giovedì 31 gennaio 2019


di Nicola Odinzov

“Prima mettiamo le auto in circolazione, poi vengono anche le strade”. Era il 1908 quando la Ford T, la mitica Lizzie, percorse i primi chilometri sulle strade americane, ma Henry Ford, il suo geniale inventore, forse non immaginava l’importanza che avrebbe assunto il legame tra autoveicoli e rete stradale.

Le strade italiane hanno una lunga storia, tentativi di codifica e regole di costruzione risalgono già al 45 avanti Cristo. Gli stessi Romani avevano classificato le strade distinguendone tre tipi e attribuendo loro importanza diversa: le viae publicae (consulares, praetoriae e militares), le viae privatae (rusticae, glareae e agrariae) e le viae vicinales.

Nonostante la modesta estensione, la complessità del territorio nazionale ha imposto sin dall’inizio della sua storia la costruzione di opere di alta ingegneria, opere che nel tempo necessitano di manutenzione costante e ingenti stanziamenti economici. Siamo il primo paese europeo per numero di opere stradali sul territorio, secondi nel mondo solo al Giappone.

Il passaggio da un‘economia di tipo agricolo, nel quale il criterio progettuale delle infrastrutture era a tutela della proprietà agricola, ad un’economia industriale, ha spostato l’ago della bilancia in favore degli agglomerati urbani. Con il prevalere di un’economia industriale è l’agricoltura a doversi adattare al tracciato stradale e non viceversa. Negli anni, il modello di sviluppo del Paese è cambiato, ma anche l’approccio della politica.

I movimenti ambientalisti hanno cominciato a diffondersi imponendo regole e norme progettuali che non possono essere svincolate dalla tutela dell’ambiente.

L’eterogeneità del territorio italiano, unita a fattori storico-economici, ha progressivamente condotto la mobilità del Paese ad un crescente utilizzo della strada, sino ad arrivare ad una circolazione dell’85 per cento delle merci su gomma. L’aumento della mobilità su strada ha portato ad un evidente degrado della pavimentazione stradale, causa frequente di incidenti il più delle volte con danni ai soli veicoli, ma il deterioramento di strutture portanti come ponti e viadotti è spesso causa di vere e proprie tragedie, come il recente crollo del ponte Morandi a Genova.

Le diverse funzioni ed il diverso utilizzo delle strade italiane hanno dato vita ad una molteplicità di reti, da quella autostradale ed extraurbana a quelle urbane e locali, ognuna con gestioni e competenze da parte di organi ed enti diversi, dall’ANAS alle Province, alle Amministrazioni comunali. Una vera e propria frammentazione della viabilità, con circa 7000 km di rete autostradale, 20.000 km di strade d’interesse nazionale, ed oltre 150.000 km di strade provinciali e regionali, con un evidente sbilanciamento della gestione in capo agli enti locali ).

La frammentazione della viabilità e dunque delle competenze in tema di manutenzione ordinaria e straordinaria determina spesso contenziosi tecnico-amministrativi dai quali conseguono ritardi e maggiori oneri finanziari per l’esecuzione dei lavori. Nel 1998 con il decreto di trasferimento delle competenze dall’ANAS alle Province si tentò di dare una soluzione al problema, ma al trasferimento del patrimonio non fece seguito un adeguato trasferimento di risorse finanziarie. Anche la recente “riforma Del Rio”, che ha trasformato alcune Province in città, mantenendo di fatto il medesimo territorio, ma privandole dei fondi necessari per la gestione, ha complicato ulteriormente la situazione.

Manutenzione e sicurezza stradale sono fattori strettamente connessi poiché il degrado del manto stradale incide fortemente sull’aumento della sinistrosità. Ad un’analisi dei dati, il maggior numero di incidenti avviene in città, ma le conseguenze di quelli che si verificano sui tracciati stradali extraurbani sono più gravi. Nel 2017 sulle strade provinciali e regionali, si sono verificati 20.627 incidenti con 972 decessi e 33.032 feriti, numeri troppo alti per non essere presi seriamente in considerazione.
(CONTINUA)

mercoledì 30 gennaio 2019

Auto elettrica: l'Anas lancia le prime colonnine di ricarica in autostrada


Anas (Gruppo FS Italiane) ha avviato il progetto per l’installazione di colonnine per la ricarica delle auto elettriche nelle aree di servizio delle autostrade gestite sul territorio nazionale.

Il progetto è partito con la pubblicazione dei bandi di gara per l’affidamento delle concessioni delle aree di servizio che prevedono le colonnine di ricarica elettrica veloce sulla A2 ‘Autostrada del Mediterraneo’, sulla A19 ‘Palermo-Catania’ e in 10 aree di servizio lungo le autostrade A90 ‘Grande Raccordo Anulare di Roma’ e A91 ‘autostrada Roma-Aeroporto Fiumicino’.
Attualmente, il servizio di ricarica è già disponibile presso l’area di servizio di Selva Candida Esterna del Grande Raccordo Anulare di Roma, una delle arterie più trafficate d’Italia con picchi di 168.000 veicoli al giorno.

Il servizio di ricarica elettrica sul GRA di Roma e sulla Roma Fiumicino completa un percorso che rientra nell’ambito del “Piano di razionalizzazione della rete delle aree di servizio autostradali” (Decreto Interministeriale MIT/MISE del 7 agosto 2015) e che Anas ha avviato, due anni fa, con l’obiettivo di estendere il servizio in tutte le aree di servizio affidate in concessione lungo la rete autostradale in gestione diretta Anas (in totale 41 impianti).

“Il progetto – ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Anas Massimo Simonini – conferma l’impegno di Anas per lo sviluppo del Piano nazionale per la mobilità elettrica e sostenibile e contribuisce al piano di riduzione delle emissioni di polveri sottili, previsto dalla normativa europea, con ricadute significative in termini di miglioramento della qualità dell’aria, soprattutto nei grandi centri urbani”.

I bandi per il servizio “Oil” prevedono, accanto ai carburanti tradizionali (benzina, gasolio), che i concessionari forniscano anche il servizio di ricarica elettrica veloce dei veicoli in tutte le aree di servizio nonché il rifornimento di GPL e metano (quest’ultimo laddove tecnicamente fattibile). 
In particolare, per quanto riguarda il servizio di ricarica elettrica è prevista l’erogazione su colonnine di tipo “multi-standard” che combinano gli standard industriali e le tecnologie di ricarica di potenza elevata (ai sensi del D.lgs. 16 dicembre 2016 n. 257). Queste modalità di erogazione dell’energia garantiscono la compatibilità del servizio con tutte le automobili attualmente sul mercato e di prossima generazione. Le stazioni di ricarica saranno dotate, inoltre, di modem per la connessione a software di gestione, piattaforme di pagamento o sistemi di gestione della rete secondo la funzionalità “smart grid”. La tecnologia adottata renderà le stazioni di ricarica affidabili, sicure, economiche e assicurerà protocolli di interfaccia standard e accessibili a tutti.

