La storia dell’assicurazione - Premessa: Le origini

Di Nicola Odinzov

Proteggersi dai rischi è sempre stato uno dei bisogni primari dell’uomo. Non possiamo parlare ancora di assicurazioni vere e proprie, ma in Egitto nel 2700 a.C. esistono concrete tracce di una Cassa mutua per le spese funebri dei tagliapietre. Il codice Hammurabi menziona alcune forme di associazione professionale e religiosa per assicurare la sepoltura dei suoi membri.

Per le prime forme d’assicurazione intesa in senso moderno, è necessario arrivare alla Roma antica dove nel 200 a.C. comparvero alcune forme di rendita vitalizia e addirittura di mutua assistenza, con i “collegia tenuiorum”, associazioni d’operai che fornivano risorse ai soci e alle loro famiglie in caso di malattia o di morte, e i “collegia funeraticia” che sostenevano le spese per le cerimonie di sepoltura.

I romani non erano certo nuovi alla stipula di contratti in cui l’alea, intesa come probabilità che un evento si verificasse, fosse la base portante. Un esempio può fornirlo l’incarico dell’Actuarius, l’ufficiale dell’esercito addetto agli approvvigionamenti, il quale doveva calcolare il fabbisogno giornaliero delle truppe impegnate in battaglia, considerandone la riduzione progressiva per morte. Il calcolo veniva fatto utilizzando informazioni basate sulle campagne precedenti, era un semplice calcolo sulle probabilità, lo stesso con il quale ogni assicurazione moderna stabilisce il costo del premio in considerazione del rischio.

E’ sempre stato soprattutto  il mare a stimolare nell’uomo la necessità di tutelarsi. Una legge promulgata a Rodi prima della nascita di Cristo, stabiliva il criterio della compensazione delle perdite dovute all’alleggerimento del carico in navigazione per salvare nave ed equipaggio dalle tempeste.

Gli scambi commerciali via mare non erano rischiosi solo per imprevedibilità atmosferiche, ma anche per la presenza dei pirati che battevano continuamente le rotte commerciali alla ricerca di prede. Così, nella fiorente Roma imperiale i banchieri cominciarono a prestar danaro ai mercanti che si recavano oltremare a vendere la propria merce in cambio di una percentuale sull’utile derivante dalla vendita, oltre la somma prestata. In caso di perdita del carico, dovuta a naufragio o atti di pirateria, il banchiere considerava estinto il debito, accollandosi quindi il rischio di perdita della merce.

I primi documenti che parlano di assicurazioni vere e proprie risalgono al XIV secolo. Alcuni registri contabili del 1319-20, della Ditta Francesco del Bene, per il trasporto di stoffe dalle Fiandre alla Francia, riportano chiaramente la voce “spese per rischio”. Non è un caso che il contratto di assicurazione moderno si affermi in Italia tra il XIII e il XIV secolo con lo sviluppo dei traffici marittimi e che proprio a Genova fioriscano le prime assicurazioni. Tutto questo avviene però nell’ombra, i contratti assicurativi dovevano essere camuffati da prestiti bancari, poiché far pagare un rischio costituiva una sorta di usura. Il primo vero codice con cui vennero regolate e dichiarate legittime le assicurazioni fu promulgato a Genova dal doge Gabriele Adorno nel 1369, e fu proprio Genova che nel 1424 vide la nascita della “Tam mari quam terram”, la prima società di assicurazione. In seguito anche Firenze, con lo Statuto della mercanzia, sancì la legittimità delle assicurazioni.
La strada era oramai aperta e i contratti assicurativi rappresentavano un fiorente e redditizio mercato. L’invocazione della grazia di Dio in calce ad ogni contratto assicurativo ci dice che il cammino da fare era ancora lungo. Gli assicuratori erano ancora privati cittadini i quali, assumendo il rischio in proprio, in caso di sinistro andavano spesso incontro alla bancarotta.

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