 nel territorio della capitale rappresentano il 17,07% del totale nazionale; a seguire Napoli con 6.903 furti (il 13,63% del totale nazionale), Milano con 3.928 (7,76%), Bari con 3.222 (6,36%), Catania con 2.800 (5,53%), Torino con 2.303 (4,55%), Palermo con 2.073 (4,09), Caserta con 1.601 (3,16%), Foggia con 1.391 (2,75%) e Barletta-Andria-Trani con 1.095 (2,16%).

I furti calano in tutte le province della top ten, esclusa Roma dove c'è un incremento del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2016 (a Napoli il calo record: -20,3%).

A livello regionale, ai primi dieci posti figurano Campania (20,56% del totale nazionale dei furti), Lazio (18,70%), Puglia (15,46%), Sicilia (12,58%), Lombardia (12,32%), Piemonte (6,19%), Emilia Romagna (2,59%), Calabria (2,51%), Toscana (1,63%) e Veneto (1,49%): rispetto al 2016, 'guadagnano' una posizione Sicilia ed Emilia Romagna, rispetto a Lombardia e Calabria.

Quanto, invece, ai modelli di auto più presi di mira, ogni dieci rubati nella prima metà di quest'anno uno è una Fiat Panda (il 10,6% del totale nazionale di categoria): seguono, come nel 2016, Fiat Punto (8,38%), Fiat Cinquecento (8,14%), Lancia Y (4,11%) Ford Fiesta (3,71%), Volkswagen Golf (3,11%), Fiat Uno (2,65%) Smart Fortwo (2,06%), Renault Clio (1,73%) e Opel Corsa (1,24%). Tra i fuoristrada, Nissan Qashqai (14,17% dei furti sul totale nazionale di categoria), Kia Sportage (9,07%) e Toyota Rav (7,7%) scalzano dal primo posto del 2016 Land Rover-Range Rover (7,53%).
"Le auto, così come i beni di uso e consumo collettivo - spiegano alla Polizia stradale - possono rientrare nella categoria degli status symbol e pertanto determinati modelli e marche risultano più o meno richiesti in un certo momento storico: ecco perchè non è raro imbattersi in vetture rubate, di elevata cilindrata e pregio, lungo le rotte che portano verso i Paesi Medio-Orientali (Ferrari, Porsche, Lamborghini, Pagani Zonda)".
(AGI)

Dal 2007 al 2016 4,5 milioni di patenti in più, con una crescita del 14,4%

Dal 2007 al 2016 in Italia il numero delle patenti di guida B attive (cioè quelle non scadute) è cresciuto di 4,5 milioni di unità, passando da 31,2 a 35,7 milioni. In dieci anni vi è stata quindi una crescita del 14,4%. Questi dati, che emergono da un’elaborazione condotta da Federpneus (Associazione Nazionale Rivenditori Specialisti di Pneumatici) su dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mettono in evidenza che, nonostante la crisi economica abbia colpito duramente il settore del trasporto privato, gli italiani non appaiono orientati a rinunciare all’uso dell’automobile.

L’interesse degli italiani per l’automobile, sottolinea Federpneus, rimane alto e ciò dipende da diverse ragioni. Non vi è solo una questione di particolare gradimento dell’auto che non fa prendere in considerazione la possibilità di rinunciarvi, ma vi è anche il fatto che l’utilizzo dell’automobile è diventato sempre più una necessità, anche per via di un’offerta di trasporto pubblico che non solo è inadeguata a soddisfare le esigenze di mobilità degli italiani, ma è addirittura in diminuzione come emerge dal Rapporto Pendolaria 2016 di Legambiente sulla situazione e gli scenari del trasporto ferroviario pendolare italiano. Secondo tale rapporto, infatti, negli ultimi anni sono state molte le regioni che hanno deciso di diminuire i servizi (meno corse e meno mezzi di trasporto pubblici) e di aumentare le tariffe dei biglietti, in particolare nelle regioni del Sud.

Tra gli altri punti critici, sempre secondo il Rapporto di Legambiente, rimane nelle nostre città il “forte ritardo in termini di dotazioni infrastrutturali su ferro rispetto al resto d’Europa, dove siamo sotto il 50% rispetto alla media per metropolitane e tramvie, e al 51% per le ferrovie suburbane".
Se da un lato, dunque, diminuisce l’offerta di trasporto pubblico, dall’altro lato il numero di patenti continua ad aumentare: questo è un chiaro segnale della consapevolezza che una parte molto importante della domanda di mobilità, oggi, può essere soddisfatta solamente attraverso l’utilizzo dell’automobile.

L'elaborazione di Federpneus fornisce anche un prospetto della crescita del numero di patenti dal 2007 al 2016 a livello regionale. La regione dove il numero di patenti è aumentato maggiormente nei sei anni presi in considerazione è il Trentino Alto Adige (+23,8%), seguita poco più distante dal secondo posto della Liguria (+17,9%) e dal terzo della Lombardia (+17,4%). A seguire, poco sopra la media nazionale, l’Emilia Romagna (+17,3%), il Veneto (+16,8%), le Marche (+15,5%), il Lazio (+15,3%), l’Umbria (+14,6%) e la Sicilia (+14,5%). All’ultimo posto della graduatoria si posiziona l’Abruzzo, dove si è registrato un aumento del 4,8%.
Sempre a livello regionale, la regione in cui al 2016 è presente il maggior numero di patenti è la Lombardia (6 milioni), seguita da Lazio (3,5 milioni), Campania (3,1), Veneto (3) ed Emilia Romagna (2,8).


La responsabilità civile in campo medico, un mondo tutto da esplorare

di Nicola Odinzov

La legge 24/2017 ha introdotto significative modifiche in tema di responsabilità medica, definendola in maniera chiara e differente a seconda che la responsabilità per un determinato danno debba essere ascritta a coloro che operano presso una struttura sanitaria o alla struttura sanitaria stessa, sia essa privata che pubblica. Mentre, infatti, i medici rispondono a titolo di responsabilità extracontrattuale, e quindi ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile, le strutture sanitarie rispondono a titolo di responsabilità contrattuale. Tuttavia, la legge stessa ha escluso la responsabilità penale dei medici per imperizia laddove dimostrino di essersi attenuti alle linee guida dell'Istituto superiore di sanità.

È indubbio che la responsabilità civile in campo medico rappresenti uno degli elementi fondamentali in un sistema sanitario efficace e funzionante, e proprio per questo le forme di assicurazione a copertura di rischi derivanti dall’esercizio della professione medica sono necessarie a garantire al personale stesso ed alle strutture sanitarie una maggiore tranquillità e rafforzare anche il rapporto di fiducia medico-paziente.

Da un’attenta analisi del settore, si può osservare che la raccolta premi della r.c. medica è ripartita tra 39 compagnie di assicurazione (29 italiane e 10 estere). Nel 2016 il volume dei premi delle 29 compagnie italiane è stato pari a 592,3 milioni di euro. Il 48 per cento costituito da polizze stipulate da strutture sanitarie pubbliche, il 16 per cento da polizze sottoscritte da strutture sanitarie private e il restante 36 per cento da polizze sottoscritte dal personale sanitario.

Rispetto al 2015, i premi sono rimasti sostanzialmente stabili, ma le dinamiche all’interno delle tre categorie analizzate sono cambiate. Infatti, il volume premi delle strutture sanitarie pubbliche, pari a 283,9 milioni, è aumentato del 5,8 per cento, ed anche quello delle strutture sanitarie private, di poco superiore ai 90 milioni, è risultato in crescita del 10,1 per cento, mentre i premi relativi alla copertura del personale sanitario, circa 215 milioni, hanno registrato una contrazione del 10,4 per cento.
Nel periodo 2010-2016 il volume totale dei premi della r.c. medica è diminuito complessivamente di oltre il 19 per cento (da 734 a 592 milioni). Tuttavia, ciò non è imputabile ad una contrazione del mercato, ma alla tendenza da parte di alcune regioni italiane a prediligere forme di autoassicurazione, attraverso la costituzione di appositi fondi per la liquidazione dei danni collegati all’esercizio dell’attività medica, il che ha portato le oltre 1.400 strutture pubbliche assicurate nel 2010 a scendere nel 2016 a 721.