“Questo progetto – ha affermato il Presidente di Anas Claudio Andrea Gemme – testimonia la crescente attenzione che Anas rivolge all’ambiente e alla sostenibilità, in linea con le più avanzate normative in materia, e si unisce a un’altra iniziativa: la presenza all’interno delle aree di servizio di isole ecologiche per gli oli esausti. Infatti, nell’ambito delle nuove procedure di affidamento delle concessioni per le ‘Aree di Servizio carburanti’ sono valorizzate le offerte degli operatori maggiormente orientati all’adozione di politiche gestionali innovative in materia ambientale: i rifiuti prodotti nelle nuove aree di servizio confluiranno in un’isola ecologica che comprenderà, oltre ai cassoni per stoccaggi differenziati, anche serbatoi dedicati alla raccolta degli oli esausti”.

 

martedì 29 gennaio 2019

Arriva un nuovo airbag per proteggere dalle collisioni multiple


Hyundai Motor Group ha annunciato lo sviluppo e la futura commercializzazione del primo sistema airbag multi-collisione, che porterà significativi miglioramenti all’airbag quando l'urto principale è seguito da altri urti consecutivi (che si verificano in tre incidenti su dieci) ad esempio contro alberi, pali della luce o altri veicoli.

Gli attuali sistemi di airbag non offrono infatti una protezione ulteriore quando l'impatto iniziale non è sufficiente a causarne l'attivazione. La nuova tecnologia è quindi in grado di ricalibrare l’intensità dell’impatto necessaria all’attivazione dell’airbag, valutando anche la posizione degli occupanti nell'abitacolo dopo il primo urto. 

Quando gli occupanti rimangono incastrati all’interno dell’abitacolo, l'efficacia della tecnologia di sicurezza esistente può essere compromessa. I sistemi di airbag multi-collisione sono progettati per funzionare ancora più rapidamente dove i sistemi di sicurezza iniziali possono non essere più efficaci, dando quindi maggiore tranquillità quando i conducenti e i passeggeri sono in una condizione più vulnerabile. Calibrando l’intensità dell’attivazione, il sistema di airbag risponde più rapidamente durante l'impatto secondario, migliorando le condizioni di sicurezza in caso di collisione multipla. 
"Incrementando le prestazioni degli airbag negli incidenti a collisione multipla, ci aspettiamo di migliorare significativamente la sicurezza dei nostri conducenti e passeggeri" – ha affermato Taesoo Chi, head of Chassis Technology Center di Hyundai Motor Group. "Continueremo la nostra ricerca analizzando gli scenari più disparati come parte del nostro impegno nella produzione di veicoli ancora più sicuri, che proteggono gli occupanti e prevengono gli infortuni".

Secondo le statistiche del National Automotive Sampling System Crashworthiness Data System (NASS-CDS), che risponde alla National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), circa il 30% dei 56.000 incidenti automobilistici avvenuti nel Nord America dal 2000 al 2012 comprende collisioni multiple. 

Le tipologie principali di incidente a collisione multipla sono causati da veicoli che invadono la corsia opposta (30,8%), vetture che si fermano improvvisamente ai caselli autostradali (15,3%), urti contro lo spartitraffico (8%) e collisioni contro alberi o pali della luce (4%).

lunedì 28 gennaio 2019

L’eccessiva stanchezza è pericolosa tanto quanto l’alcool

Quante ore di fila sareste disposti a guidare, pur di passare le Feste con la vostra famiglia? Non sottovalutare la stanchezza, guidare in condizione di eccessiva sonnolenza, può essere pericoloso tanto quanto farlo in stato di ebrezza.

Gli esperti confermano che la stanchezza costituisce uno dei maggiori fattori di rischio ed è la causa di 1 incidente su 5. Rimanere svegli per più di 18 ore, può avere sul corpo gli stessi effetti dell’assunzione eccessiva di alcool.

Ford ha, quindi, chiesto ai suoi esperti di creare la nuova Sleep Suit che consente, a chi la indossa, di sperimentare gli effetti della stanchezza eccessiva. Gli incidenti d’auto costituiscono la principale causa di morte per le nuove generazioni. Per tale motivo questa nuova speciale tuta diventerà parte integrante del programma di training gratuito Driving Skills for Life (DSFL) dedicato ai giovani guidatori da 18 ai 25.

“Guidare quando si è stanchi significa guidare come uno zombie, diventando un pericolo per sé stessi, per i passeggeri e per gli altri utenti della strada” ha affermato il Dott. Gundolf Meyer Hentschel, CEO del Meyer Hentschel Institute, che ha sviluppato la Sleep Suit. “I giovani spesso si sottopongono a una “privazione di sonno intenzionale”, sforzandosi di rimanere svegli per non perdersi neanche un istante della loro intensa vita sociale, delle interminabili ore lavorative oppure di studio”.

L’elemento fondamentale della nuova Suit è costituito da speciali visori che simulano lo stato di eccessiva stanchezza, inclusi i brevi addormentamenti, i così detti micro-sonni, che ne costituiscono un effetto incontrollabile. Al volante, i micro-sonni possono provocare periodi di guida di 10 secondi o più, “totalmente al buio” durante i quali vengono percorsi centinaia di metri. E la cosa preoccupante è che, in seguito, potrebbe non esserci alcun ricordo di quanto accaduto.

Connessi a una app per smartphone, i visori possono essere impostati per simulare un improvviso blackout del cervello e l’effetto di annebbiamento della vista, o di “totale buio”, per una frazione di secondo, fino a un massimo di 10 secondi.

I visori, indossati insieme al resto della speciale attrezzatura - casco, giubotto, polsiere e cavigliere, che hanno un peso totale di più di 18 kg - creano l’effetto di forte indebolimento vissuto dai guidatori molto stanchi.

“Siamo determinati nel voler aumentare la consapevolezza nei confronti dell’eccessiva stanchezza alla guida e la nostra Sleep Suit è il modo perfetto per farlo” ha affermato Jim Graham Ford DSFL Manager. “Molte persone sono riconoscenti nei confronti di chi si offre come guidatore dopo una notte di eccessi. Ma non è detto che, solo perché tecnicamente sobrio, il guidatore “volontario” sia in grado di guidare, perché magari esausto dopo un eccessivo periodo di veglia”.

venerdì 25 gennaio 2019

Mobilità nuova e comportamenti vecchi. Una sfida da vincere


Mobilità nuova e comportamenti vecchi. Una sfida da vincereMobilità nuova e comportamenti vecchi. Una sfida da vincere

Come viene percepito il cambiamento della mobilità nelle aree urbane e che cosa si può fare per convincere gli abitanti ad avere comportamenti più responsabili riguardo alle forme alternative di trasporto? Ce ne parla Christian Hoffmann, Professore di Psicologia all'Università HMKW di Berlino.

La società contemporanea sta affrontando diversi cambiamenti. Da un lato c'è il tema della continua crescita dei centri urbani, un processo iniziato nel Medioevo e mai arrestatosi. Città progettate per circolare a cavallo, a piedi o in bicicletta sono colme di veicoli che impattano sulla qualità dell'aria e sull'infrastruttura dei trasporti, senza contare lo spazio di cui hanno bisogno per muoversi e per essere parcheggiati. Un contesto per cui in molte grandi città europee la mobilità privata sta diventando sempre più problematica.

