Attuari, una categoria in forte espansione

Nel mondo gli attuari sono circa 100mila, in Europa viaggiano verso i 24mila. In Italia poco più di 1.000, un numero destinato inevitabilmente a crescere nei prossimi anni sull'onda dello sviluppo della professione con particolare riferimento alla gestione dei rischi, soprattutto quelli aziendali, ai fondi sanitari, all'evoluzione dei mercati assicurativi, previdenziali e finanziari. Sono alcuni dei dati diffusi oggi in occasione del XII congresso nazionale della categoria.

Gli attuari lavorano sia come liberi professionisti sia come dipendenti presso società di assicurazioni, enti del settore previdenziale, università, istituti di vigilanza come l'Ivass (assicurazioni) e la Covip (fondi pensione), mondo finanziario, imprese non finanziarie, gestione dei dati, welfare. In particolare nel mondo assicurativo la presenza degli attuari si allarga sempre di più rispetto ai tradizionali ambiti di attività. Oggi troviamo attuari anche nell'area gestionale, nell'informatica, nella pianificazione e controllo e in altri settori.

Per l'attuario il rischio è una sorta di habitat naturale. Gli attuari sono molto ricercati e i tempi per trovare lavoro sono molto brevi, e questo ormai da anni. Per diventare attuari occorre una laurea magistrale in Finanza, oppure in Scienze Statistiche, oppure ancora in Scienze Statistiche, Attuariali e Finanziarie, poi superare l'Esame di Stato e iscriversi all'albo.

Gli attuari sono esperti di statistica, matematica applicata, probabilità, finanza e tecniche attuariali. Il loro mestiere, all'interno delle compagnie di assicurazione come degli enti pensionistici, riguarda molteplici aspetti dal calcolo delle tariffe agli accantonamenti tecnici, e in ogni caso la valutazione dei rischi, attività che si sta sempre più estendendo al mondo finanziario, alle imprese non finanziarie, ai fondi sanitari, alla gestione dei dati, al welfare, agli eventi di natura globale e sistemica.

Marco Brachini, direttore marketing Sara: "SerenEtà, un maggiordomo a disposizione del cliente per aiutarlo a soddisfare le sue esigenze quotidiane"

“SERENETA’”è il primo prodotto che Sara Assicurazioni dedica ad un target ampio e specifico come quello degli over 65.

Oltre a tutelare il cliente da alcuni degli eventi tipici di questa fascia di età (la truffa all'interno della propria abitazione, lo scippo della pensione, la frattura del femore,...) ha la peculiarità di offrire un pacchetto di servizi  di valore, quale "un maggiordomo" a disposizione del cliente per aiutarlo a soddisfare le sue esigenze quotidiane.

E' l'unica assicurazione che con 130€ l'anno sostiene gli anziani nella vita di tutti i giorni. Il prodotto nasce da una puntuale analisi di mercato in cui è emerso  che, al 1/01/2017, 13,5 milioni di italiani hanno superato i 65 anni (22% della popolazione + 3p.p. rispetto alla media europea), e, più in generale, il 48,7% delle famiglie "single" è composto da una persona anziana.

Inoltre, la continua crescita delle truffe agli over 65 (+19% denunce nel 2016) e la diffusione delle cadute che rappresentano il 50% degli  incidenti domestici per gli anziani (le fratture risultano essere la conseguenza più frequente) hanno generato l'esigenza  di offrire una copertura assicurativa mirata a tutelare gli eventi tipici di questo target.  Il pacchetto assicurativo di SERENETA’ offre un rimborso per la truffa tra le mura domestiche oppure per lo scippo nel giorno della pensione e, inoltre, un indennizzo per un infortunio che ha generato una frattura, una lussazione o un’ustione di 2°/3° grado.

A questo, si aggiunge un pacchetto di servizi gestito da una società esterna specializzata in servizi di concierge che accudisce il cliente nella gestione delle sue attività quotidiane, ricreative o semplicemente offrendo compagnia nei momenti di solitudine”.

Ericsson, Einride e Telia alimentano furgoni sostenibili a guida autonoma grazie al 5G

Einride, Ericsson e Telia stanno “mettendo in moto” il 5G. L'obiettivo è dare vita a un ecosistema per il trasporto autonomo completamente elettrico che innovi le modalità di gestione delle flotte.
Le soluzioni Ericsson Radio System ed Ericsson Cloud Core per 5G erogano connettività ad alte prestazioni al T-pod di Einride, un veicolo senza conducente in funzione in modo continuo negli impianti logistici di DB Schenker a Jönköping, in Svezia.


L’alta capacità di trasmissione e la bassa latenza del 5G saranno pietre miliari per le future soluzioni per il settore dei trasporti. Il T-pod di Einride e il sistema di trasporto autonomo, alimentato dal 5G, possono potenzialmente sostituire oltre il 60% dell’attuale trasporto su strada con un'alternativa economicamente competitiva e sostenibile.

Il 5G rappresenta un'opportunità per gli operatori di telecomunicazioni che possono attingere a nuove fonti di reddito generate dalla digitalizzazione dei settori industriali. Il report di Ericsson sul potenziale di business del 5G mostra che entro il 2026 gli operatori potranno beneficiare di opportunità di mercato a livello globale, il cui valore arriverà fino a 619 miliardi di dollari.

Auto: sono 5 milioni i diesel Euro 3 o inferiori a rischio stop


Nonostante le auto diesel Euro 3 e inferiori stiano vivendo grandi e crescenti limitazioni alla circolazione, che sembrano convergere verso una loro progressiva messa al bando, e in molte regioni la loro facoltà di circolazione sia già fortemente limitata, sono tantissime quelle che risultano ancora iscritte nei registri della motorizzazione; quasi 5 milioni (4.911.447), equivalenti al 12,9% dell’attuale parco auto private destinate al trasporto persone presente in Italia. 


Il dato emerge dall’analisi realizzata da Facile.it che, rielaborando i dati ufficiali del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (aggiornati al 31 ottobre 2017), è riuscito a disegnare la mappa delle automobili diesel presenti sul territorio e ha evidenziato anche come le Euro 3 o inferiori siano quasi un terzo (29,89%) delle auto private alimentate a gasolio ancora potenzialmente in circolazione. Va detto che parte di questi veicoli, anche se iscritti nei registri della motorizzazione, potrebbero non essere più in uso, ma è pressoché impossibile conoscerne il numero preciso.  