È da notare che a partire dalla metà degli anni novanta, il settore assicurativo in analisi è stato caratterizzato da diverse criticità:
crescita costante ed elevata del costo medio dei risarcimenti;
crescente numero di contenziosi giudiziari;
conseguente incremento dei premi medi per ottenere le coperture.
Il primo elemento da considerare per valutare la rischiosità di un settore è il numero di sinistri denunciati ogni anno alle compagnie, numero che nel 2016 si è sostanzialmente dimezzato, passando dai 30.004 del 2010 agli attuali 15.300. Come detto, l’andamento positivo è dovuto in parte al fatto che molte strutture sanitarie pubbliche siano uscite dal perimetro delle coperture assicurative, ma in realtà la sola analisi del numero dei sinistri denunciati non è sufficiente a giudicare l’andamento della sinistrosità di un settore, poiché per un’analisi veritiera è necessario rapportare il numero dei sinistri denunciati al numero dei rischi assicurati, ottenendo un indicatore noto come frequenza sinistri. Prendendo in considerazione tale indicatore si può osservare che:
le strutture sanitarie pubbliche sono passate dai circa 12 sinistri a struttura del 2010 a 5,3 sinistri del 2016;
le strutture sanitarie private sono passate da una media di 1 sinistro a struttura del 2010 a 0,7 sinistri nel 2016;
il personale sanitario è passato da un indice di sinistrosità del 4,7 per cento nel 2010 al 2,8 per cento del 2016.

L’introduzione di scoperti e franchigie da parte delle compagnie di assicurazione ha certamente contribuito a questa diminuzione, imponendo maggior attenzione da parte degli operatori e delle strutture sanitarie, escludendo dal meccanismo risarcitorio i danni di lieve entità e di conseguenza riuscendo anche a contenere i costi del premio.

Ulteriore problema nel comparto della r.c. medica è l’elevata incidenza di sinistri che va ad aumentare il numero del contenzioso giudiziario penale e civile, ma non da luogo ad alcun risarcimento, poiché dopo lunghi dibattimenti e udienze in tribunale si appura che non c’è stata alcuna negligenza da parte del professionista o della struttura.
Infine, pur assistendo ad un calo del numero delle denunce, a determinare risultati negativi per il settore assicurativo analizzato sono gli elevati costi medi dei risarcimenti, che mostrano la tendenza ad aumentare nel tempo.

mercoledì 20 dicembre 2017

Assicurazioni nel mondo - La Germania

di Nicola Odinzov

È noto che ai Tedeschi non piace affatto correre rischi e cosa c’è di meglio per minimizzare i rischi se non essere assicurati contro tutto. Il mercato assicurativo tedesco è molto sofisticato e molto competitivo, con una vasta gamma di prodotti e polizze disponibili.

 Non c’è rischio in Germania che non possa essere coperto da una polizza assicurativa, dalla vita, agli infortuni, alla malattia, ai rischi professionali e relativa tutela giudiziaria, alla disoccupazione, etc. e con ogni probabilità a qualunque rischio si possa pensare esiste una polizza tedesca appropriata.

Il Gruppo tedesco Allianz è la seconda compagnia di assicurazione europea, nel 2016 ha raggiunto ricavi per 122,4 miliardi di euro con un utile operativo di 10,8 miliardi di euro, ma la Germania si è rivelata anche il traino del gruppo Generali, poiché buona parte della crescita avuta da quest’ultimo nel 2016 è dipesa proprio dal contributo arrivato dalla Germania, che ha permesso a Generali Deutschland di posizionarsi al secondo posto alle spalle di Allianz nella top ten delle compagnie di assicurazioni più importanti del paese.

La Germania è rinomata per avere uno dei migliori sistemi sanitari del mondo, nel paese coesistono due sistemi sanitari: quello pubblico e quello privato fornito da un’assicurazione tedesca o da un'assicurazione internazionale. Circa l'85 per cento della popolazione è iscritto a una delle 132 assicurazioni sociali obbligatorie (Krankenkassen). Si tratta di assicurazioni no profit, casse mutue, non definibili pubbliche, ma neppure private, mentre il rimanente 15 per cento è assicurato tramite piani di assicurazione sanitaria privata e in parte rappresentato da persone che ottengono copertura assicurativa attraverso canali speciali, come i militari o soggetti con status di rifugiato.

La riforma sanitaria del 2007 ha stabilito l’obbligo di assicurazione sanitaria per tutti i cittadini residenti in Germania, includendo in questa almeno un trattamento medico in ospedale, la gravidanza e alcuni controlli. L’obbligo di iscrizione riguarda tutti i dipendenti (e familiari a carico) con un reddito mensile lordo pari o inferiore a 4.462,60 euro, mentre è lo Stato stesso, tramite finanziamenti specifici ai Länder, a farsi carico dell´assistenza a disabili, disoccupati, minori o a quelle categorie che non possono iscriversi alle assicurazioni. Il contributo versato alle krankenkassen varia in relazione al reddito del dipendente e corrisponde al 15,5 per cento dello stipendio mensile. Coloro i quali hanno un reddito mensile superiore a 4.462,60 euro possono invece decidere per un’assicurazione privata (Private Krankenversicherung‐PKV) che, a differenza di quella pubblica, calcola il premio a seconda del rischio personale e non del reddito percepito. Il sistema privato offre un migliore trattamento, con accesso diretto a specialisti e rimborsi anche per i ricoveri nelle cliniche private non convenzionate ma, come detto, per aderirvi è necessario un reddito di almeno 58,000 euro l'anno.

I costi del sistema sanitario tedesco sono immensi a causa dell’invecchiamento demografico e dell’aumento dei costi della sanità. Recenti riforme governative hanno cercato di rendere gli ospedali più competitivi e quindi ridurre i costi per i fornitori di assicurazione sanitaria statale. Nel 2009 sono stati istituiti i fondi sanitari, ma gli importi si sono dimostrati insufficienti e nonostante successive modifiche e tentativi di adeguamento, la situazione non è molto migliorata. La Germania spende molto per la sanità ed ha un sistema tecnicamente efficiente, con liste di attesa brevi ed una buona soddisfazione degli utenti, ma la qualità dei servizi, confrontata con quella di altri paesi, è spesso inferiore, senza considerare che la divisione tra assicurazioni sociali obbligatorie e assicurazioni private potrebbe nel tempo portare gravi diseguaglianze nell’assistenza sanitaria.

Con circa 45 milioni di auto circolanti, in Germania il mercato assicurativo del settore è piuttosto redditizio. L’immatricolazione di un’auto è soggetta all’acquisto di una polizza di responsabilità civile la Haftpflicht che copra tutti i danni a terzi eventualmente causati dalla guida. Ovviamente, sono numerosi i fattori che incidono sul costo di una polizza. Esperienza di guida, età, città di residenza, numero di persone che guideranno l’auto, valore della stessa, etc. In aggiunta è possibile acquistare altre tipologie di polizze con ulteriori garanzie e coperture, come la Teilkasko che copre il rischio di furto, incendio, di danni ai cristalli, ma non gli atti vandalici o la Vollkasko che ha tutte le garanzie delle polizze Teilkasko e Haftpflicht alle quali aggiunge una copertura per i danni alla propria auto in caso di incidente.

martedì 19 dicembre 2017

Aci, una grande campagna sociale per la cultura della mobilità



Una grande campagna sociale sulle reti televisive nazionali, per promuovere una nuova cultura della mobilità è quella appena lanciata dall’Automobile Club d’Italia, con il Patrocinio del Ministro dello Sport e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Le profonde trasformazioni tecnologiche del mondo auto ci consegnano l’opportunità di dar vita a una nuova Cultura della Mobilità: più dinamica, razionale e flessibile, più sicura per tutti gli utenti della strada, più rispettosa dell’ambiente e degli altri.

Tre le grandi tematiche declinate dalla campagna: Sicurezza Stradale, Mobilità intelligente, Sport motoristici.

La sicurezza stradale richiama i comportamenti alla guida corretti, gli sviluppi nella sicurezza passiva e attiva dei veicoli con la guida assistita, l’evoluzione dei sistemi di regolazione dei flussi di traffico e il dialogo tra i veicoli.