Dall'altro lato però, l'evoluzione della digitalizzazione permette di aumentare rapidamente le possibilità di organizzare la mobilità in maniera intelligente, con piattaforme basate sull'interazione con gli smartphone in tempo reale e sulle richieste on-demand. Inoltre, la mobilità elettrica diventa sempre più funzionale e adatta al mercato, sia riguardo alle caratteristiche dei prodotti disponibili che alla rete di ricarica.

In questo scenario l'auto di proprietà mantiene ancora una sua importanza, soprattutto per le generazioni più anziane, per cui era e continua a essere un simbolo di indipendenza e libertà. Queste persone non cambieranno la loro visione rapidamente, ma per i più giovani è tutto diverso, come dimostrano i dati relativi alle nuove patenti in calo o al minore desiderio di possedere un'auto. Molte persone appartenenti alle nuove generazioni vivono la proprietà dell'auto più come un problema da gestire e un costo da sostenere che come un vantaggio. A Berlino e a Londra, quasi la metà della popolazione non possiede un'automobile: questo non vuol dire che non la usa, ma che lo fa in altri modi come per esempio con servizi di car sharing.

Ad ogni modo non si può prescindere dalle infrastrutture. È difficile abbandonare l'auto di proprietà se non ci sono alternative, soprattutto nelle aree extra-urbane o nelle campagne, dove il trasporto pubblico è limitato e i servizi di car sharing non esistono. Bisogna creare opportunità che siano interessanti per le persone e che forniscano un vantaggio, non solo un'alternativa. E questa deve avere una soglia di accesso semplice, sia in termini di costi che di complessità d'uso. Poi c'è bisogno di visibilità nelle aree pubbliche e nelle strade, per far capire che una mobilità diversa è possibile. Infine è importante la disponibilità, perché le persone vogliono poter andare ovunque e a qualsiasi ora e associano questa possibilità con l'auto di proprietà.

Il cambiamento ha bisogno di un approccio sistematico e su larga scala, non di piccole iniziative. Bisogna trasformare il sistema dei trasporti alla radice e fare una conseguente pianificazione degli spazi, per esempio ampliando significativamente e visibilmente l’infrastruttura per la condivisione di auto o bici. Le persone dovrebbero chiedersi “Perché è meglio andare a piedi o in bici?” e trovare una risposta convincente. Infine non può mancare il supporto politico. Le tasse e i divieti relativi all'inquinamento, se non supportati da decisioni che promuovano un'alternativa, sono solo misure restrittive che i cittadini difficilmente accetteranno in maniera diffusa.

giovedì 24 gennaio 2019

L'Ivass in campo contro le truffe assicurative

La promozione e l'intermediazione di polizze assicurative tramite il sito 'www.balzottibrokers.com', attraverso il quale sono promosse polizze assicurative r.c. auto di durata temporanea, "sono irregolari". Ad affermarlo in una nota è l'Ivass che raccomanda "di adottare le opportune cautele nella sottoscrizione on-line di contratti assicurativi, soprattutto se di durata temporanea". L'Autorità ha chiesto l'oscuramento del sito 'www.balzottibrokers.com'.

In particolare, l'Ivass consiglia ai consumatori di controllare, prima della sottoscrizione, che i contratti siano riferibili a imprese e intermediari regolarmente autorizzati e di consultare sul sito www.ivass.it: gli elenchi delle imprese italiane ed estere ammesse ad operare in Italia (elenchi generali ed elenco specifico per la r. c. auto); l'elenco degli avvisi relativi ai Casi di contraffazione, Società non autorizzate e Siti internet non conformi alla disciplina sull'intermediazione; il Registro unico degli intermediari assicurativi e l'Elenco degli intermediari dell'Unione Europea.


mercoledì 23 gennaio 2019

Addio al cotton fioc di plastica


(dalla rivista ENERGIA)

Dal 1 gennaio 2019 è vietato in Italia produrre e vendere cotton fioc di plastica. Un passo che consente al nostro paese di contribuire nel suo piccolo a combattere una delle forme di inquinamento più pervasive dei nostri mari.

Sono 5 trilioni i frammenti di plastica e micro-plastica stimati vagare galleggiando per il Pianeta. Un ammontare enorme, sebbene alcune simulazioni arrivino ad indicarlo addirittura 10 volte maggiore. Resta il fatto che, come riporta The Economist, solo il 9% della plastica presente nel mondo viene riciclata, mentre una buona parte del restante finisce nei fiumi e, da lì, nei mari.
Diverse start up, non di rado promosse da giovani imprenditori, propongono tecnologie e soluzioni in grado di rimuovere le plastiche dagli oceani o impedire che vi giungano. Per evitare che questi sforzi vengano vanificati dal continuo affluire di frammenti di plastica nei mari, sono auspicabili scelte come quelle dell’Italia di mettere al bando oggetti di uso singolo, comune e quotidiano. Quel che stanno facendo la Gran Bretagna e qualche città degli Stati Uniti, ma anche diverse grandi corporate, dagli hotel e le compagnie aeree ai MacDonald’s e gli Starbucks fino all’Ikea.

La soluzione del problema non è tuttavia a portata di mano. A differenza del passato, non è dall’Europa e dall’America che proviene la maggior parte della plastica presente in mare, bensì dai paesi dell’Asia orientale, dalla rapida crescita economica ma spesso privi di adeguati sistemi di raccolta dei rifiuti. Si stima infatti che il 90% dei detriti di plastica che finiscono in mare provengano oggi da 10 fiumi – 2 in Africa e gli altri in Asia – con il solo Yangtze cinese responsabile di 1,5 milioni di tonnellate all’anno.

Come la gran parte dei problemi ambientali, a partire dalla lotta ai cambiamenti climatici, anche quello della plastica è un problema globale e la soluzione non può provenire da risposte parziali o unilaterali. Accogliamo quindi la decisione dell’Italia come una buona notizia, sperando sia di esempio e di auspicio per l’anno nuovo.


Rinnovabili 2018: bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?


di Enzo Di Giulio
(dalla rivista ENERGIA)
 

I recenti dati sugli investimenti in rinnovabili pubblicati dal rapporto di Bloomberg-NEF Clean Energy Investment Trends 2018 – che segnalano un rallentamento della spesa a favore dell’energia verde – inducono più di una riflessione sul tema.

Se da una parte è vero che il volume mondiale degli investimenti in rinnovabili (332 miliardi di dollari) supera per il quinto anno consecutivo la barriera dei 300 miliardi, dall’altra non si può non notare come, rispetto allo scorso anno, siamo di fronte a una flessione dell’8%.

Il quadro è poliedrico, con gli investimenti nell’eolico che crescono del 3% raggiungendo i 128,6 mld doll, mentre nel solare si assiste a un decremento marcato (–24%, 130,8 mld doll) che diventa un vero e proprio crollo in Cina, dove la spesa collassa a 40,4 mld doll. Si tratta di una riduzione del 53%, ovvero l’investimento cinese nel solare si è più che dimezzato, mentre quello complessivo in rinnovabili scende del 32%!

