"Ripensare l’assicurazione delle flotte auto", ecco lo studio della Roland Berger

di ROBERTO BAGNOLI

Entro il 2020 la maggior parte dei nuovi veicoli immatricolati sarà dotata di sistemi di tecnologia integrata per auto connesse, come la scatola nera che monitora il comportamento degli automobilisti alla guida. La diffusione del dispositivo si estenderà anche al settore delle flotte auto, in cui per ora ha una penetrazione marginale. E le compagnie italiane, prime al mondo per numero di dispositivi installati, potranno giocare un ruolo da protagoniste.

E’ lo scenario delineato nello studio Ripensare l’assicurazione delle flotte auto, realizzato dalla società di consulenza strategica Roland Berger. “Questo settore è attualmente poco redditizio, e questo causa una diffusa perdita d’interesse da parte delle imprese assicuratrici”, sottolinea Edoardo Demarchi, senior partner e responsabile dell’area assicurazione e servizi finanziari di Roland Berger, “oggi le flotte auto rappresentano solo il 10% dei veicoli in circolazione e il 15% dei premi totali”. In molti dei paesi europei analizzati nello studio di Roland Berger le compagnie accusano perdite, con Combined ratio (la somma di sinistri e spese rispetto ai premi incassati) molto elevati, che vanno dal 104% della Spagna al 129% della Francia”.

I cambiamenti in atto nella mobilità e la crescente diffusione delle tecnologie digitali potranno però cambiare radicalmente lo scenario. Il fenomeno dell’auto condivisa, dal car sharing e car pooling alle flotte aziendali, è sempre più importante in molti paesi anche a causa della crescente urbanizzazione. La popolazione che in Europa risiede in aree urbane, pari attualmente al 73%, salirà a oltre l’80% nel 2050. Questo trend demografico porterà a nuovi e più sostenibili modelli di mobilità. “La tecnologia ora applicabile sui mezzi di trasporto consente una connessione diretta fra assicuratore e utilizzatore, favorendo la diffusione di nuovi sistemi di trasporto collettivo”, spiega Demarchi, “attraverso l’analisi dei dati trasmessi dalle scatole nere, le compagnie potranno analizzare il rischio legato al reale comportamento del guidatore”. L’auto connessa, inoltre, potrà consentire alle compagnie di aumentare i ricavi offrendo servizi aggiuntivi a valore aggiunto, come il tracciamento e localizzazione delle vetture rubate.

Oggi l’Italia è il primo mercato mondiale delle scatole nere, con circa cinque milioni di dispositivi installati su un totale di circa quaranta milioni di veicoli. “La penetrazione riguarda però quasi esclusivamente le assicurazioni di tipo individuale”, sostiene Demarchi, “ma la loro diffusione anche nel segmento delle flotte auto determina vantaggi per tutti i soggetti: assicuratore, gestore della flotta e utilizzatore finale, per i servizi informativi e di assistenza che possono essere forniti attraverso questi dispositivi.  In ambito assicurativo il ruolo dell’Italia può essere determinante; rispetto a quelle di altri paesi, le compagnie italiane sono in possesso di una maggiore mole di dati su stili e dinamiche di guida. Negli anni hanno costruito modelli previsionali estremamente precisi sul comportamento degli automobilisti: un vantaggio competitivo, quindi, che potrebbe essere davvero prezioso”.

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