Interessante notare, si legge nell’analisi, come il peso percentuale delle auto diesel Euro 3 o inferiori vari sensibilmente da regione a regione, con una forbice compresa tra l’8,5% e il 22%.
Guardando la distribuzione territoriale emerge chiaramente come la diffusione di questo tipo di vetture sia maggiore, proporzionalmente, nelle regioni del Meridione, che occupano le prime otto posizioni della classifica nazionale. 

In vetta si trovano il Molise e la Basilicata, aree dove più di 1 auto privata su 5 è un diesel Euro 3 o inferiore (rispettivamente il 21,9% e il 21,7%); segue la Calabria con una percentuale pari al 19% e la Puglia, con il 18,5%. Giù dal podio, ma con valori decisamente superiori alla media nazionale anche Sicilia (17,2%), Campania (16,7%) e Abruzzo (15,4%).
Osservando la graduatoria nel senso opposto, invece, è la Valle d’Aosta a risultare prima. In quella regione solo l’8,5% delle auto private appartiene alla categoria diesel Euro 3 o inferiore; a seguire si trovano Toscana (8,7%), Friuli Venezia Giulia (9,1%) e Liguria (9,4%). Al quinto posto si posiziona la Lombardia (9,5%), che precede solo di poco le altre due regioni che hanno recentemente introdotto lo stop ai diesel Euro 3: l’Emilia Romagna (9,7%) e il Piemonte (10%).
Se si analizza la distribuzione delle automobili private diesel Euro 3 o inferiori in termini assoluti, invece, è la Lombardia, con i suoi 587.515 veicoli, a guadagnare il primo posto. Seguono la Campania, con 577.087 auto di questa categoria e la Sicilia (564.591).

Estendendo l’analisi a tutti i veicoli presenti nell’archivio nazionale della Direzione Generale per la Motorizzazione, emerge che, in totale, i mezzi diesel Euro 3 o inferiori ancora regolarmente immatricolati sono più di 8 milioni (8.268.179), pari al 15,8% del parco mezzi italiano potenzialmente circolante; se si guarda al numero totale di veicoli alimentati a diesel (includendo quindi anche gli Euro 4, 5 e 6), i mezzi sono più di 22,3 milioni (il 42,9% del totale). 
Anche da un punto di vista assicurativo il diesel Euro 3 non è conveniente rispetto all’Euro 6. Facile.it ha verificato le differenze nelle tariffe RC prendendo in considerazione due modelli uguali ed evidenziando come il best price* disponibile per assicurare l’auto più inquinante risulti superiore di oltre il 10% rispetto a quella con emissioni minori (277,81 euro per il diesel Euro 3 contro i 248,88 euro necessari pe il veicolo Euro 6).

«Ad incidere sull’RC auto non è, di per sé, la classe ambientale di appartenenza del veicolo quanto piuttosto la sua anzianità», spiega Diego Palano, Responsabile BU assicurazioni di Facile.it. «Le auto diesel Euro 3 o inferiori, ormai da anni fuori produzione, hanno un’età media decisamente più alta rispetto a quella dei nuovi Euro 6 e per questo le compagnie assicurative applicano premi più cari.». 
A seguire le tabelle con i dati regionali sul numero di auto private destinate al trasporto persone diesel Euro 0 – 1 – 2 – 3 presenti nell’archivio nazionale della Direzione Generale per la Motorizzazione (ad ottobre 2017) e il loro peso percentuale sul totale.


Regione
Numero auto private
per trasporto persone
diesel Euro 0-1-2-3
% auto private
per trasporto persone
diesel Euro 0-1-2-3
ABRUZZO
134.316
15,4%
BASILICATA
79.404
21,7%
CALABRIA
238.294
19,0%
CAMPANIA
577.087
16,7%
EMILIA ROMAGNA
274.837
9,7%
FRIULI VENEZIA GIULIA
71.475
9,1%
LAZIO
530.165
13,4%
LIGURIA
79.560
9,4%
LOMBARDIA
587.515
9,5%
MARCHE
123.141
12,2%
MOLISE
45.887
21,9%
PIEMONTE
293.381
10,0%
PUGLIA
439.461
18,5%
SARDEGNA
151.047
14,5%
SICILIA
564.591
17,2%
TOSCANA
204.111
8,7%
TRENTINO ALTO ADIGE
71.162
11,5%
UMBRIA
83.806
13,4%
VALLE D'AOSTA
7.654
8,5%
VENETO
354.553
11,5%
ITALIA
4.911.447
12,9%

Ricerca coperture assicurative Vita


Il Servizio "Ricerca coperture assicurative Vita" fornisce informazioni sull'esistenza o meno, presso la nostra Compagnia, di coperture assicurative vita relative a persone decedute che si ipotizza abbiamo sottoscritto una polizza i cui beneficiari possano essere i richiedenti, ad esempio in qualità di eredi, parenti o coniugi di tali persone decedute.

La richiesta di informazioni deve pervenire in forma scritta e firmata dal richiedente, o dall'eventuale persona da questi delegata ad effettuare la richiesta, scrivendo a:

SARA VITA
Gestione Portafoglio Vita Individuali
Via Po, 20 – 00198 Roma

anche tramite fax al n. 06/8475765 o tramite posta elettronica semplice, non certificata, all'indirizzo:  direzionevita.portafoglio@sara.it

Storico accordo fra la Federazione ACI e l’Istituto per il Credito Sportivo

Presso la sede centrale dell’Automobile Club d’Italia è stato formalizzato l’accordo tra la Federazione ACI e l’Istituto per il Credito Sportivo. La collaborazione tra ACI e ICS è stata ratificata con la firma, da parte dei due Presidenti, di un protocollo d’intesa con il quale le parti, in coerenza e nei limiti delle rispettive prerogative istituzionali, definiscono la migliore strategia per una capillare, trasparente e sistematica diffusione di prodotti e iniziative, appositamente sviluppati da ICS, rispondenti alle esigenze delle Federazioni Sportive Nazionali e/o dei loro Affiliati.