Il rapporto di Bloomberg-NEF è colmo di dati interessanti che qui, per ragioni di spazio, non possono essere approfonditi. Si pongono tuttavia due domande secche: perché il decremento? che significato ha?

L’interpretazione di Bloomberg è che la forte discesa del solare sia dovuta a qualcosa di positivo, ovvero sia a una caduta dei costi di capitale, che diminuiscono del 12% nel 2018, sia a forti riduzioni di prezzo dei pannelli solari associati a un surplus di offerta. La spiegazione può avere un contenuto di verità ma è difficile da provare: il collasso del prezzo dei pannelli dovrebbe indurre, come ci insegna la microeconomia, sia forti effetti di sostituzione sia forti effetti reddito che, nel complesso, dovrebbero far lievitare sensibilmente la domanda di energia solare. Ora, questo accade solo parzialmente: è vero che se guardiamo ai GW (capacità installata), e non al volume monetario degli investimenti, registriamo a livello mondiale una certa crescita che porta i GW installati nel 2018 a quota 109, mentre nel 2017 hanno solo sfiorato quota 100. Tuttavia, da una significativa riduzione dei capex, ci saremmo aspettati qualcosa di più, ovvero potenti effetti sostituzione e reddito che avrebbero dovuto spingere verso l’alto l’istogramma del solare mondiale. Ciò non accade nella misura attesa, e infatti è visibile a occhio nudo come la linea di crescita delle rinnovabili installate sia meno ripida rispetto ai tre anni precedenti (2015-2017).

D’altra parte, nemmeno l’eolico – più o meno stabile rispetto al 2017 – beneficia dell’impatto positivo che ci si aspetterebbe dall’effetto reddito. Bloomberg-NEF è implicitamente consapevole del fatto che la spiegazione basata sulla discesa dei capex sia solo parziale. Infatti adduce un’altra ragione: il secco cambio di policy in Cina che a metà anno raffredda il solare restringendo l’accesso dei nuovi progetti alle tariffe feed-in. Dunque, in parole povere, sia il mercato – calo dei capex e dei prezzi del solare – sia la regolazione sarebbero la causa del rallentamento degli investimenti in rinnovabili.

Il suo significato – per passare alla nostra seconda domanda – è che non assistiamo ad un cambio di passo verso la transizione energetica, come sarebbe necessario per ottemperare all’accordi di Parigi. Al contrario, la crescita – perché, ricordiamolo, in termini di GW, sempre di crescita si tratta – segna una certa stanchezza.

È vero, la stessa cosa era successa nel 2016 e nel 2013, come del resto è naturale che accada in un trend comunque teso al rialzo. E tuttavia non si può non ricordare come la decarbonizzazione necessaria a contrastare il cambiamento climatico necessiti di velocità di penetrazione dell’energia verde più sostenute perché – fino ad oggi e purtroppo – il cambiamento climatico è parecchio più veloce della decarbonizzazione.

Insomma, se si guarda solo al trend delle rinnovabili il bicchiere è certo più pieno che vuoto, ma se si gira lo sguardo verso l’Everest del cambiamento climatico, esso diviene paurosamente mezzo vuoto.

La credibilità perduta del Piano Energia Clima (già Strategia Energetica Nazionale)

di Alberto Clò
 
Il Vocabolario Treccani definisce il termine strategia come “La tecnica di individuare gli obiettivi generali di qualsiasi settore di attività pubbliche e private, nonché i modi e i mezzi più opportuni per raggiungerli”. Una definizione che ben si adatta a quel che si indica come ‘Strategia Energetica Nazionale” (SEN): documento programmatico in cui le autorità pubbliche fissano gli obiettivi di interesse generale (sicurezza, sostenibilità, competitività) che si dovrebbero perseguire in campo energetico-ambientale e, insieme, i modi/mezzi per conseguirli.

Condizione essenziale perché un documento possa ritenersi tale e tale essere considerato dall’insieme dei soggetti – privati e pubblici – che vi daranno seguito, è poter far conto sulla credibilità della politica. Per il sostanziale fatto che gli impegni programmatici da essa assunti costituiscono la base di riferimento delle decisioni degli agenti economici e istituzionali, che ne valutano fattibilità e convenienza facendo conto sul loro pieno rispetto. Ad esempio, che le autorità competenti concedano le autorizzazioni per realizzare quel che è stato indicato come strategico; che ti riconoscano gli incentivi promessi¸ che non assumano decisioni contradditorie. E via andare.

La credibilità politica implica, in sostanza: (a) che una strategia energetica sia proiettata nel lungo termine, dati i lunghi tempi di realizzazione delle decisioni (da noi biblici) o entro cui potrebbero verificarsi eventi temuti (come i cambiamenti climatici); (b) che essa sia impermeabile al mutare delle maggioranze politiche così da assicurare continuità alle azioni intraprese o da intraprendere. Condizioni che nel nostro paese non possono dirsi rispettate.

Dopo un ventennio senza documenti programmatici in campo energetico, visti i totali fallimenti di quelli precedenti – i Piani Energetici Nazionali (1975, 1977, 1981, 1985, 1988) pur approvati dal Parlamento in modo plebiscitario – il secondo governo Berlusconi inserì in una legge (la n. 133/2008) la necessità di elaborarne uno nuovo per dar seguito all’illusoria speranza di una “rinascita nucleare”. Su cui, come è noto, il referendum del 2011 pose una pietra tombale. Riemerse dalle nebbie del passato, di SEN ne abbiamo avuto addirittura tre nel giro di un quinquennio: nel 2013, Ministri Passera e Clini, Governo Monti, 139 pagine; nel 2017, Calenda e Galletti, Governo Gentiloni, 308 pagine, nel 2018, Di Maio, Costa, Toninelli, Governo Conte, 238 pagine.

Mentre i primi due documenti sono stati siglati solo dai responsabili di due dicasteri, senza quindi avere alcun valore normativo, il terzo – ribattezzato “Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima” (PNEC) – è stata siglato da tre dicasteri e inviato a Bruxelles, in ottemperanza agli impegni comunitari, per essere formalizzato alla fine dell’iter europeo, dal Governo con valore normativo vincolante (e sanzionabile).

Tornando a quanto detto, va da sé che tre strategie in cinque anni sono un contro-senso (nonché un record mondiale). Perché si negano alla radice quelle condizioni di continuità temporale, di credibilità e certezza politica che ne avrebbero dovuto costituire il presupposto. Se un qualsiasi operatore avesse adottato una decisione di investimento facendo conto su quel che vi si affermava e verso cui si impegnava il Governo, avrebbe rischiato, perdendoli, un mare di soldi. Quel che è avvenuto con l’eliminazione o l’inserimento nelle varie SEN di opzioni valutate in un breve arco di tempo prima strategiche poi non strategiche. Vale citarne due, per dar conto della labilità schizofrenica della nostra politica e di come nessun operatore avveduto possa più farvi conto.