La mobilità intelligente racconta le nuove formule di utilizzo dei veicoli, l’interoperabilità tra mezzi individuali e collettivi, le applicazioni digitali e lo sviluppo dell’alimentazione elettrica.
Attraverso gli sport motoristici, infine, si vogliono raffigurare gli sviluppi tecnologici più avanzati, di cui le auto da competizione sono vettore insostituibile verso le auto di ogni giorno, evidenziando, allo stesso tempo, i positivi valori dello sport: dal riguardo verso tutti (a partire dagli avversari), all’eguaglianza tra i sessi, dall’attenta preparazione alla concentrazione alla guida.

“Con questa grande Campagna Sociale, l’ACI parla della Mobilità di oggi e del prossimo futuro: Una mobilità fatta di maggiore sicurezza, di alimentazioni alternative dei veicoli, di servizi digitali attesi dai cittadini. Come protagonisti-testimonial, abbiamo scelto i bambini – ha spiegato Angelo Sticchi Damiani, Presidente ACI – per due ragioni: perché sono quelli che ci fanno le domande più importanti e più difficili; domande alle quali noi adulti dobbiamo dare risposta, e perché, con i loro gesti ingenui e spontanei, ci invitano a comportamenti di guida maturi e responsabili.”
ACI, in virtù del suo ruolo di guida del movimento automobilistico italiano da oltre un secolo, intende stimolare la formazione di una cultura collettiva del trasporto individuale.

“La Campagna deriva dalla consapevolezza di ACI che queste trasformazioni riguarderanno a breve la quotidianità di decine di milioni di italiani e richiederanno innanzitutto un diverso atteggiamento, una diversa cultura dell’auto e del suo utilizzo. – afferma Ludovico Fois, Responsabile Comunicazione e Consigliere per le Relazioni Esterne e Istituzionali di ACI – L’impegno di ACI parte quindi dal bisogno di portare l’automobilismo italiano nel nuovo millennio, con una nuova Cultura della Mobilità che deve “farsi strada” in ognuno di noi, per questa ragione abbiamo deciso di trasmettere gli spot sulle principali TV nazionali generaliste.”

La campagna televisiva prevede un totale di oltre 300 passaggi in tre settimane complessive di programmazione, a partire dal 26 novembre con l’obiettivo atteso di raggiungere i 50 milioni di italiani maggiorenni, e proseguirà a dicembre sulle principali testate quotidiane con approfondimenti e focus informativi.



lunedì 18 dicembre 2017

Assicurazioni nel mondo - La Francia

di Nicola Odinzov

Il 2016 è stato un anno cruciale per il settore assicurativo francese, che ha visto la creazione della French Insurance Federation e soprattutto l’entrata in vigore della Direttiva CE con il Solvency Capital Requirement 2 e se in altri paesi UE ciò ha costituito un problema, per la Francia è il caso di dire che “impossible n’est pas français!”

Infatti, un recente report sullo stato del settore, pubblicato dall’Autorité de Contrôle Prudentiel et de Résolution, organo di controllo dell’attività di banche e assicurazioni in Francia, ha evidenziato come le imprese e i gruppi assicurativi del paese soddisfino pienamente i requisiti imposti dal Solvency 2. Non a caso, Forbes ha assegnato al gruppo francese AXA, primo nella top 10 delle compagnie di assicurazioni europee, con un asset al 31/12/2016 di oltre 944 miliardi di dollari, il terzo posto nella lista Global 2000 delle più grandi compagnie di assicurazione nel mondo.

Bernard Spitz, neo Presidente della French Insurance Federation, ha dichiarato che nel corso del 2016, gli assicuratori hanno portato egregiamente a termine i loro compiti fondamentali: la protezione di famiglie e imprese, fornendo ai francesi un mezzo di risparmio sicuro per il loro futuro ed ha aggiunto che sono proprio le compagnie di assicurazione i principali finanziatori dell’economia francese poiché nel 2016, nonostante un ambiente finanziario sfavorevole, il settore è cresciuto sostenendo le industrie e contribuendo alla crescita dell'occupazione.

Le sfide nel mercato assicurativo, continua Spitz, sono molteplici e diverse. Innanzitutto quelle politiche, che si estendono anche oltre i confini della Francia, come la Brexit. In secondo luogo quelle normative come la direttiva Solvency 2. Infine, le sfide tecnologiche, dovute soprattutto alla rivoluzione digitale, che però porta con sé anche rischi di criminalità informatica, di cyber terrorismo ed una difficile tutela della privacy. Per rispondere a questi cambiamenti gli assicuratori dovranno adattare le loro strategie, sviluppando applicazioni mobili, modi diversi di relazionarsi con i clienti, implementando strumenti di prevenzione, supporto per start-up e formazione del personale.

A ben vedere, nel paese transalpino esistono alcuni tra i sistemi assicurativi più evoluti dei paesi UE, i quali si basano sulle sinergie stato-assicurazioni. Parliamo delle c.d. “polizze contro le calamità”. In Francia i danni provocati da calamità naturali sono coperti da un sistema di assicurazione e cooperazione pubblico-privato. Ne consegue che costi e tempi di ricostruzione sono meno onerosi per lo Stato e più rapidi per i danneggiati, mentre i premi incassati, redistribuiti tra assicurazioni e Stato, possono essere utilizzati da quest’ultimo per la prevenzione.

Con oltre 37 milioni di beneficiari, l'assicurazione sulla vita rimane per la maggior parte dei francesi l’investimento finanziario più popolare e, nonostante stagnazione del mercato e tassi d’interesse piuttosto bassi, nel 2016 i fondi di assicurazione sulla vita hanno prodotto un ritorno lordo dell’1,8 per cento con premi per 17,1 miliardi di euro.

Sono circa 35 milioni le auto che circolano in Francia e, come nella maggior parte dei paesi europei, per i loro proprietari vige l’obbligo di una polizza di responsabilità civile a copertura di eventuali danni provocati dalla guida a terzi e a passeggeri. Il prezzo del premio dipende da molteplici fattori (profilo dell’assicurato, tipo di veicolo, zona di residenza, etc.) e in maniera analoga a quanto avviene in Italia, è possibile aggiungere garanzie accessorie a copertura di furto e incendio o dei danni causati al proprio veicolo. Lo scorso anno, i ricavi delle polizze auto del mercato francese sono aumentati dell’1,8 per cento, ma anche danni e lesioni personali a seguito di sinistri sono aumentati, incrementando del 5,5 per cento le prestazioni pagate agli assicurati. In aggiunta a ciò, l'uso sempre più diffuso di sistemi di assistenza alla guida e nuove tecnologie di bordo, ha reso la riparazione dei veicoli più costosa, con un aumento del 3,5 per cento, e tutto ciò ha colpito i risultati economici del settore.

Il sistema sanitario francese è uno dei primi al mondo per qualità di servizi e strutture offerte, ma è molto diverso da quello italiano. Elemento di base è la sécurité sociale, un servizio statale che garantisce copertura medica, con un rimborso massimo del 75 per cento delle spese, a tutti coloro che vivono in Francia. Complementare alla securité sociale è l’assurance mutuelle, una polizza di assicurazione che, sottoscritta privatamente o dall’azienda per la quale si lavora, da diritto al rimborso della spesa al netto di quanto già rimborsato dalla securité sociale.




venerdì 15 dicembre 2017

Assicurazioni nel mondo - La Svezia

di Nicola Odinzov

Quarto paese europeo per estensione, con 450.000 km2 ed una popolazione di 9,7 milioni, la Svezia conferma anche per il 2017 una crescita sostenuta. Alta qualità dei servizi pubblici, export di qualità, alta tecnologia ed investimenti pubblici per ricerca scientifica e studi high-tech, ne fanno una delle economie più alte del mondo, ponendola nel novero dei Paesi con lo standard di vita migliore, insieme a Danimarca, Norvegia, Canada e Australia.

La Svezia ha un ambiente economico internazionale, moderno, aperto e “business-friendly”. Accedere al mercato svedese non significa solo accedere al più importante mercato scandinavo, ma anche al più grande mercato di libero scambio al mondo: l'Unione Europea. La Svezia rappresenta una quota importante della regione nordico-baltica sia per dimensione della domanda interna che per tipo di attività economiche ed è spesso capofila nell'adozione di nuove tecnologie e nella creazione di nuove tendenze di consumo, tanto dall’essere spesso scelta come banco prova per i test di mercato di molte aziende.