“L’accordo firmato oggi– dichiara il Presidente ICS, Andrea Abodi – testimonia la ferma volontà dell’ICS di sostenere l’ACI e il suo percorso di costante sviluppo che, oltre alla dimensione sportiva, consente di incidere anche su quella etica e valoriale, con risvolti sociali ed educativi di grande rilevanza. Siamo convinti che la crescita del movimento automobilistico sportivo italiano non passi solo ed esclusivamente attraverso il miglioramento quali-quantitativo degli impianti, ma anche dalle infrastrutture immateriali: la formazione, l’informazione e l’educazione stradale. Abbiamo la convinzione, condivisa con il Presidente Angelo Sticchi Damiani, che gli investimenti fatti nella direzione dell’attenzione al profilo culturale nel senso più ampio del termine, che insieme allo sport rappresenta la doppia vocazione della nostra banca, sia la principale strada da percorrere per costruire un futuro solido sia dello sport, che nella società civile.”

“L’intesa favorisce l’evoluzione dello sport motoristico nell’ottica di una sempre maggiore spettacolarità, sicurezza e sostenibilità delle corse - afferma il Presidente dell'Automobile Club d'Italia, Angelo Sticchi Damiani- supportando lo sviluppo di nuovi impianti sportivi che si pongano sul territorio anche come centri polifunzionali di promozione ed educazione alla sicurezza stradale. L’accordo porta vantaggio a tutti gli sportivi e gli appassionati di motori, che trovano nuove risposte nella Federazione ACI con i prodotti e le iniziative di ICS”.


Sara Assicurazioni. In aumento raccolta premi danni e vita e l’utile sul danni

Il Consiglio di Amministrazione  di Sara Assicurazioni S.p.A., ha esaminato le situazioni economiche pro forma al 30 settembre 2018 delle società del Gruppo Sara Assicurazioni, funzionali alla redazione della reportistica Solvency II.

La situazione consolidata del Gruppo Sara, redatta secondo i principi IFRS,  evidenzia un aumento del 6,5% della raccolta premi lorda e rileva un utile netto di 50,9 milioni di Euro, in aumento rispetto ai 32,3 milioni del 30 settembre 2017.  Il ratio di Solvibilità Solvency II è pari al 256%.

La situazione della capogruppo Sara Assicurazioni evidenzia premi lordi contabilizzati, al lordo delle cessioni in riassicurazione, di 426,2 milioni di Euro, in aumento del 4,4% rispetto al dato al 30 settembre 2017, e dell’1,5% rispetto alle previsioni.
Il risultato netto al 30 settembre 2018 è pari a 35,7 milioni di Euro, ed è superiore sia rispetto a quello del 30 settembre 2017, sia rispetto alle previsioni.
Il ratio di Solvibilità Solvency II di Sara Assicurazioni al 30 settembre 2018 risulta pari al 276%.

La controllata Sara Vita ha registrato al 30 settembre 2018,  premi per 67,3 milioni di Euro, in aumento  rispetto ai 55,1 milioni dei primi nove mesi del 2017 e rileva un risultato netto negativo di 1,6 milioni di Euro, a causa dell’andamento dello spread BTP/BUND.
Il ratio di solvibilità Solvency II di Sara Vita al 30 settembre 2018 è pari al 175%.

Abbiamo intrapreso con decisione – ha dichiarato il Direttore Generale Alberto Tosti - la strada della digital trasformation, cogliendo le opportunità dell’innovazione tecnologica, e i risultati premiano questa strategia.
In poco più di un anno abbiamo ridisegnato i nostri  sistemi e rivisto radicalmente l’assetto infrastrutturale, optando per una architettura multicloud. Questa agilità ci permette di continuare a perfezionare il nostro modello operativo avendo a disposizione un vero e proprio tappeto volante grazie al quale riusciremo ad affrontare senza indugio l’evoluzione dell’industria assicurativa che, come noto, si preannuncia sfidante.

Auto elettriche, i segreti della ricarica...


Di Nicola Odinzov

Punti deboli delle auto elettriche sono senza dubbio autonomia e tempi di ricarica, soprattutto quando dobbiamo affrontare un viaggio e percorrere parecchi chilometri in autostrada. Ma se è vero che il numero delle auto elettriche è in aumento e, nel corso degli ultimi anni, tra le major dell'industria automobilistica è in atto una vera e propria competizione tecnologica con l’impiego di ingenti risorse nello sviluppo dei motori elettrici per proporre modelli sempre più competitivi rispetto ai classici a combustione endotermica, lo stesso non può dirsi riguardo il loro rifornimento.

C’è chi le vorrebbe integrate nei pali per l’illuminazione stradale, chi invisibili e pop-up, ma sono oramai in molti a chiedere a gran voce ad istituzioni e aziende di energia l’istallazione delle famigerate colonnine. Normative e regolamenti non mancano, come non mancano piani di investimento e sviluppo della rete, vero nodo della questione. Enel ha sottoscritto un accordo che prevede l’istallazione di 10-12mila colonnine a ricarica rapida entro il 2020 e numerose sono le app per dispositivi mobile che consentono di conoscere in anticipo la compatibilità della propria auto con le singole colonnine di ricarica e pianificare un percorso con localizzazione geografica ed indicazione dei fornitori di energia. Tuttavia ad oggi la pianificazione di un viaggio con auto elettrica richiede ancora un vero e proprio studio sul calcolo dell’autonomia e sulle tappe di rifornimento per non rimanere a piedi, soprattutto in considerazione dell’esiguo numero di colonnine presenti sulla rete autostradale. Risultato, vuoi un prezzo per le tasche di molti ancora troppo delle auto elettriche alto, vuoi la mancanza di infrastrutture per la ricarica, il mercato dell’auto elettrica fatica ancora a decollare.

Un aiuto a tutti quelli che soffrono della cosiddetta Range Anxiety, ovvero l’ansia di rimanere senza sufficiente autonomia, viene dalla start-up italiana E-Gap. L’idea è semplice: ricaricare su richiesta e in ogni luogo. Si parte a fine anno da Milano con i primi 10 camioncini attrezzati che, grazie alla geolocalizzazione della richiesta, gestita mediante un’apposita app, già disponibile per iOS e Android, potranno raggiungere l’auto ed effettuare una ricarica veloce. Nel corso del 2019 il servizio sarà esteso in altre 9 città, Roma, Parigi, Berlino, Londra, Stoccarda, Madrid, Amsterdam, Utrecht e Mosca, selezionate in base tasso di crescita di veicoli elettrici.