La prima è l’annosa questione della valorizzazione delle risorse di idrocarburi nel nostro paese. Dopo decenni di indifferenza dei vari governi, la SEN 2013 prevedeva uno “sviluppo di risorse energetiche e minerarie nazionali strategiche” per 15 miliardi euro di investimenti che avrebbero consentito, vi si affermava, di raddoppiare in pochi anni la produzione di idrocarburi in termini assoluti (a 23 mil. tep) e in percentuale sul fabbisogno energetico nazionale (14%). In piena continuità, il Governo Renzi riaffermava questa linea programmatica nella legge ‘Sblocca Italia’ del novembre 2014 che ribadiva “l’interesse strategico e il carattere d’urgenza dell’attività upstream”. Sappiamo come è andata a finire. Molte imprese estere e italiane, credendo nei (falsi) impegni della politica, vi hanno investito copiosamente nell’intera filiera petrolifera: dalla ricerca, alla costruzione di impianti strumentali, alla produzione di servizi.

Nonostante la sconfitta del referendum No-Triv del 2016, operare in Italia in tale settore è divenuto sempre più impossibile così che la maggior parte delle imprese estere vi ha rinunciato (con perdita di 10-15 miliardi euro di progetti), con pesanti ricadute sui distretti nazionali. Chi vi è rimasto lo ha fatto perché l’uscita sarebbe stata più onerosa del restare (tribolando). A suggellare questo dietro front era la SEN 2017 che non faceva alcun riferimento alla ricerca e produzione di idrocarburi, non perché non fossero ritenute utili al Paese ma – come privatamente affermavano – perché divenute politicamente urticanti.

La seconda ‘strategia negata’ che vale rammentare è la realizzazione del gasdotto South Stream che avrebbe dovuto veicolare il metano russo all’Europa attraverso il Mar Nero. Un’opera ritenuta altamente strategica nella SEN 2013, sostenuta dal successivo Governo Renzi ancora a metà del 2014, dichiarato però a novembre di quell’anno non più strategico per essere sostituito quanto a strategicità dal…TAP! Dopo 5 anni di tribolazioni si cancellava il South Stream – cui avrebbe rinunciato lo stesso Putin – a favore del TAP, che da 5 anni vive non minori tribolazioni, pur essendo stato considerato strategico dalla SEN 2017.

Nell’accingerci, in conclusione, a leggere – per quanto sia leggibile – e valutare la proposta di SEN licenziata il giorno di San Silvestro, riteniamo necessario tener bene a mente le passate infauste esperienze. Da una sua veloce scorsa appaiono ancora una volta depennate o svilite opzioni strategiche ritenute tali nei precedenti documenti o anche in bozze di quello attuale. L’asticella degli obiettivi è stata modificata verso l’alto o il basso senza ne sia data ragione e in assenza di una qualsiasi analisi di fattibilità o magari di costi/benefici oggi così di moda.

Al di là di tutto questo, una domanda incombe per chi – imprese, consumatori, enti locali, regolatore, etc. – dovrà dar seguito a quanto ‘programmato’: è sufficiente una nuova SEN, o PNEC che dir si voglia, perché la politica recuperi la credibilità perduta, nel labile assunto che questa volta gli impegni che ha assunto siano rispettati? Perché, come recita un aforisma attribuito ad Abraham Lincoln: “Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo, ma non potete prendere per i fondelli tutti per tutto il tempo”.   

(DAL BLOG ENERGIA)

lunedì 21 gennaio 2019

Mercato assicurativo, ecco l'analisi dell'ANIA

di Roberto Bagnoli

Una raccolta complessiva pari a 134 miliardi di euro, in aumento del 2,4% rispetto all’anno precedente. E’ la previsione dell’Ania sull’andamento del mercato assicurativo italiano nel 2018. In base alle stime dell’Associazione delle imprese assicuratrici, i premi danni dovrebbero aumentare del 2,1% rispetto all’anno precedente. In particolare, i premi rc auto rimarrebbero invariati nel confronto con il 2017, mentre quelli degli altri rami danni aumenterebbero il proprio volume del 3,6%. Tra i rami a crescita più sostenuta si evidenziano il malattia, gli altri danni ai beni e corpi veicoli terrestri che dovrebbero segnare incrementi rispettivamente del +7%, del +6% e del +5,5%.

Secondo le previsioni Ania, nel comparto vita i premi dovrebbero registrare un incremento del 2,5% per effetto, da un lato, della crescita del 3% dei premi di ramo I (polizze vita di tipo rivalutabile) e, dall’altro, di una diminuzione del 2,5% di quelli relativi al ramo III, unit e index linked (agganciate cioè a fondi comuni d’investimento o Sicav, oppure a indici di Borsa oppure altri parametri di riferimento).

Sempre in base alle statistiche dell’Ania, nel mese di ottobre 2018 la nuova produzione vita (polizze individuali) delle imprese italiane ed extra-Ue è stata pari a 6,5 miliardi di euro, in diminuzione dell’8,1% rispetto allo stesso mese del 2017. Da gennaio i nuovi premi vita emessi hanno raggiunto 68,9 miliardi, il 3,6% in più nel confronto con l’analogo periodo dell’anno precedente. Tenuto conto anche dei nuovi premi vita delle imprese Ue, pari a 1,1 miliardi (-21,9% rispetto a ottobre 2017), i nuovi affari complessivi a ottobre sono stati pari a 7,6 miliardi (-10,4%), mentre da inizio anno hanno raggiunto 80,7 miliardi (-0,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente).

Per quanto riguarda le imprese italiane ed extra-Ue, nel mese di ottobre la raccolta della nuova produzione di polizze rivalutabili di ramo I è stata pari a 4,4 miliardi di euro (il 67% dell’intera nuova produzione), in calo del 2,3% rispetto all’analogo mese del 2017. Negativo è stato anche l’andamento dei nuovi premi relativi alle polizze di capitalizzazione, che nel mese di ottobre sono ammontati a 56 milioni di euro, importo più che dimezzato (-53,9%) rispetto allo stesso periodo del 2017. La restante quota dei nuovi affari vita ha riguardato quasi esclusivamente le polizze unit linked e index linked, con un ammontare pari a 2,1 miliardi (il 32% del totale emesso), in contrazione del 16,3% rispetto allo stesso periodo del 2017.

I nuovi premi/contributi relativi a forme pensionistiche individuali sono stati pari a 124 milioni, in calo del 7,7% mentre il volume di nuovi affari relativi a prodotti multiramo, esclusi quelli previdenziali e i Pir (Piani individuali di risparmio), ha registrato un incremento annuo del 9,5%, a fronte di un ammontare pari a 2,5 miliardi. La nuova produzione relativa a contratti Pir è stata pari a 72 milioni, in calo del 76,4%.