Secondo una recente indagine del Timetric Insurance Intelligence Center, che ha analizzato i dati relativi alla raccolta premi ed alla redditività di numerose compagnie assicuratrici europee dal 2008 ad oggi, sono le compagnie del Nord Europa quelle che hanno registrato prestazioni migliori, soprattutto grazie alla crescita del Pil, ad un mercato concentrato ed una concorrenza estera limitata.
L'industria assicurativa è una parte importante dell'economia nazionale svedese. Nel 2016 le compagnie di assicurazioni svedesi hanno generato un reddito da premi di poco inferiore ai 309 miliardi di corone (circa 32,5 miliardi di euro), impiegando oltre 21.000 persone, ed hanno investito 4.264 miliardi di corone nell'economia globale, mentre la deregolamentazione del mercato finanziario del Paese negli anni '80 ha dato l’opportunità anche a banche e istituti finanziari di operare nel settore.

In Svezia le società di assicurazioni registrate sono 355. La maggior parte sono piccole compagnie locali, poiché il mercato è concentrato nelle mani di poche grandi aziende. Nel ramo non-life cinque compagnie assicurative possiedono l'83 per cento del mercato, mentre nel ramo life, in cinque ne detengono il 60 per cento. L’indagine del Timetric Insurance Intelligence Center ha evidenziato una crescita del ramo danni, grazie soprattutto all’incremento di polizze Rc Auto, un aumento del 9 per cento delle assicurazioni professionali e del 3,6 per cento delle assicurazioni vita individuali. Quest’ultimo ramo assicurativo, in Svezia, svolge un ruolo molto importante. Infatti, la maggior parte delle persone nel paese possiedono un'assicurazione sulla vita.

Le regole del settore assicurativo, la cui vigilanza è affidata al Financial Supervisory Authority, differiscono per attività di assicurazione danni e assicurazioni vita, che in linea di principio sono condotte in società separate, ma la base per tutte le attività di assicurazione private in Svezia è costituita dal Business Insurance Act, che stabilisce le norme per le operazioni di assicurazione e dall’Insurance Contracts Act del 2006 che disciplina la relazione tra assicuratore e assicurato.

Auto e sicurezza, un binomio al quale la Svezia ha sempre prestato molta attenzione. Nel 1906 è stato emanato il primo provvedimento legislativo sulla responsabilità automobilistica e nel 1929 è stata introdotta l'assicurazione obbligatoria. Il Traffic Damage Act obbliga tutti i proprietari di auto all’acquisto di una polizza di responsabilità per danni a terzi ed in caso di trasgressione è il governo stesso che provvede all’assicurazione punendo il trasgressore con un’ammenda minima di 100 corone (circa 10,5 euro) per ogni giorno in cui il mezzo è stato privo di assicurazione.

La politica di tolleranza zero, adottata dal governo svedese, ha drasticamente ridotto la mortalità per incidenti stradali che è scesa in pochi anni del 60 per cento. In Svezia il limite massimo consentito di alcool per condurre un veicolo a motore è di 0.2 g/litro, uno dei limiti più bassi tra quelli stabiliti all’interno dei Paesi UE e l'atteggiamento delle autorità nei confronti di chi trasgredisce è piuttosto severo. Non a caso, già nel 2008 Volvo lanciò sul mercato il suo Alcoguard un dispositivo che, obbligando il conducente a soffiare nell’unità, impediva alla vettura di avviarsi se i valori rilevati erano troppo alti. Anche i limiti di velocità non sono fissi, ma applicati in base alle condizioni che le strade presentano al momento. Tutto ciò ha contribuito in breve tempo a far si che la Svezia possa a ragione essere considerata uno dei paesi con le strade più sicure del mondo.

mercoledì 13 dicembre 2017

Il welfare delle imprese ora accelera: Sara Assicurazioni in cima alle classifiche dei campioni del settore

Su Affari e Finanza il servizio sui campioni del benefit di questa prima indagine sul mondo welfare: sono realtà come Sara Assicurazioni e il gigante del tabacco, Philip Morris Italia.

Grandi società che, secondo lo studio, hanno saputo offrire più servizi, e di miglior livello, tra le 3mila società a cui è stato inviato il questionario e le centocinquanta che hanno risposto.

VAI AL SERVIZIO SU AFFARI E FINANZA

Assicurazioni nel mondo - La Grecia

di Nicola Odinzov

Secondo i dati pubblicati dall'HAIC, l’Hellenic Association of Insurance Companies, alla fine del primo semestre 2017 i premi del mercato assicurativo greco ammontavano a 1,9 miliardi di euro, con un incremento dell’1,2 per cento.

La Grecia resta tuttavia un paese impegnativo per gli assicuratori, poiché la crescita economica rimane ostacolata da elevati tassi di disoccupazione, stimati dall'OCSE al 17 per cento, e da un enorme deficit fiscale che lascia il paese fortemente dipendente da fondi di salvataggio e misure di riduzione del debito.

Dopo una prolungata depressione, l'economia greca si è finalmente stabilizzata ed il PIL è destinato a crescere dell'1,1 per cento nel 2017 e del 2,5 per cento nel 2018. Gli investimenti sono ripresi, il mercato del lavoro sta lentamente migliorando, sostenendo il consumo privato, mentre una maggior domanda dall'estero sta favorendo e aumentando le esportazioni. Altri progressi, importanti per cementare i risultati raggiunti, sono stati fatti nella lotta all’evasione fiscale, nell’ampliamento della base imponibile e nel controllo della spesa per la pensione, che ha liberato risorse per i programmi di assistenza sociale. Il debito pubblico si è stabilizzato ma rimane comunque molto elevato, rendendo ancora vulnerabile l’economia.

Philippos Kassos, Direttore Generale dell’Insurance Companies Audit Department di KPMG, dopo un’attenta analisi, ha affermato che nell’immediato futuro l’industria assicurativa greca dovrà affrontare quattro sfide chiave: tecnologia, cambiamento del modello di business, gestione dei rischi nonché nuove richieste dei clienti e nuovi canali di distribuzione. L'indagine ha rivelato che gli assicuratori stanno cercando di passare a piattaforme tecnologiche che consentano la riduzione dei costi e lo sviluppo. Mentre, riguardo il modello di business assicurativo, è chiaro che, con l’ingresso di nuovi attori sul mercato, la forma tradizionale è cambiata. Il nuovo approccio innovativo sta modificando le preferenze e le richieste dei clienti. Inoltre, la gestione e la supervisione dei rischi saranno cruciali in quanto gli assicuratori, a causa delle limitazioni esistenti, non possono implementare idee di business in tempo reale.

Dal 1990, il numero di veicoli in Grecia (inclusi moto e ciclomotori) è più che triplicato e i dati indicano che nel 2016 gli incidenti stradali con esito mortale sono stati 807, un aumento dell'1 per cento rispetto al passato, il primo dal 2004. La maggior parte di essi è avvenuto in aree abitate, a velocità inferiori a 45 km orari ed il 60 - 70 per cento delle vittime ha un’età compresa tra 15 e 29 anni. Questi i dati presentati nel Road Safety Annual Report 2016. La causa degli incidenti è da attribuire soprattutto alla pessima condizione delle strade ed alla condotta irresponsabile di molti. I numeri collocano la Grecia in relazione agli incidenti all’ultimo posto dell'Unione europea, con una spesa per lo stato ellenico di circa 12 miliardi di euro l'anno, pari al 40 per cento dei costi della sanità pubblica. Per migliorare la sicurezza stradale c'è bisogno di uno sforzo congiunto, con azioni sistematiche da parte delle autorità ed un impegno da parte della società stessa.