Per rimanere in tema di decollo vero e proprio, una novità importante arriva dalla compagnia aerea EasyJet che dopo aver siglato un accordo con Wright Electric Axter Aerospace per la realizzazione di un aereomobile elettrico, si prepara a sviluppare una nuova flotta completamente elettrica entro il 2030. Con 540 km di autonomia e 9 passeggeri a bordo, il nuovo aereo elettrico low-cost, per i voli a corto raggio, già dal prossimo anno potrebbe coprire il 20% delle tratte, riducendo efficacemente le emissioni di carbonio ma anche l’inquinamento acustico causato dai motori aerei. Wright Electric afferma che i nuovi aerei a propulsione elettrica saranno più silenziosi (fino al 50% in meno) e meno costosi del 10% rispetto agli aerei tradizionali, con evidenti vantaggi per ambiente, passeggeri e compagnie aeree.

Dal cielo, tuttavia,  non è tutto, poiché nell’aeroporto londinese di Gatwick verrà a breve testato un rimorchiatore completamente elettrico, in grado di eseguire fino a 20 spostamenti per singola carica, eliminando del tutto il consumo di carburante diesel, mentre in quello di Tolosa partirà la sperimentazione di alcuni mezzi per il rullaggio con tecnologia a idrogeno che consentiranno un risparmio annuo di circa 55.000 tonnellate di carburante. Il trasporto su strada sembra andare sempre più verso la motorizzazione elettrica, ma quello aereo è già in pista a rullare i motori.

Il Piano Energia-Clima tra interessi generali e particolari: un commento alla posizione di Confindustria

Il Piano Energia-Clima tra interessi generali e particolari: un commento alla posizione di Confindustria
di Alberto Clò


Entro fine anno anche il nostro Paese dovrà inviare a Bruxelles il suo ‘Piano Nazionale Integrato Energia e Clima’, in ottemperanza a quanto stabilito dall’Unione Europea. Piano che dovrà contenere strumenti e azioni per conseguire la triade di obiettivi che l’Unione si è data per il 2030. Portata a termine quella al 2020, sintetizzata nella famosa (per molti famigerata) formula 20-20-20, la nuova triade ha innalzato le asticelle per la fine del prossimo decennio a 40-32-32,5. Ovvero:

– calo del 40% delle emissioni di gas serra (quindi non solo CO2) rispetto al 1990;
– aumento al 32% della penetrazione delle rinnovabili nei consumi finali di energia;
– calo del 32,5% dei consumi di energia rispetto allo scenario di riferimento elaborato dalla Commissione nel 2008, sulla base quindi della situazione precedente la crisi economica.

Anche per la nuova triade i primi due obiettivi (gas serra, rinnovabili) sono vincolanti, a differenza del terzo (efficienza energetica) che resta meramente indicativo. Scelta opinabile vista la molto maggior convenienza economica del ridurre i consumi rispetto ad aumentare l’offerta: nel 2011, l’Autorità di regolazione riportava che a fronte di un incentivo medio di 100 euro per tep risparmiata si riconoscevano incentivi per produrre una tep addizionale da rinnovabili termiche di 350 euro, da rinnovabili non fotovoltaiche per 930 euro, da fotovoltaico per 3.500 euro! Anche perché il risparmio è permanente mentre l’offerta incrementale richiede nuovi investimenti al termine del suo ciclo di vita.

Entro la fine del 2019, per essere implementato dal 2020, il nuovo schema di Piano dovrà essere perfezionato, secondo il regolamento di Governance fissato da Parlamento/Consiglio, in base alle osservazioni di Bruxelles. Il Piano italiano non è stato ancora ufficializzato ma già diverse associazioni e organismi stanno mettendo le mani avanti su come, a loro avviso, dovrebbe essere redatto. Normali azioni di lobby che vanno quindi lette come tali.


Tra i primi documenti merita scorrere il Position Paper reso pubblico da Confindustria (documento in fondo al testo). Tre i punti che più colpiscono dalla sua lettura:

a) che non vi compaia una sola volta il termine petrolio;
b) che al gas naturale siano riservate poche e generiche righe;
c) che l’unica azione in cui dovrebbe sostanziarsi il Piano è: sviluppo delle rinnovabili.

Quasi che una nuova politica energetico-ambientale possa trascurare le fonti che comunque peseranno per i due terzi dei consumi totali di energia (35,8% il gas naturale e 33% il petrolio al 2030 secondo le previsioni di Unione Petrolifera). Quasi che ‘neutralità tecnologica’, ‘analisi costi-benefici’, ‘approccio integrato’, ribaditi da Confindustria come criteri di riferimento dell’azione governativa non debbano riferirsi anche agli idrocarburi. Quasi che il ‘rafforzamento della competitività del settore industriale ed in particolar modo delle aziende ad alta intensità energetica’ non sia messo in discussione proprio dal ricorso a tecnologie che non possono dirsi sempre e comunque competitive, dipendendo dall’evoluzione dei prezzi del petrolio e del gas naturale. Tecnologie per le quali Confindustria chiede per il futuro – avendo a mente gli errori del passato – di ‘evitare logiche di sovra remunerazione’ e di ‘ridurre la necessità di incentivazione’, ritenendo quindi sia opportuno mantenerla. Incentivazione che non viene quantificata nella sua entità e nell’impatto che inevitabilmente avrebbe sui prezzi.

 
La questione dirimente non è comunque se sviluppare o meno le rinnovabili, essendo vincolati a farlo, ma semmai:

a) quale sia il mix efficienza-rinnovabili che ne minimizzi il costo combinato per il sistema energetico/economico;
b) quale sia il rapporto rinnovabili-metano che ne minimizzi il costo per l’intero sistema energetico;
c) quali politiche infrastrutturali e di approvvigionamento per il metano;
d) quali politiche per la fonte che comunque manterrà una quota rilevante nel mix delle fonti: il petrolio, specie ove si consideri la disgregazione della sua intera filiera produttiva, afflitta dalla mancata valorizzazione delle nostre riserve di idrocarburi, dall’uscita delle grandi compagnie estere, dalla perdurante crisi della raffinazione, dal dilagare del malaffare nonostante l’impegno profuso dalla Guardia di Finanza e dall’Unione Petrolifera.