Per quanto riguarda invece i rami danni, nei primi nove mesi del 2018 i premi del lavoro diretto italiano delle imprese nazionali e delle rappresentanze di imprese extra-Ue sono stati pari a 23,1 miliardi di euro, +2,1% rispetto allo stesso periodo del 2017. Vi ha contribuito la lieve crescita dei premi del settore auto (+1,1%), e l’andamento positivo, consolidato ormai da diciannove trimestri, dei premi degli altri rami danni (+3,3%). Più rilevante, in termini percentuali, la crescita dei premi delle rappresentanze in Italia di imprese con sede in Europa, con valori rispettivamente pari a +4,2%, +8,1% e +3,2%.

www.iomiassicuro.it

venerdì 18 gennaio 2019

L’auto diventa una piattaforma per la realtà virtuale

Audi ridefinisce i confini dell’entertainment on board in occasione del Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas. In futuro, i passeggeri posteriori potranno guardare film, giocare ai videogame e sperimentare contenuti interattivi in modo ancora più realistico grazie a specifici visori. La Casa dei quattro anelli porta al debutto un’inedita tecnologia che sincronizza la realtà virtuale con i movimenti della vettura. Se, ad esempio, l’auto affronta una curva a destra, l’astronave protagonista del mondo digitale vira nella medesima direzione. Mediante la controllata Audi Electronics Venture GmbH, Audi ha partecipato alla creazione della start-up holoride GmbH che curerà lo sviluppo del nuovo format d’intrattenimento on board, basato su di una piattaforma aperta ai costruttori automotive e agli sviluppatori di contenuti.

Audi presenta una futuristica e coinvolgente tecnologia per l’entertainment on board grazie a “Marvel’s Avengers: Rocket’s Rescue Run”, un’esperienza di realtà virtuale dedicata ai passeggeri posteriori che trae origine dalla collaborazione con Disney Games e Interactive Experiences. Indossando i visori VR, gli occupanti del divanetto di Audi e-tron (consumi di energia elettrica nel ciclo combinato di 22,5-26,2 kWh ogni 100 chilometri secondo lo standard WLTP*) vengono proiettati in una rappresentazione fantastica dello spazio siderale. Audi e-tron si tramuta così nell’astronave dei Guardiani della Galassia, mentre i passeggeri posteriori viaggiano attraverso un campo d’asteroidi insieme a Rocket, personaggio che apparirà nel film Marvel “Avengers: Endgame”, atteso al debutto nel corso della primavera 2019. Ogni movimento della vettura viene replicato in tempo reale nel mondo digitale. Se l’auto affronta una curva stretta, il passeggero vira nella realtà virtuale attorno a una nave spaziale nemica. Se Audi e-tron accelera, il convoglio spaziale si adegua.

Perché questo nuovo format d’intrattenimento possa affermarsi rapidamente sul mercato, Audi ha adottato un nuovo approccio: la Casa dei quattro anelli ha partecipato alla creazione della start-up holoride, di cui detiene una quota di minoranza attraverso la controllata Audi Electronics Venture GmbH. La start-up si è assunta il compito di implementare la nuova tecnologia, di cui detiene licenza commerciale. Holoride adotterà una piattaforma aperta così da permettere a più costruttori e sviluppatori di creare e arricchire ulteriori forme di realtà estesa. “Le menti creative utilizzeranno la nostra piattaforma per dare vita a mondi straordinari che trasformeranno il viaggio da A a B in un’esperienza fuori dal comune” – ha affermato Nils Wollny, Head of Digital Business Audi e futuro amministratore delegato di holoride. “Possiamo sviluppare questo nuovo format d’intrattenimento solamente adottando un approccio aperto e cooperativo tra produttori di veicoli, device e contenuti”.

Dai videogiochi alle avventure subacquee, dall’esplorazione dello spazio alle visite didattiche nelle città storiche sino “all’immersione” nella circolazione sanguigna, gli scenari offerti dal mondo virtuale sono pressoché illimitati. Holoride fornirà un kit di sviluppo software che funga da interfaccia per il trasferimento dei dati del veicolo nella realtà estesa, così da permettere agli sviluppatori di creare mondi che possano essere vissuti on board mediante tutti i sensi. Dato che l’esperienza visiva e la percezione fisica da parte dell’utente sono sincronizzate, anche contenuti convenzionali come film, web series o presentazioni possono essere visionati riducendo il rischio di soffrire di mal d’auto.

Già entro i prossimi tre anni, holoride intende lanciare sul mercato quest’inedito format d’intrattenimento riservato ai passeggeri posteriori mediante visori VR comunemente reperibili in commercio. Nel lungo termine, l’espansione della connettività Car-to-X, vale a dire tra vettura e infrastrutture, farà sì che le condizioni del traffico diventino parte dell’esperienza on board: le soste al semaforo si tramuteranno in ostacoli inaspettati all’interno di un gioco oppure in occasioni per un breve quiz durante un programma didattico.

Audi e i Marvel Studios collaborano sin dalla fondazione del Marvel Cinematic Universe, complice l’apparizione di Audi R8 in Iron Man, nel 2008. Basandosi su questa relazione di lunga data, la Casa dei quattro anelli e Disney Games e Interactive Experiences hanno dato vita al format d’intrattenimento “Marvel’s Avengers: Rocket’s Rescue Run” per dimostrare come i passeggeri posteriori possano vivere un’esperienza di viaggio unica grazie alla più innovativa tecnologia virtuale. “Audi, Marvel e Disney Games e Interactive Experiences celebrano il decimo anniversario dei Marvel Studios con un’esperienza nel mondo Avengers che abbina contenuti di fama planetaria e raffinate soluzioni tecnologiche” – ha affermato Mike Goslin, vice presidente di Disney Games e Interactive Experiences. “Sebbene questa demo destinata al CES sia stata sviluppata a scopo puramente esplorativo, nutriamo il massimo interesse nei confronti di qualsiasi format d’intrattenimento possa migliorare le trame e il coinvolgimento nei nostri mondi”.

Dal 2011, Audi è protagonista del Salone dell’elettronica di consumo (CES) di Las Vegas, la kermesse hi-tech più famosa al mondo, considerata il palcoscenico per eccellenza dei trend tecnologici. L’edizione 2019 potrà contare su oltre 4.000 espositori e quasi 170mila visitatori. L’8 gennaio alle ore 20.00 (CET), la Casa dei quattro anelli trasmetterà la conferenza stampa in diretta via satellite, internet e smart TV mediante i canali Audi MediaTV.

*Dati relativi ai consumi espressi sotto forma di range, soggetti a differenze in funzione di pneumatici/cerchi utilizzati

giovedì 17 gennaio 2019

Moto e scooter a Roma: diminuiscono gli incidenti, ma buche e tombini fanno paura

400.000 veicoli percorrono ogni giorno le vie della capitale, ma 1 su 2 non è in regola con la revisione. Oltre il 24% dei motociclisti intervistati usa lo smartphone alla guida. Il 23 gennaio Guida Sicura per 150 giovani delle scuole Romane.