In Grecia, l'assicurazione RC auto è obbligatoria, il sistema è del tipo bonus-malus a 10 classi, con riduzione del premio ai conducenti che non hanno incidenti per colpa. Tuttavia, secondo una ricerca effettuata dall'HAIC, sono circa 700 mila le autovetture in circolazione prive di copertura assicurativa. La colpa è in parte da attribuirsi alla crisi che il paese sta attraversando, ma anche al fatto che molti automobilisti ritengono l’RC auto una spesa inutile, senza sapere che le multe, per coloro che vengono trovati senza assicurazione, sono molto salate e si rischia anche il sequestro del veicolo. Inoltre, si danneggia tutto l'intero sistema assicurativo, compresi gli automobilisti onesti che pagano anche per gli evasori.

martedì 12 dicembre 2017

Bnp Paribas Securities Services, avrà in custodia i titoli italiani ed esteri del gruppo assicurativo Sara Assicurazioni

Bnp Paribas Securities Services, banca depositaria leader di mercato con 10 mila miliardi di dollari di assets in custodia, ha ricevuto un mandato di custodia su titoli italiani ed esteri del gruppo assicurativo Sara Assicurazioni, il cui valore si aggira intorno agli 1,3 miliardi di euro. Lo rende noto Bnp Paribas in un comunicato. Sara è alla guida di un Gruppo assicurativo riconosciuto come punto di riferimento per le famiglie italiane e per tutte le esigenze legate alla sicurezza personale, patrimoniale e del tenore di vita.

"Siamo lieti di collaborare con Sara Assicurazioni, compagnia che si distingue per trasparenza, qualità e innovazione dei prodotti assicurativi e parte integrante di un gruppo riconosciuto nel settore assicurativo da oltre settanta anni", commenta Stefano Catanzaro, Direttore Generale di Bnp Paribas Securities Services Italia. "Sara Assciurazioni beneficierà della nostra dimensione globale e delle nostre competenze locali, che saranno strumentali al raggiungimento dell'efficienza operativa della loro attività", aggiunge.

La scelta di Bnp Paribas Securities Services, rileva Alberto Tosti, direttore generale di Sara Assicurazioni, "è in linea con l'obiettivo di Sara volto alla continua ricerca dell'ottimizzazione dei processi aziendali. La collaborazione con un provider globale ma con radicate competenze locali ci garantisce la gestione dell'attività di global custody con il massimo grado di efficienza e sicurezza".

Il mercato dell'auto cresce e continuerà a crescere. Ecco perché

Nell’intero 2017 le immatricolazioni di autovetture in Italia toccheranno quota 1.970.000 unità con una crescita dell’8% sul 2016 e nel 2018 si arriverà a 2.048.000 per salire poi nel 2019 a 2.203.000 toccando il livello fisiologico per il mercato italiano in questa fase di mercato. Queste previsioni sono state presentate da Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor.

Come è ben noto, le vendite di autovetture sono state fortemente penalizzate dalla crisi economica iniziata nel 2008 con una caduta massima del Pil che ha toccato l’8,67% e che non è stata ancora completamente recuperata dato che il Pil 2017, al netto dell’inflazione, dovrebbe chiudersi su un livello ancora inferiore del 5,3% a quello ante-crisi (2007). Nell’ultimo anno la ripresa dell’economia ha comunque accelerato. Il tasso tendenziale di crescita del Pil è passato dallo 0,9% del terzo trimestre 2016 all’1,8% del terzo trimestre 2017 con la prospettiva di un completo recupero del calo sul 2007 nel 2021 e quindi con un forte ritardo rispetto alle altre grandi economie avanzate.

L’accelerazione della ripresa ha naturalmente favorito il mercato dell’auto che nel 2017, come si diceva, dovrebbe chiudere l’anno con un incremento dell’8%. L’inversione di tendenza delle vendite di vetture nella crisi iniziata nel 2008 si è verificata a cavallo tra il 2013 e il 2014 e ha innescato un recupero piuttosto robusto con tassi di crescita del 16% sia nel 2015 che nel 2016 ed ora nel 2017, con l’incremento dell’8% di cui si è detto.Dopo le forti crescite dei due anni precedenti il dimezzamento del tasso di sviluppo del 2017 è ovviamente fisiologico. Nell’ultimo trimestre dell’anno sta però influendo sulle vendite un cambiamento nella politica commerciale, limitato per ora ad alcuni marchi, ma con la possibilità di estendersi ad altri.

Giunte in vista della stagione dei bilanci le Case interessate da questo cambiamento nella loro politica commerciale hanno deciso di puntare più sui margini che sul numero di auto immatricolate e di conseguenza di allentare la pressione sul mercato esercitato con sconti, promozioni e km zero. Dopo il forte impegno economico di Case e concessionari per sostenere il recupero degli ultimi tre anni gli operatori dell’auto avvertono ora il bisogno di tirare il fiato e mettere fieno in cascina. Ovviamente questo nuovo orientamento di politica commerciale non può essere né di medio né di lungo periodo, ma interesserà comunque anche il 2018, in cui, fra l’altro, la domanda di auto delle aziende nel secondo semestre dell’anno non potrà più beneficiare dei super ammortamenti che scadranno il 30 giugno.

Questa situazione spiega il fatto che il tasso di crescita previsto dal Centro Studi Promotor per il 2018 sia circa la metà di quello del 2017, cioè sia pari al 4%. Non si deve però pensare che il rallentamento della crescita nel 2018 preluda ad una inversione di tendenza. Non sarà così perché nel 2019 il tasso di crescita tornerà ai livelli del 2017 e ciò anche perché il mercato dell’auto sta crescendo in tutto il mondo senza sosta (nel 2017 si toccherà un nuovo record di vendite di autovetture nel mondo a quota 73 milioni) e soprattutto perché la domanda comincerà ad essere fortemente stimolata dall’avvento dell’auto a guida autonoma e dell’auto elettrica che nella prima metà del secolo rivoluzioneranno completamente la mobilità con un obiettivo di fondo: sulle strade zero morti e zero inquinamento.

lunedì 11 dicembre 2017

Assicurazioni nel mondo - Il Marocco

di Nicola Odinzov

Il Marocco, una delle destinazioni turistiche africane più famose, scelta da molti come meta delle proprie vacanze, anche grazie alla vicinanza con l’Europa, non è solo i profumi ed i colori di città come Marrakech o Tangeri, o il fascino del deserto del Sahara. Il Paese rappresenta oggi anche una eccellente opportunità di investimento.

Al secondo posto in Africa e 53esimo al mondo per totale premi, il mercato assicurativo del Marocco è dominato dal segmento danni, in particolare dall’assicurazione auto obbligatoria, e concentraqto nelle mani di un piccolo numero di aziende principalmente locali, ma negli ultimi anni molte compagnie di assicurazione straniere, soprattutto francesi, hanno acquisito buona parte dell'attività locale.

Per gli analisti della BMCE Capital Bourse, i premi totali dell'industria assicurativa marocchina nel 2016 sono cresciuti del 15,4% portandosi a 3,5 miliardi di dollari USA. La crescita nel 2016, il 7 per cento in più rispetto al 2015, è stata guidata in gran parte dal mercato assicurativo delle polizze vita con un aumento dei prodotti vita e risparmio pari al 35,4 per cento.

Il settore non vita ha rappresentato il 59,3 per cento del totale dell'industria assicurativa dello scorso anno con un fatturato di oltre 2 miliardi di dollari USA.

La Wafa Assurance ha mantenuto la propria posizione di leader con una quota di mercato del 21 per cento e premi per 7,3 milioni di dollari USA, un incremento del 14,2 per cento rispetto al 2015, seguita da RMA Watanya, Saham Assurance, Axa Assurances Marocco e Mutuelle Taamine Chaabi al 5° posto.

Ali Harraj, presidente e amministratore delegato di Wafa Assurance, ha dichiarato a L'Economiste che il 70 per cento della crescita è stato generato dal ramo vita, soprattutto dal risparmio, con un eccezionale rendimento del 21 per cento, grazie anche alla vendita di prodotti assicurativi attraverso le banche.

Harraj è certo che l'assicurazione vita abbia ancora spazio per crescere, soprattutto tra i professionisti poiché la penetrazione delle assicurazioni in Marocco è solo dell'1,1 per cento per il settore vita e del 2,1 per il settore danni. Nel 2016 professionisti e clienti individuali hanno rappresentato circa il 75 per cento della crescita, generando entrate per 523 milioni di dollari USA, con un incremento del 15,9 per cento, mentre i clienti aziendali hanno fatto registrare introiti per 210 milioni di dollari USA, con una crescita del 10,6 per cento. I risultati hanno portato Wafa Assurance ad un utile netto di 88 milioni di dollari USA, un più 5,2 per cento rispetto al 2015.