Ogni Piano nazionale dovrà contenere gli strumenti per conseguire la triade di obiettivi fissati dall’Unione, ma dovrà essere ben altro, secondo il Consiglio Europeo e le direttive degli ultimi anni (1, 2). Dovrà infatti riportare: “lo stato del sistema energetico nazionale, la politica climatica nazionale, e la struttura della politica di tutte le cinque dimensioni dell’Energy Union”. Ovvero: sicurezza energetica, decarbonizzazione, mercato dell’energia, ricerca/innovazione/competitività, efficienza energetica. Come può mai sostenersi la necessità di uno ‘sviluppo del sistema energetico italiano’ prescindendo da tutto questo?

Iniziando dalle criticità che l’attraversano e che vanno ricadendo sulle tasche delle famiglie e sui conti delle imprese con prezzi dell’elettricità e del metano sempre più intollerabili – destinati a crescere ulteriormente – mentre i profitti degli incombenti elettrici stanno aumentando e oltre 9 milioni di cittadini hanno difficoltà a riscaldarsi. Del documento di Confindustria condividiamo la frase che evidenzia la necessità nel redigere il Piano di: ‘un forte impegno per superare particolarismi’. A cominciare, riteniamo, da chi dovrebbe dar voce agli interessi dell’intera industria, non solo di una sua parte, e possibilmente anche agli interessi generali del Paese.

Giornata per le vittime della strada - Sticchi Damiani: "Mobilità non può esigere un tributo di morti così alto"

“Domani è una giornata speciale, dedicata non solo ai 9 morti che ogni giorno contiamo sulle strade italiane – dichiara il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani - ma, più in generale, alle migliaia di persone che ogni anno perdono la vita in un incidente, alle loro famiglie e ai loro affetti”. Nel solo 2017, gli incidenti stradali sono stati quasi 175mila (174.933): in media più di 470 al giorno. I morti sono stati 3.378, i feriti 246.750.

“La mobilità è una componente della vita di tutti noi – continua Sticchi Damiani –  ma non può esigere un così alto tributo morale, sociale ed economico (i costi sociali ogni anno superano i 19 miliardi di euro). Soprattutto adesso, che le nuove tecnologie rendono le nostre auto così sicure da riuscire a scongiurare buona parte degli incidenti e a ridurre sensibilmente gli effetti di quelli che non si riescono ad evitare”.

“Le statistiche ci dicono che il 90% degli incidenti sono imputabili all'uomo: disattenzione, uso improprio del cellulare, mancato rispetto delle norme e della segnaletica, velocità non adeguata sono cause che vanno debellate – conclude il presidente dell’ACI - accrescendo il senso di responsabilità e migliorando le capacità di guida di tutti gli utenti della strada”.

Educazione e formazione sono aspetti fondamentali. Per questo ACI insiste sul promuovere una mobilità sempre più responsabile, sicura e sostenibile, ed è quotidianamente impegnato in campagne di sensibilizzazione e attività di formazione di tutte le categorie degli utenti della strada.



Assicurazioni: in arrivo i Big del digitale Compagnie e agenti naturali alleati o rischio disintermediazione

Compagnie e agenti devono prepararsi all'arrivo sul mercato delle assicurazioni dei 'big' del digitale (Google, Amazon, Facebook, Apple) oppure saranno disintermediati. E' il monito del segretario generale Ivass Stefano De Polis secondo cui "imprese e intermediari non potranno sottrarsi alla rivoluzione digitale in atto: è necessario rispondere efficacemente alle nuove richieste dei consumatori e dei competitor "nativi" digitali. Mi riferisco ai millennials, lato consumatori, e ai "GAFA" (Google, Amazon, Facebook, Apple), lato distributori, che già hanno dimostrato appetito per i mercati tradizionali, incluso il settore assicurativo".

Per De Polis "il rischio non è la disintermediazione/'cannibalizzazionè della rete agenziale da parte delle compagnie. Il rischio è la disintermediazione/ cannibalizzazione di compagnie e agenti da parte da parte degli operatori della rete digitale. L'obiettivo de regolatore è preparare il mercato a confrontarsi con questa prospettiva. Vedo agenti e compagnie come naturali alleati".

Ivass, www.assicremonini.it sito irregolare


L'Ivass rende noto che è stata segnalata la promozione di polizze assicurative r.c. auto, anche aventi durata temporanea, per il tramite del sito internet "www.assicremonini.it" , che non è riconducibile ad alcun intermediario iscritto nel Registro Unico degli Intermediari - RUI. A seguito delle verifiche espletate, l'Ivass ha accertato che l'attività di intermediazione assicurativa svolta attraverso tale sito è irregolare e, conseguentemente, ne ha chiesto l'oscuramento alle Autorità competenti.

L'Ivass raccomanda di adottare le opportune cautele nella sottoscrizione tramite internet di contratti assicurativi, soprattutto se di durata temporanea, verificando, prima della sottoscrizione dei contratti, che gli stessi siano emessi da imprese e tramite intermediari regolarmente autorizzati allo svolgimento dell'attività assicurativa e di intermediazione assicurativa, tramite la consultazione sul sito www.ivass.it: degli elenchi delle imprese italiane ed estere ammesse ad operare in Italia (elenchi generali ed elenco specifico per la r. c. auto); dell'elenco degli avvisi relativi ai Casi di contraffazione, Società non autorizzate ed ai Siti internet non conformi alla disciplina sull'intermediazione; del Registro unico degli intermediari assicurativi e dell'Elenco degli intermediari dell'Unione Europea.

L'Ivass mette in guardia i consumatori suggerendo di verificare nel sito dell'Istituto che: ove il beneficiario del pagamento del premio sia un intermediario, si tratti di un iscritto al RUI; in caso di richiesta di pagamento del premio a favore di carte di credito prepagate/ricaricabili e/o di conti bancari (anche on-line), l'intermediario iscritto nel RUI sia il titolare della carta o del conto.

Vincitori e vinti nel mercato elettrico italiano - di Alberto Clò



Come uno yo-yo i prezzi del petrolio hanno conosciuto da metà anno forti oscillazioni, prima in salita poi in discesa, dopo un primo semestre in leggera diminuzione. Dal 15 agosto al 1° ottobre hanno guadagnato 15 dollari al barile arrivando a 85, un aumento da inizio anno quasi del 30%.