Dal 2010 gli incidenti che hanno coinvolto moto e motorini a Roma in ambito urbano sono diminuiti del 38%, i morti del 40% e i feriti del 38%. Sulle strade della Capitale, però, si contano oltre 5.000 sinistri l’anno con un veicolo a due ruote: 14 al giorno. Ottobre è il mese con più incidenti (10% del totale su due ruote), mentre a maggio si verificano più decessi (1 su 4). Durante il rientro serale casa-lavoro (17:00-21:00) si concentra il 31% degli scontri per moto e scooter, ma è nelle ore notturne (22:00-6:00) che si contano più morti su due ruote (34% del totale). È quanto emerge dallo studio “La sicurezza stradale nella Capitale delle due ruote”, realizzato dalla Fondazione Filippo Caracciolo di ACI e presentato oggi dall’Automobile Club Roma, che analizza la mobilità di moto e scooter, anche attraverso interviste su un campione di oltre 800 conducenti e rilievi dei comportamenti negli incroci più pericolosi.

Nonostante il miglioramento dei dati sull’incidentalità, emergono criticità da fronteggiare con urgenza: il 98% dei motociclisti intervistati indica le buche come primo fattore di rischio. Seguono lo stato dei tombini (81% delle risposte) e il comportamento indisciplinato degli automobilisti (64%). Quasi la metà di chi si muove in moto e scooter lungo i 5.500 chilometri di strade romane include tra i pericoli anche pedoni e ciclisti. Lo studio evidenzia pure i vizi dei rider romani: il 50% dei 393.144 veicoli a due ruote circolanti a Roma non è in regola con la revisione (secondo il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture) e il 24% dei motociclisti dichiara di usare lo smartphone mentre guida. Quattro su dieci ammettono di superare i limiti di velocità, oltrepassare la linea continua e passare con semaforo giallo, ma più del 60% dichiara di zigzagare nel traffico.

Tali comportamenti non trovano sempre adeguato contrasto nelle sanzioni: gli intervistati dalla Fondazione Caracciolo confermano di aver ricevuto verbali per le infrazioni commesse, ma più per divieto di sosta (44% delle risposte) e violazione delle corsie riservate ai mezzi pubblici (35%). Solo il 19% delle multe confessate puniscono l’eccesso di velocità e appena il 9% il mancato rispetto del semaforo.

Lo studio rileva anche la scarsa consapevolezza degli utenti: il casco jet “aperto” è preferito da 67 utenti su 100, ma solo il 28% degli intervistati dichiara di sostituirlo in caso di incidente. In merito all’equipaggiamento, i guanti sono utilizzati da 1 su 4, la giacca tecnica da 1 su 10 e i pantaloni con protezioni da 1 su 100. Il fabbisogno di formazione è sottolineato in primis dagli stessi motociclisti: il 76% ritiene necessario introdurre prove pratiche in circuito per il conseguimento della patente e il 90% chiede più test su strada.

“A Roma ogni anno muoiono mediamente 30 persone su due ruote – dichiara Giuseppina Fusco, vice presidente dell’Automobile Club d’Italia e presidente della Fondazione Filippo Caracciolo – e tra le cause spiccano distrazione, distanza di sicurezza e velocità. Incide in modo pesante anche l’età del parco circolante, privo dei principali strumenti di assistenza alla guida (ADAS), oltre all’inadeguatezza del manto stradale e la scarsa consapevolezza sugli equipaggiamenti di sicurezza”. Secondo la Fusco, “è necessario promuovere campagne di sensibilizzazione sui comportamenti corretti, intervenire sulle infrastrutture, incentivare il rinnovo del parco e migliorare la formazione alla guida, come richiesto dalla maggioranza degli intervistati

mercoledì 16 gennaio 2019

Moby è il primo progetto di condivisione per utilizzatori di sedie a rotelle

Il progetto “Moby” di Italdesign è uno dei cinque finalisti del Toyota Mobility Unlimited Challenge, concorso da 4 milioni di dollari organizzato dalla Toyota Mobility Foundation; la notizia è stata resa pubblica pochi minuti fa a Las Vegas, durante il CES 2019.

     Il Mobility Unlimited Challenge, in associazione con il Nesta Challenge Prize Centre, supporta miglioramenti radicali per la mobilità e l’indipendenza di persone con paralisi degli arti inferiori attraverso tecnologie assistive intelligenti, ha raccolto ottanta progetti da ventotto Paesi di tutto il mondo.

     Il progetto “Moby” di Italdesign è il primo servizio di mobilità pensato per gli utilizzatori di sedie a rotelle; è basato sullo stesso principio del sistema di bike-sharing: consiste in una serie di dispositivi completamente elettrici, semiautonomi, di tipo “wheel-on”, cioè a bordo dei quali si può salire direttamente con la propria sedia a rotelle, che permette agli utilizzatori di muoversi in città molto più facilmente e con minor sforzo fisico. Gli utenti potranno prenotare Moby attraverso una app, raggiungere l’hub di raccolta più vicino, salire a bordo e utilizzarlo all’interno della città per poi riconsegnarlo in uno degli hub di raccolta, lasciandolo a disposizione di un altro utilizzatore. Moby ha un sistema integrato di sensori che aiutano ad evitare collisioni con ostacoli fissi o mobili, inoltre il suo design consente di superare facilmente le barriere architettoniche. Grazie all’app dedicata inoltre, consente agli utilizzatori di interagire con il dispositivo stesso, con altri utilizzatori, altri mezzi di trasporto e applicazioni dedicate, via API.

     «Abbiamo lavorato a questo progetto per molto tempo in stretta collaborazione con persone sulla sedia a rotelle – ha dichiarato Serena De Mori, Project Manager di Moby – e la loro richiesta principale è stata quella di trovare una soluzione che rendesse più facile e meno faticoso lo spostamento quotidiano in città. Stiamo già lavorando per poter sviluppare ulteriormente il progetto e continueremo a lavorare con i suoi utilizzatori ideali per migliorarlo costantemente”.

     Italdesign ha ottenuto il premio di 500.000 dollari, che verranno utilizzati appunto per sviluppare lo stadio successivo del progetto.

«Moby è uno dei molti progetti che stiamo sviluppando all’interno del nuovo dipartimento di Italdesign dedicato alle soluzioni per la mobilità – ha aggiunto Massimo Martinotti, Head of Mobility Solutions. Siamo qui al CES 2019 anche in veste di oratori della Supersession Conference dedicata al tema dell’auto volante, avendo ideato e sviluppato il progetto Pop.Up. Credo che sia Moby sia Pop.Up rispecchino ciò che intendiamo per “mobilità del futuro”: fornire soluzioni a nuove ed emergenti necessità; non importa che si tratti di progetti pronti per entrare nel mercato o che richiedano ancora qualche anno di sviluppo, lo scopo e la visione sono i medesimi».

Il Challenge ha richiamato ingegneri, innovatori e designer da ogni parte del mondo a iscrivere progetti per tecnologie rivoluzionarie, che incorporassero sistemi intelligenti, per migliorare la mobilità e l’indipendenza delle persone con paralisi degli arti inferiori. Fondamentale, per il Challenge, è stata l’importanza della collaborazione con gli utenti finali, per sviluppare mezzi che si integrassero senza soluzione di continuità nelle loro vite e nei loro ambienti, che fossero comodi e facili da utilizzare, assicurando maggiore indipendenza e coinvolgimento nella vita quotidiana.
     Oltre ai 500.000 dollari, i finalisti parteciperanno a workshop dedicati, riceveranno supporto da ingegneri specializzati e collaboreranno con gli utenti finali per gli sviluppi futuri dei propri progetti fino al 2020.