Secondo l’Economic Memorandum 2017 della Banca mondiale, che ha esposto le carenze dell’assicurazione sanitaria in Marocco, sottolineando non solo l'insufficienza e la disfunzione dei piani assicurativi del Paese ma anche l'inadeguatezza del sistema sanitario (6.2 medici ogni 10.000 abitanti), oltre il 25 per cento della popolazione marocchina non ha accesso a cure mediche e solo il 60 per cento della popolazione è coperta dalle iniziative AMO (assicurazione obbligatoria di malattia) e dal piano di assistenza medica (RAMED), ma per la Banca mondiale, che rileva una mancanza quasi totale di copertura soprattutto per i lavoratori autonomi, questo non è sufficiente.
Nel complesso, il 2016 per il mercato assicurativo marocchino è stato un anno di crescita dovuta soprattutto all’incremento delle polizze vita, ma anche a condizioni di mercato favorevoli, al fatto che le banche non soffrono più mancanza di liquidità, ed alla maggior consapevolezza per le famiglie della necessità di risparmiare, non solo per compensare l'inadeguatezza del regime pensionistico obbligatorio ma anche per finanziare l'educazione dei propri figli.

L'assicurazione auto rimane, comunque, la componente più importante del segmento danni, con il 47 per cento dei premi assicurativi non vita.

giovedì 7 dicembre 2017

Se smaltito in maniera scorretta, l’olio usato prodotto annualmente dai nostri mezzi potrebbe inquinare una superficie d’acqua più grande del Mare Adriatico

La nostre automobili producono un rifiuto estremamente dannoso per l’ambiente che, se gestito in maniera corretta, si trasforma in una preziosa risorsa economica per il Paese in un’ottica di economia circolare: l’olio lubrificante usato. Il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati (CONOU) presenta un’elaborazione - basata sui dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - sul parco auto circolante in Italia e sulla gestione virtuosa di questo rifiuto pericoloso.

Dallo studio emerge come, considerando che ogni auto contiene in media 4 chili di olio lubrificante e a fronte di un parco auto circolante di 44.300.000 veicoli, l’olio lubrificante utilizzato nel 2016 nelle auto italiane è pari a 191.000 tonnellate. Il 58% di questo è diventato olio usato recuperabile, perché la restante parte si consuma durante l’utilizzo. Se fosse stato smaltito in maniera scorretta, questo rifiuto avrebbe potuto trasformarsi in un potente agente inquinante: se versati in acqua, 4 chili di olio usato possono inquinare irrimediabilmente una superficie grande come un campo di calcio. Considerando il parco auto circolante in Italia, l’olio lubrificante usato prodotto dalle nostre automobili sarebbe stato in grado di inquinare una superficie di acqua 155.050 km², più grande del Mare Adriatico (138.600 km²).

Ogni anno abbiamo dunque a che fare con una potenziale bomba ecologica che grazie al lavoro del CONOU viene disinnescata: il lubrificante usato viene per la quasi totalità recuperato e avviato al riciclo tramite rigenerazione, tornando a nuova vita con caratteristiche simili a quelle del prodotto da cui deriva. In Italia il 98% degli oli raccolti vengono rigenerati, un dato che fa del nostro Paese il leader europeo in questo particolare settore della Green Economy; altri Stati privilegiano ancora la strada della combustione per la creazione di energia termica: la Spagna rigenera il 68% degli oli, la Francia il 60%, la Germania il 50% e il Regno Unito solo il 14%. L’Italia ha già superato, con ben 8 anni di anticipo, la soglia dell’85% prevista dal Pacchetto sull’Economia Circolare di Bruxelles.
Nel 2016 nel nostro Paese sono state avviate a rigenerazione ben 110.400 tonnellate di oli usati provenienti dal settore dell’autotrazione: il 65% di queste (72.000 tonnellate) sono diventate nuove basi lubrificanti, il 12% (13.300 tonnellate) bitume e l’8% (8.800 tonnellate) gasolio. “Pochi lo sanno - spiega il presidente del CONOU, Paolo Tomasi - ma circa il 30% delle nostre automobili viaggia con olio rigenerato. E’ come se, ogni 3 anni, il nostro Paese non importasse petrolio per la produzione di basi lubrificanti nuove: dal 1984 (primo anno di attività del Consorzio) ad oggi, il riutilizzo dell’olio lubrificante usato ha consentito un risparmio complessivo sulle importazioni di petrolio di 3 miliardi di euro. Da rifiuto pericoloso da smaltire, l’olio lubrificante usato è diventato con il passare del tempo una materia prima seconda dall’elevato valore economico”.

La piccola parte (il 2% circa) che ancora sfugge alla raccolta del Consorzio si concentra sia nel settore industriale sia nel “fai da te” in autotrazione, nautica e agricoltura. Il CONOU raccomanda da sempre agli automobilisti di affidarsi per il cambio dell’olio alle autofficine e alle stazioni di servizio, dove questa attività viene svolta da professionisti, in tutta sicurezza e nel rispetto dell’ambiente. Chi proprio non vuole rinunciare al “fai da te” deve rispettare poche e semplici regole: indossare un paio di guanti impermeabili, utilizzare un contenitore resistente agli urti e a chiusura ermetica e non mescolare l’olio con altre sostanze. L’olio usato, infine, non va assolutamente disperso: basta chiamare il numero 800 863 048 o visitare il sito www.conou.it per conoscere l’indirizzo del centro di raccolta comunale più vicino al quale i cittadini possono consegnarlo gratuitamente.


mercoledì 6 dicembre 2017

Ecco perché il mercato dell'auto continuerà a crescere


Nell’intero 2017 le immatricolazioni di autovetture in Italia toccheranno quota 1.970.000 unità con una crescita dell’8% sul 2016 e nel 2018 si arriverà a 2.048.000 per salire poi nel 2019 a 2.203.000 toccando il livello fisiologico per il mercato italiano in questa fase di mercato. Queste previsioni sono state presentate da Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, nella conferenza stampa dedicata alla situazione e alle prospettive dell’economia italiana e del mercato dell’auto tenuta oggi alle 17 in occasione della giornata stampa del 41° Motor Show di Bologna, che aprirà al pubblico sabato 2 dicembre.

Come è ben noto, le vendite di autovetture sono state fortemente penalizzate dalla crisi economica iniziata nel 2008 con una caduta massima del Pil che ha toccato l’8,67% e che non è stata ancora completamente recuperata dato che il Pil 2017, al netto dell’inflazione, dovrebbe chiudersi su un livello ancora inferiore del 5,3% a quello ante-crisi (2007). Nell’ultimo anno la ripresa dell’economia ha comunque accelerato. Il tasso tendenziale di crescita del Pil è passato dallo 0,9% del terzo trimestre 2016 all’1,8% del terzo trimestre 2017 con la prospettiva di un completo recupero del calo sul 2007 nel 2021 e quindi con un forte ritardo rispetto alle altre grandi economie avanzate.

L’accelerazione della ripresa ha naturalmente favorito il mercato dell’auto che nel 2017, come si diceva, dovrebbe chiudere l’anno con un incremento dell’8%. L’inversione di tendenza delle vendite di vetture nella crisi iniziata nel 2008 si è verificata a cavallo tra il 2013 e il 2014 e ha innescato un recupero piuttosto robusto con tassi di crescita del 16% sia nel 2015 che nel 2016 ed ora nel 2017, con l’incremento dell’8% di cui si è detto.Dopo le forti crescite dei due anni precedenti il dimezzamento del tasso di sviluppo del 2017 è ovviamente fisiologico. Nell’ultimo trimestre dell’anno sta però influendo sulle vendite un cambiamento nella politica commerciale, limitato per ora ad alcuni marchi, ma con la possibilità di estendersi ad altri.