Ce ne siamo accorti facendo benzina o gasolio, ma anche dalle bollette dell’elettricità e del metano con aumenti cumulati nell’anno rispettivamente dell’11,4% e 13,6%, che hanno aggravato il disagio di milioni di famiglie italiane portando la spesa annua per le due fonti a 1.500-2.000 euro. Ignari commentatori hanno ricondotto questi aumenti alle tensioni nel mercato del petrolio. Non è così.

L’aumento dei prezzi è imputabile unicamente ad incrementi dei costi (effettivi o attesi) o anche ad un incremento dei profitti delle imprese?

L’Autorità di regolazione ha motivato l’ultimo incremento sostanzialmente con tre ragioni. Primo: i “prezzi di riferimento del gas naturale”, che molto contribuisce alla generazione elettrica (2017: 47%), aumentati nell’hub italiano PSV il doppio del petrolio (60% vs 30%). Chi ha sostenuto che i valori spot fossero sempre più convenienti dei prezzi oil-linked dei contratti a lungo termine e che su di essi bisognasse quindi fissare i prezzi interni ha di che ricredersi. Anche se a caro prezzo. Secondo: “crescita senza precedenti del prezzo dei permessi di emissione di anidride carbonica” (+29%) come avevamo rilevato già in settembre. Terzo: balzo del prezzo dell’elettricità nella borsa italiana (+29%) che ha risentito di questi fattori, ma anche dei maggiori profitti dei venditori.

dal 1° gennaio le tariffe potrebbero ulteriormente aumentare

Se l’aumento delle quotazioni del greggio ha influenzato verso l’alto, direttamente o meno, carburanti, metano, elettricità, ne deriva che il loro successivo crollo dal 1° ottobre al 25 ottobre – da 85 a 76 dollari al barile (-10,5%) – dovrebbe riflettersi su di essi a ritroso. Per i carburanti è auspicabile sia già avvenuto, mentre per metano ed elettricità dobbiamo attendere le decisioni dell’Autorità che tuttavia non è affatto detto ne decretino un ribasso dall’inizio 2019. Anzi. Per tre ragioni:

(a) revisione della remunerazione degli investimenti che dovrà tener conto del ‘rischio paese’ riflesso nell’accresciuto valore dello spread (per Ref-e ballano 460 milioni euro);

(b) recupero di 1 miliardo euro di oneri di sistema momentaneamente congelati dall’Autorità;

(c) perdurante tensione nei prezzi forward del metano.

Morale: dal 1° gennaio le tariffe potrebbero ulteriormente aumentare.

Al di là della per me discutibile correttezza dei loro meccanismi di regolazione, una ancor più rilevante questione è opportuno porsi e porre all’Autorità: se il loro aumento sia imputabile ad effettivi (o attesi) incrementi dei costi ovvero vi abbia contribuito anche un incremento dei profitti delle imprese. Domanda tanto più legittima alla luce dei risultati di un monitoraggio dei prezzi alle famiglie di luce e gas nei paesi dell’Unione Europea appena licenziato dagli organismi ACER/CEER che raggruppano i regolatori energetici europei (vedi documento in fondo al testo).

Tre le conclusioni di maggior rilevanza che ne derivano. Primo, il margine incassato dalle imprese (mark-up, indicatore approssimativo dei loro profitti) varia molto da paese a paese, in funzione: della struttura del mercato; del potere di mercato delle imprese; dell’efficacia della regolazione nel contrastarlo; mentre i prezzi di acquisto delle materie prime è del tutto similare. Secondo, nelle vendite retail dell’elettricità il mark-up è mediamente doppio di quello nel gas naturale, segno che la concorrenza nel mercato elettrico, a distanza di circa un ventennio dalla sua liberalizzazione, ha attecchito molto meno e molto poco. Terzo: dal 2008 al 2017 il mark-up nell’elettricità è mediamente raddoppiato (a 20 euro/MWh) per poi leggermente flettere nel 2017. Nel gas, per contro, è lievemente aumentato rimanendo comunque sempre al di sotto dei 10 euro/MWh.

il grado di concorrenza nel mercato elettrico è nettamente regredito con un accresciuto potere di mercato degli incombenti

Per i clienti domestici italiani (29,5 milioni) la situazione appare ancor più critica. Nell’elettricità hanno dovuto infatti sopportare un forte aumento dei profitti delle imprese: da valori di molto inferiori ai 20 euro/MWh (2008-2014) a valori di molto superiori (2015-2017). Come emerge dalla figura, colpisce in aggiunta che nello scorso biennio mentre i prezzi all’ingrosso diminuivano, quelli al consumo aumentavano.

Sticchi Damiani: "L'intervento del governo sulle targhe estere riporta la legalità sulle strade"

“L’Automobile Club d’Italia condivide l’intervento del Governo in materia di abuso delle targhe estere sui veicoli circolanti in Italia – dichiara il Presidente ACI, Angelo Sticchi Damiani – perché il fenomeno della cosiddetta esterovestizione, cioè l’utilizzo di targhe estere per risparmiare su bollo e assicurazione, sottraendosi di fatto alle contravvenzioni e al fisco italiano, aveva iniziato a dilagare con forte danno, non solo per l’Erario, ma per tutti gli automobilisti e i cittadini”.

L’aggiramento della norma precedente riguardava, difatti, i veicoli di lusso (per evadere il fisco) ed anche le auto provenienti da Paesi dove i controlli sulla sicurezza (ad esempio con le revisioni) e sulla copertura assicurativa sono quasi inesistenti, con pesanti ripercussioni per le vittime di incidenti stradali.

“L’azione del Governo – conclude Sticchi Damiani – ristabilisce il principio di uguaglianza e tutela dei cittadini, restituendo certezze all’intero settore, senza comunque impedire a chi ne ha diritto di circolare con auto immatricolate all’estero. I furbi non possono e non devono mai prevalere”.

RCA: 7,2 MILIARDI DI EURO DI RISARCIMENTI NEL 2017

di CARLO LUNA

Nel 2017 le Compagnie di Assicurazione – secondo un accurato studio dell’ANIA- hanno stanziato per la RCA dei veicoli 7,2 miliardi di euro di risarcimenti. 3 miliardi sono stati già pagati ai danneggiati per sinistri già definiti, mentre 4,2 miliardi di euro sono stati riservati, cioè messi in preventivo, per sinistri ancora da definire perché più complessi e gravi.