Giunte in vista della stagione dei bilanci le Case interessate da questo cambiamento nella loro politica commerciale hanno deciso di puntare più sui margini che sul numero di auto immatricolate e di conseguenza di allentare la pressione sul mercato esercitato con sconti, promozioni e km zero. Dopo il forte impegno economico di Case e concessionari per sostenere il recupero degli ultimi tre anni gli operatori dell’auto avvertono ora il bisogno di tirare il fiato e mettere fieno in cascina. Ovviamente questo nuovo orientamento di politica commerciale non può essere né di medio né di lungo periodo, ma interesserà comunque anche il 2018, in cui, fra l’altro, la domanda di auto delle aziende nel secondo semestre dell’anno non potrà più beneficiare dei super ammortamenti che scadranno il 30 giugno.

Questa situazione spiega il fatto che il tasso di crescita previsto dal Centro Studi Promotor per il 2018 sia circa la metà di quello del 2017, cioè sia pari al 4%. Non si deve però pensare che il rallentamento della crescita nel 2018 preluda ad una inversione di tendenza. Non sarà così perché nel 2019 il tasso di crescita tornerà ai livelli del 2017 e ciò anche perché il mercato dell’auto sta crescendo in tutto il mondo senza sosta (nel 2017 si toccherà un nuovo record di vendite di autovetture nel mondo a quota 73 milioni) e soprattutto perché la domanda comincerà ad essere fortemente stimolata dall’avvento dell’auto a guida autonoma e dell’auto elettrica che nella prima metà del secolo rivoluzioneranno completamente la mobilità con un obiettivo di fondo: sulle strade zero morti e zero inquinamento.

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Durante la conferenza stampa, il presidente del Centro Studi Promotor Gian Primo Quagliano, ha illustrato anche diversi aspetti di particolare interesse per l’analisi della situazione del mercato dell’auto. Innanzitutto ha affermato che non c’è e non c’è mai stato un pericolo di demotorizzazione nel nostro Paese. Il parco circolante ha avuto due lievissime riduzioni nel 2012 (-0,1%) e nel 2013 (-0,3%) a cui hanno fatto seguito nuovi incrementi sostenuti, non solo dalla domanda di sostituzione, ma anche dalla domanda di nuova motorizzazione per la prima, la seconda e la terza auto della famiglia. Nel 2017, secondo una elaborazione del Centro Studi Promotor su dati Aci, il parco circolante di autovetture supererà i 38 milioni di unità. Il parco circolante italiano è uno dei più importanti del mondo in relazione alla popolazione ed ha ancora un potenziale di crescita perché la nostra offerta di trasporto pubblico è inadeguata alle esigenze del Paese e soprattutto a quelle dei pendolari e inoltre perché la dispersione sul territorio della popolazione è decisamente molto elevata per l’esistenza di molti piccoli centri abitati. In risposta a chi sostiene che vi è stata una disaffezione degli italiani dall’automobile, Quagliano ha fornito i dati sulle patenti attive che sono passate da 31,9 milioni del 2010 a 35,8 milioni nel 2016 (+11,9%).


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Quagliano ha inoltre citato i dati Isfort sulla soddisfazione per i mezzi di trasporto nel 2016. In una scala da 1 a 10 l’automobile ha raggiunto un livello di soddisfazione pari a 8,4, la moto 8,1, la biciletta dell’8%, la metropolitana 7,2%, il pulmann del 6,6%, il treno locale l’autobus e il tram del 6,3%. Nella relazione presentata e nelle slide che l’accompagnano vi sono inoltre un confronto tra la situazione del mercato nel 2007 e nel 2017 da cui emergono due aspetti di particolare interesse. Il primo riguarda l’ambiente. Le motorizzazioni verdi sono passate dal 3,7% all’11,4% a scapito esclusivamente della benzina, mentre il diesel ha guadagnato terreno confermandosi come soluzione ancora molto valida. Il secondo riguarda la forte penalizzazione del sud durante la crisi dell’auto da cui stiamo uscendo. Per l’intero Paese, rispetto al 2007, il calo massimo delle immatricolazioni è stato del 47,7%, per il sud è stato invece del 58% e per le isole del 63,7%. Nel 2016 il calo che ancora rimane da recuperare rispetto al 2007 è nel Paese del 26,5%, al sud del 40,7% e nelle isole del 49%. In sintesi, per il sud la crisi è stata più grave e il recupero incomparabilmente più lento. A questo proposito Quagliano ha sostenuto “il nostro sud è da sempre la discarica per le auto usate del nord non ancora pronte per la rottamazione e in non pochi casi anche già pronte. Non è un aspetto secondario perché significa più morti nelle strade, più inquinamento e peggiore qualità della vita. Se il Governo, come sembrerebbe, avesse intenzione di introdurre incentivi per l’auto non dovrebbe assolutamente dimenticare di prevedere un trattamento di particolare favore per il sud”.

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In apertura della conferenza, nell’analizzare il quadro economico, Quagliano ha presentato un indicatore costruito dal CSP per misurare l’entità del declino economico dell’Italia rispetto alla UE e al resto del mondo da cui risulta in particolare l’ampliarsi del divario tra il nord e il sud della UE e ha commentato “all’Italia nella UE sta succedendo quello che è successo con l’Unità di Italia al Sud del nostro Paese che dell’unificazione sta ancora pagando il prezzo, anche se l’Italia unita non ha mai imposto alle regioni meridionali l’abbattimento del patrimonio zootecnico, l’abbandono di colture agricole, il set-aside o la demolizione di fabbriche, come ha fatto la UE con l’Italia con il consenso purtroppo di chi ci ha governato.



Maggiori informazioni, dati e slide sugli aspetti sopra segnalati e su altri possono essere consultati e scaricati al link:  http://www.centrostudipromotor.it/convegni-e-conferenze/la-situazione-e-le-prospettive-delleconomia-e-del-mercato-automobilistico-italiano/


Bologna, 1° dicembre 2017



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GIAN PRIMO QUAGLIANO (335-8321618)
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martedì 5 dicembre 2017

Italiani sempre più “mobili”: nei primi sei mesi del 2017 oltre 8 mld di euro erogati tramite convenzionati per l’acquisto di auto e moto

Il primo semestre 2017 segna il record del volume dei finanziamenti erogati negli ultimi 7 anni per il settore della mobilità a due e quattro ruote tramite gli operatori convenzionati, superando gli 8 miliardi di erogato, in crescita del +11,3% rispetto allo stesso periodo del 2016. A spingere le vendite, sempre più determinante il ruolo del credito al consumo senza il quale l’80% degli acquirenti avrebbe rinunciato o rimandato l’acquisto. Ma qual è il mezzo prediletto dagli Italiani per gli spostamenti? Di gran lunga l’auto, preferita ai mezzi pubblici e alla bici, anche se molti optano per la più salutare “camminata”*.
Lo rivela la nuova edizione dell’Osservatorio Compass sui venditori convenzionati del settore.

Se nei primi sei mesi del 2017 il credito al consumo ha segnato una crescita complessiva dell’8,6% nei volumi erogati tramite i dealer convenzionati sfiorando i 10 miliardi di erogato, è il comparto auto e moto ad aver registrato le migliori performance, con la crescita del +11,3% e un valore di 8,1 mld €, pari a quasi l’83% dell’erogato totale.

Un dato, quest’ultimo, che mostra l’importanza del settore, coerente con la crescente propensione degli italiani ad accedere a formule di finanziamento per l’acquisito di un’auto o di una moto: come emerso dall’indagine, oltre sette su dieci dei privati ha richiesto infatti un prestito per acquistare una vettura, e senza il credito al consumo, otto su dieci avrebbero rinunciato (50%) o rimandato l’acquisto (30%).

Qual è l’importo finanziato? Nel 2016 la media degli importi finanziati tramite venditori convenzionati per l’acquisto di un’auto è pari a 13.179€ (+3,3% vs 2015) per il nuovo e di 10.429 € (+4,9%) per l’usato, mentre per i motocicli sono necessari 3.928€ (+3,7%).

“L’indagine mostra come l’auto e le moto siano sempre di più al centro dei desideri delle famiglie, ma senza la possibilità di dilazionare i pagamenti tanti rinuncerebbero o rimanderebbero l’acquisto - dichiara Luigi Pace, Direttore Centrale Marketing e Customer Management di Compass. In questi due comparti in particolare, è stato fondamentale l’apporto dei venditori convenzionati attraverso i quali negli ultimi due anni i finanziamenti auto/moto sono cresciuti del 43%, con un erogato totale nel solo 2016 pari a 18 miliardi di euro. Positive anche le attese legate al giro d’affari per i prossimi mesi, con la metà circa dei venditori che prevede una crescita.”