Queste rilevazioni riguardano il totale dei sinistri denunciati e risarciti con la procedura CARD e no CARD. La procedura CARD viene seguita quando il danneggiato chiede il risarcimento alla propria Compagnia che paga e poi si farà rimborsare dalla Compagnia del responsabile dell’incidente. 
Quella no CARD si segue quando non ci sono le condizioni previste dalla legge per rivolgersi alla propria Compagnia ma bisogna richiedere il risarcimento alla Compagnia del responsabile del sinistro.

Il costo medio dei sinistri già risarciti nel 2017 è stato di 2.220 euro, quello dei riservati 8.908. Ne consegue che il costo medio totale dei sinistri (pagati più riservati) ascende a 3.975 euro.
Lo studio ANIA riguarda tutti i veicoli, compresi i natanti. Sono tuttavia i proprietari di autovetture, com’è ovvio, che ricevono la fetta più grande di risarcimenti: 2,5 miliardi di euro pagati e 3,2 riservati. Il costo medio totale dei risarcimenti per le autovetture è di 3.739 euro.

Da notare, infine che fra  gli altri veicoli (autobus, autocarri, motoveicoli e natanti) il costo medio dei risarcimenti è superiore a quello delle auto. Il record lo detengono i natanti privati con 10.495 euro.



Aci: partecipa a "Concorso di idee"



C'è tempo fino al 28 dicembre per progettare un’#app dedicata ai giovani che promuova i valori della mission #ACI.

Il concorso a premi ha lo scopo di commemorare il dr. Giuseppe Spizuoco, che durante il suo mandato trentennale di Segretario Generale ACI ha sempre scelto di percorrere coraggiosamente la strada dell'innovazione.

I temi da trattare? Eccoli
- Sicurezza stradale e mobilità sostenibile;
- Sviluppo del turismo e del territorio;
- Servizi per i soci ACI e per gli automobilisti;
- Passione per lo sport automobilistico.

Consulta il regolamento completo

Il camion elettrico diventa realtà: consegne giornaliere nei supermercati ubicati nel centro di Amburgo



Mercedes-Benz Trucks ha consegnato un altro eActros completamente elettrico per la sperimentazione su strada, questa volta al Cliente Meyer-Logistik. L’azienda, con sede nella città di Friedrichsdorf, in Assia, metterà alla prova nell’arco di un anno un truck da 25 tonnellate dotato di un cassone refrigerato per il trasporto di alimenti deperibili dal magazzino alle varie filiali dei supermercati ubicate nel centro di Amburgo. Il peso delle merci trasportate può arrivare fino a 10 tonnellate. Il tragitto complessivo da percorrere quotidianamente è lungo circa 100 chilometri e, in un primo tempo, sarà affidato ad un unico conducente per un singolo turno. Tra un viaggio e l’altro non è necessario alcun processo di ricarica, in quanto l’eActros vanta un’autonomia che può coprire fino a 200 km. La consegna del veicolo a Meyer-Logistik è avvenuta presso il magazzino di una grande catena di supermercati tedesca a Stelle, nei pressi di Amburgo.

Meyer-Logistik rientra in un gruppo di 20 Clienti appartenenti a settori diversi, che hanno deciso di integrare il truck pesante a trazione elettrica nella propria flotta. Ciascun Cliente impiegherà un veicolo da 18 o 25 tonnellate, molto vicino a un modello di serie, nelle normali condizioni di esercizio, al fine di testarne l’adattabilità all’uso quotidiano. L’obiettivo è ottenere, a partire dal 2021, una guida silenziosa a zero emissioni nelle città, anche con veicoli industriali pesanti prodotti in serie, eguagliando le prestazioni dei truck diesel in termini di redditività operativa. Il programma di prova è suddiviso in due fasi, che coinvolgono rispettivamente dieci Clienti, e copre un periodo di circa due anni.

Il primo eActros, appartenente alla cosiddetta ‘flotta innovativa’, è impiegato da uno dei Clienti nelle normali condizioni di esercizio già da settembre, mentre il secondo esemplare è stato consegnato all’inizio di ottobre. Le consegne degli altri veicoli, che rientrano nella prima fase, saranno completate entro la fine dell’anno. Tutti i Clienti coinvolti nella sperimentazione trasportano merci nel contesto urbano ed impiegano l’eActros per svolgere attività che altrimenti sarebbero affidate a tradizionali veicoli con motori diesel, ma in settori e categorie completamente diversi. Dai generi alimentari fino ai materiali da costruzione ed alle materie prime. Per quanto riguarda gli allestimenti, sono disponibili versioni frigo, cassonate, silo o telonate.

Maria Bianca Farina riconfermata alla presidenza dell'Ania

L’Assemblea di ANIA, Associazione Nazionale fra le Imprese di Assicurazione, riunita oggi a Roma, ha confermato per acclamazione la dott.ssa Maria Bianca Farina Presidente di ANIA per il prossimo triennio. 

Nel ringraziare tutti gli associati per averle rinnovato ad unanimità la fiducia, Maria Bianca Farina ha dichiarato: "Sono onorata di poter guidare l'ANIA anche per il prossimo triennio. Continuerò a farlo con profondo senso di responsabilità, passione e determinazione".  Riferendosi all’ANIA, ha poi aggiunto: “Continueremo ad operare perché il sistema assicurativo svolga un ruolo sempre più importante per la stabilità e lo sviluppo sociale ed economico del Paese". Maria Bianca Farina ha dedicato la sua carriera professionale al settore assicurativo e finanziario, ricoprendo incarichi di rilievo in primarie compagnie leader di mercato.

Ricopre anche la carica di Presidente di Poste Italiane. Inoltre, fra i suoi principali incarichi, annovera quello di membro del Comitato direttivo dell’AIF, Autorità di Informazione Finanziaria e Vigilanza della Santa Sede, con nomina di Papa Francesco, nonché Consigliere di Amministrazione dell'Ospedale Bambino Gesù e di Save the Children

Associazione Familiari e Vittime della Strada, Biagio Ciaramella: “Un team di esperti per dar voce e giustizia a chi non c’è più”

“Non vogliamo più arrivare dopo le tragedie, ma prima”. Queste le parole di Biagio Ciaramella che, dopo la tragica scomparsa di suo figlio, Luigi Ciaramella, da 10 anni è referente, nell’agro aversano, dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada (A.I. F.V.S.).