L’interesse per il settore è ben evidente anche dall’analisi sugli stili di mobilità. L’84% della popolazione si muove durante la settimana: il tempo medio per ogni spostamento è di quasi 1 ora, si effettuano 2,5 tratte al giorno e si percorrono quotidianamente 28,8 km. Ma qual è il mezzo più utilizzato? Ben due terzi scelgono l’auto, preferendola nettamente ai mezzi pubblici (indicato solo dal 10,7%) e alla moto (2,9%). Cresce invece la quota di chi preferisce camminare (17,1%) mentre la bici è utilizzata solo dal 3,3% degli italiani*.

E sul fronte delle innovazioni? In un mercato in continua evoluzione, che ha visto anche l’introduzione di nuovi servizi quali car/scooter sharing e car/scooter pooling, l’auto e/o la moto di proprietà permangono come mezzi abituali di trasporto degli italiani. A riprova di questo, anche i riscontri dalla maggior parte dei dealer intervistati (84%) che dichiara di non aver avuto alcun impatto o pressoché minimo nel proprio giro d’affari da questi nuovi servizi, soprattutto per via del limitato sviluppo riferito per lo più alle aree metropolitane.

L’indagine rivela, inoltre, che ci troviamo di fronte ad un acquirente sempre più evoluto e informato: poco meno della metà dei convenzionati (46%) dichiara, infatti, che i propri clienti mostrano un elevato interesse verso le nuove tecnologie per la gestione da remoto del proprio veicolo – sia esso auto o moto – rendendo il mezzo sempre più connesso e multimediale. Ma non solo: al momento dell’acquisto il 53% della clientela arriva già informata sulla modalità di finanziamento della spesa, scegliendo poi di sottoscrivere un prestito presso lo stesso dealer per la miglior offerta in termini di tasso (56%) e per la praticità della richiesta (41%).

*Fonte dati ISFORT, indagine pubblicata ad aprile 2017 su dati 2016

lunedì 4 dicembre 2017

SerenEtà, spiegata da Alberto Tosti, direttore generale Sara:

SerenEtà rappresenta la sintesi virtuosa di come Sara guarda all’innovazione e di come, in Sara, tramutiamo l’innovazione in cose concrete con lo scopo di realizzare soluzioni sempre nuove, utili e – soprattutto - semplici. Non solo innovazione digitale, trend da cui SARA si è fatta opportunamente travolgere, ma anche innovazione sociale. Nell’ambito più ampio di un percorso di trasformazione digitale che dal mio arrivo alla direzione generale stiamo conducendo, abbiamo colto con entusiasmo l’ispirazione del nostro presidente che ci ha invitato a concepire un prodotto assicurativo e di servizio per combattere la solitudine dei meno giovani. Il prodotto è particolarmente innovativo sotto 3 differenti punti di vista:

1. È stato sviluppato nell’ambito di Eureka!, il primo esperimento di open innovation che abbiamo condotto in Compagnia. L’esperimento ci ha permesso di mettere insieme dipendenti e risorse di agenzia in una no-stop di 24H (hackathon) con lo scopo di sviluppare soluzioni innovative di prodotto atte a individuare elementi di distintività per la nostra compagnia e di servizio a valore per i nostri assicurati. A questo, si è aggiunta la felice intuizione del nostro presidente che, dandoci ulteriori stimoli, ci ha permesso di finalizzare quanto fatto in Eureka! con una soluzione espressamente dedicata al target degli over 65.

2. SerenEtà è un bundle che coniuga la copertura assicurativa a un pacchetto di servizi a valore sviluppato secondo la logica di una conciergerie in grado di assistere il cliente su una serie di servizi. E’ quindi una polizza che va oltre la polizza, proponendo un pacchetto che permette all’assicurato di essere protetto (parte assicurativa) e, al contempo, di sfruttare una serie di servizi studiati ed erogati dalla conciergerie telefonica (parte a valore non assicurativa).

3. SerenEtà è una soluzione unica, nessuno oggi in Italia offre un prodotto assicurativo dedicato alla fascia di età 65-85 a cui viene associata una componente di servizio particolarmente interessante e a un prezzo assolutamente accessibile (130E finiti per anno).

SerenEtà si colloca coerentemente nel nostro modello di offerta e ci aiuta a sviluppare al meglio la nostra strategia di sviluppo. E’ un prodotto che nasce con una logica di servizio che ci aiuta a rendere più distintiva e unica la nostra offerta così come il nostro posizionamento di brand che vogliamo spingere sempre più oltre l’auto. E’ un prodotto che ci permette di estendere le copertura dei nostri assicurati così da favorire la nostra crescita organica sviluppando al meglio le azioni di cross selling.

In sintesi un prodotto che ben si colloca nell’ambito della nostra strategia di diversificazione dall’auto con modalità innovative anche in ambito sociale, contando sulla professionalità della nostra rete di agenti che si conferma il nostro prezioso canale di intermediazione con la clientela, in un territorio come l’Italia dove la relazione umana, rispetto a quella esclusivamente digitale, spesso ancora prevale nei rapporti commerciali.

venerdì 1 dicembre 2017

Con BlaBlaCar le piccole città sono sempre più connesse


Grazie alla sua flessibilità e alla sua capillarità sul territorio, da sempre il carpooling di BlaBlaCar è molto apprezzato dai viaggiatori che devono partire o arrivare nelle città più piccole. Da oggi lo sarà ancora di più: una nuova funzionalità, attiva sul sito e sulle app per iOS e Android, rende i collegamenti con le piccole città ancora più facili e migliora l’incontro sulla piattaforma tra le offerte di passaggio e le ricerche di un posto in auto condiviso.

Come funziona? Semplice. Il passeggero può inserire il suo esatto luogo di partenza o arrivo: una città, un paese, un bar o persino un indirizzo. BlaBlaCar cerca un conducente che possa passare a prenderlo (o che possa lasciarlo) lungo il tragitto che ha già stabilito di percorrere. Una volta che il conducente accetta la piccola deviazione, la piattaforma suggerisce un punto d’incontro comodo e semplice da raggiungere per entrambi. E tutti sono di nuovo in viaggio in pochi minuti.

Qualche esempio? La richiesta di un passeggero che parta da Sassuolo (Modena) e sia diretto a Torino viene inviata a un conducente che abbia previsto di viaggiare tra Bologna e il capoluogo piemontese. La piattaforma suggerisce a entrambi di incontrarsi al casello Secchia Est, in modo che possano trovarsi facilmente e possano subito rimettersi in viaggio.
Allo stesso modo, un conducente che abbia pubblicato un’offerta di passaggio da Napoli a Mestre, e che abbia solo uno o due posti prenotati per l’intera tratta, può ricevere una richiesta di prenotazione da un passeggero in partenza da Frosinone e diretto a Padova, due città che si trovano lungo il suo percorso, e farlo salire a bordo durante il tragitto in un luogo facilmente raggiungibile da entrambi che viene suggerito proprio da BlaBlaCar.

«Si tratta di un’innovazione che permetterà di ottimizzare in modo ancora più efficiente i posti vuoti sulle auto che sono già in circolazione, e che sarà utile a tutta la community», commenta Andrea Saviane, country manager Italia di BlaBlaCar. «I passeggeri che si spostano da e verso i piccoli centri potranno trovare un automobilista che li raggiunga in un luogo di ritrovo quanto più possibile vicino al loro punto di partenza o di arrivo, e non dovranno più fare tappa nei centri maggiori come in passato. I conducenti, invece, potranno trovare più persone con cui chiacchierare e condividere le spese anche nei tragitti più lunghi, come quelli che attraversano tutta la penisola, nei quali è possibile che alcuni passeggeri abbiano l’esigenza di prenotare solo una parte della tratta».

La nuova funzionalità è ora attiva nei percorsi tra Milano e Roma, Roma e Lecce, Torino e Bologna, Bergamo e Trieste, Napoli e Trieste, Milano e Reggio Calabria, Cagliari e Olbia, e Trapani e Messina: è destinata ad essere estesa ad altre aree nelle prossime settimane.