Della sua dolorosa esperienza, Biagio, con le sue associazioni, ne ha tratto qualcosa di positivo, ovvero stare vicino a tutte le famiglie travolte e straziate dallo stesso dolore. Oltre a difendere moralmente le vittime, dopo tanti anni di lavoro ed esperienza sul territorio nazionale, l’associazione ora si avvale anche di un vero e proprio team a disposizione delle famiglie, affinché il messaggio arrivi sempre più forte: quello di evitare tragedie e rendere giustizia a coloro che perdono la vita per errori altrui.

“Da oggi le vittime dei sinistri stradali e le loro famiglie - afferma Biagio Ciaramella - non saranno più sole. Come associazione siamo sul territorio da 10 anni e di esperienze ne abbiamo accumulate moltissime. Spesso, ci sono stati tanti errori nei processi, tante figure poco precise (e la mia diretta esperienza può confermarlo), ma di tutto questo ne abbiamo fatto tesoro perché vogliamo aprire gli occhi alle famiglie stravolte dal nostro stesso dolore. Proprio per questo motivo, noi come associazione ‘Familiari e Vittime della Strada’ ci possiamo costituire, gratuitamente, come parte civile alla prima udienza per dar forza alla vittima. Allo stesso modo, siamo pronti per chiunque ritiene opportuno un supporto legale. Inoltre ci serviamo anche di giornalisti per far sì che la famiglia dia voce a chi non c’è più, di psicologi per un sostegno morale e di periti per scorgere la verità su ogni singolo caso”.

Tutto ciò sarà possibile consultarlo sui diversi portali online di cui si avvale all’associazione e attraverso manifestazioni e stand allestiti a livello nazionale.

“Noi - conclude Ciaramella - stiamo facendo tutto questo perché vogliamo farci sentire ad ampia voce anche nelle istituzioni affinché siano più attente. Vogliamo stare fianco al fianco delle famiglie, lottare con loro perché non vogliamo più che si verifichino tragedie dalle quali non si può più tornare indietro. Queste di cui noi stiamo parlando, sono vite umane”.


La Città di Torino coinvolge Intel per contribuire al programma per la guida autonoma e connessa

Il programma per la sperimentazione e testing di veicoli a guida autonoma e connessa della Città di Torino avrà il contributo tecnologico di Intel. L’azienda, siglando il protocollo d’intesa per la realizzazione di un laboratorio urbano con strade e infrastrutture tecnologiche, ha accettato di offrire il prioprio contributo e la sua esperienza in servizi di rete edge e nella tecnologia di Multi-access Edge Computing (MEC), fra cui la piattaforma Intel di Mobile Edge Computing e il Network Edge Virtualization software development kit (SDK).

“Siamo lieti che il partenariato legato al progetto di sperimentazione dell’Auto Autonoma coinvolga attori sempre più diversificati. Il lavoro da fare è molto, ma grazie a tutti i partner del progetto e ai loro know-how la città continua il suo percorso nello sviluppo e implementazione di una mobilità sostenibile a servizio delle necessità del cittadino e della città ”- spiega l’Assessore all’Innovazione e Smart City Paola Pisano.

Questa sarà una delle prime occasioni in cui la tecnologia MEC viene impiegata in applicazioni di guida autonoma su reti 5G. L’adozione del MEC con connessioni 5G ha la potenzialità di ridurre costi di implementazione e di esercizio rispetto alle reti mobili precedenti e consentirà accesso in tempo reale alle informazioni della rete radio. Questo consentirà agli operatori di aprire le loro reti a nuovi servizi, per ospitare contenuti e applicazioni che richedono più elevati livelli di prestazioni e minore latenza.

Le attività di testing del laboratorio urbano della Città di Torino avverranno all’interno di un circuito che comprende ogni tipologia di strada e situazione dell’ambiente cittadino. Il percorso mette in collegamento i poli verso o dai quali si muove chi si sposta in città: sedi ospedaliere (Città della Salute) e universitarie (Politecnico, Lingotto) uffici pubblici (Palagiustizia), stazioni ferroviarie (Porta Nuova e Porta Susa) e stabilimenti industriali (polo dell’auto di Mirafiori, Powertrain, ecc.). Il tracciato è strutturato per essere modulare: sono stati definiti percorsi di diversa lunghezza e caratteristiche, a seconda del tipo di livello del sistema di guida autonoma in sperimentazione, dei casi d’uso da testare, come delle diverse infrastrutture stradali presenti e dello sviluppo delle reti veicolari, capaci di interconnettere i veicoli in movimento.

Il compito più importante per la città è la creazione di un’infrastruttura coerente con i servizi che Torino offrirà attraverso l’auto a guida autonoma. Per questo motivo il circuito è in parte già predisposto per la comunicazione I2V, così da adeguare il comportamento della vettura alle informazioni semaforiche e successivamente per una comunicazione V2I, in modo tale da consentire il trasferimento di informazioni dal veicolo all’infrastruttura stradale. La comunicazione V2I avviene tramite apparato semaforico già ad oggi TLA Enabled (Traffic Light Assistance), che fornisce ai conducenti stradali le informazioni necessarie per regolare il comportamento di guida in prossimità di intersezioni urbane semaforizzate ed evitare fermate e tempi di attesa.

Il protocollo d’intesa che guida il programma, avviato a seguito del decreto n-70 del 28 Febbraio 2018, favorisce la sperimentazione sul nostro territorio di soluzioni tecnologiche per il supporto di veicoli a guida autonoma e connessa, nonché l’adeguamento della rete infrastrutturale ai più avanzati servizi smart e per la guida automatizzata.
Il progetto “Smart Road” per la guida autonoma della Città di Torino coinvolge già aziende quali FCA, GM Global Propulsion Systems Srl, ANFIA, 5T Srl, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Fondazione Torino Wireless, Tim SpA, Open Fiber SpA, Italdesign Giugiaro SpA, Unione Industriale di Torino, FEV Italia, Unipol, Amma, Adient, Mercedes Benz Consulting GmbH, Istituto Superiore Mario Boella.