«Onestamente non potevamo cominciare meglio questo 2019 – ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Italdesign Jörg Astalosch – Siamo davvero orgogliosi di essere tra i cinque vincitori di questo concorso. Noi, come azienda che da sempre fornisce servizi per la mobilità a costruttori di tutto il mondo, crediamo fermamente che la Future Mobility debba avere un impatto positivo sulla vita di ogni persona. Moby è parte di questa visione e speriamo davvero di portarlo a diventare realtà, in modo da offrire, in collaborazione con le municipalità e altre aziende, un servizio che possa rendere più facile l’esperienza quotidiana di chi deve utilizzare la sedia a rotelle”.
 

lunedì 14 gennaio 2019

Il vero valore del mercato dell'auto? Eccolo

Sono 38,2 i miliardi di euro spesi in Italia nel 2018 per acquistare nuove automobili, 1,7 miliardi in meno rispetto al 2017 (-4,2%). È la stima del Centro Studi Fleet&Mobility, elaborata sulla base dei dati ufficiali delle  immatricolazioni.

Il 57% degli acquisti (pari a quasi 21,6 miliardi) è stato effettuato dai privati, segmento che include anche le Partite IVA individuali, con un decremento sull’anno precedente di 321 milioni di euro (-1,5%), con un prezzo medio netto di acquisto pari a 19.702 euro in aumento dell’1% rispetto al valore del 2017.

La domanda dei noleggiatori è diminuita del 2%, passando da 8,8 miliardi del 2017 a 8,6 miliardi del 2018 e rappresenta il 22% del totale.

Il prezzo medio netto di acquisto dei noleggiatori è pari a 19.742 euro in contrazione del 2,6% rispetto al prezzo del 2017, che era di 20.265 euro. Tale risultato è stato determinato principalmente dalla maggiore penetrazione del noleggio a lungo termine verso i privati. Inoltre, ha avuto un notevole peso anche l’incremento delle auto-immatricolazioni ad uso noleggio di vetture destinate alla vendita a km0, da parte di case e concessionarie.

Le società, che coprono il 21% del mercato, hanno acquistato auto per 8 miliardi, con una contrazione di 1,2 miliardi di euro (-13%) e un prezzo medio netto di acquisto pari a 20.425 euro (-4%). Il canale società ormai rappresenta più le auto-immatricolazioni (75% del totale segmento) che non gli acquisti realmente riconducibili a società.

“La flessione in valore del 4% (rispetto al -3% in volume) non dice tutto degli sforzi fatti dall’offerta per aiutare le vendite – spiega Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro Studi Fleet&Mobility. Già considerando l’adeguamento dei listini all’inflazione, il gap reale valore/volume è di due punti percentuali, a cui bisogna aggiungere il fatto che quasi tutto il calo dei volumi (66.000 auto) si è concentrato sulle utilitarie (-57.000 vetture di segmento A e B): poiché sono macchine di valore medio basso, l’impatto sul valore è stato inferiore, ma neutralizzato dai forti sconti praticati.

venerdì 11 gennaio 2019

La realtà aumentata (per ottimizzare i processi), sbarca nell'auto

Autosantoro Hyundai lancia un nuovo e innovativo progetto con l’obiettivo di ottimizzare i processi di vendita e post vendita, e migliorare l'esperienza d'acquisto del cliente. La concessionaria ufficiale Hyundai di Salerno e Potenza è il primo dealer a sperimentare “Asso”, la nuova soluzione integrata per gli showroom dell'automotive realizzata da Innovaway, azienda leader nell'ICT: il sistema punta ad usare la realtà aumentata per permettere ai concessionari di aumentare il fatturato, ridurre costi e tempi di gestione dei processi e migliorare il customer engagement.

Con il progetto è stato infatti realizzato un nuovo sistema informativo, basato sulle nuove tecnologie (mobile app, push notifications, architetture a microservizi, Robotic Process Automation, semantica e Intelligenza Artificiale), introducendo anche una soluzione unica nel settore automotive ed estremamente innovativa di Proximity Marketing basata su un “Assistente Olografico”. L’assistente virtuale, di dimensioni reali, accoglie il visitatore interessato a cambiare auto invitandolo a fare alcune domande e a navigare su un dispositivo touchscreen.

Grazie a questa nuova soluzione, Autosantoro Hyundai ha potuto incrementare la capacità di tracciamento e migliorare la gestione dei clienti potenziali al fine di creare un’unica base di dati centralizzata per lo sviluppo di sistemi integrati di intelligenza artificiale, chatbot e social media marketing. Un sapiente sistema di integrazione automatizzata che permette di gestire in modo efficace ed efficiente il servizio post-vendita.

Da sempre una delle concessionarie italiane in prima linea nell'innovazione dei servizi al cliente, Hyundai Autosantoro ha lanciato il progetto a Novembre 2018 in un nuovo punto vendita esterno alla concessionaria Autosantoro Hyundai, situato all’interno del centro commerciale La Fabbrica di Salerno: “Grazie a questo importante investimento sull’innovazione, a 50 anni dalla fondazione, la nostra concessionaria si è consolidata ai vertici delle classifiche nazionali sia in termini di penetrazione di mercato che per volumi di vendita” – afferma Vincenzo Santoro, amministratore delegato di Autosantoro. “Un processo virtuoso che ha portato Hyundai a essere nel mercato privato il primo marchio estero per volumi e penetrazione in provincia di Salerno (fonte Unrae, ndr), facendo diventare Autosantoro il primo concessionario Hyundai in Italia ai vertici delle classifiche per soddisfazione della clientela e per gratificazione della forza lavoro interna, cui il gruppo tiene in modo particolare”.

La soluzione Asso è stata realizzata dall'area Ricerca e Sviluppo di Innovaway, per il segmento dell'automotive, secondo le linee guida del Comitato strategico di cui fanno parte Luigi Nicolais, ex Ministro all'Innovazione e Presidente del CNR, e Giorgio Ventre, docente di Ingegneria elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione, nonché direttore della Developer Academy Apple di Napoli.

“L’utilizzo di un assistente virtuale a cui affidare i servizi di informazione e pubblicizzazione delle vetture esposte presso i centri commerciali catalizza l'attenzione dei passanti, ottimizzando l'esito di iniziative come campagne promozionali e lancio di nuovi prodotti” - afferma Antonio Giacomini, CEO di Innovaway. “Si stima, infatti, un aumento del traffico e dei tempi di sosta dei potenziali clienti fino al 50%, con conseguente maggiorazione delle vendite per circa un 20%”.

Innovaway è una società di informatica creata nel 1997 che conta più di 600 dipendenti, di cui il 55% donne e il 63% laureati, con un’età media di 35 anni. Il gruppo è attivo in sette sedi (Napoli, Milano, Roma, Torino, Palermo, Catanzaro, Tirana) erogando i suoi servizi in 25 lingue e svolgendo la sua attività in tutto il mondo, in più di cento paesi. L'area Ricerca e Sviluppo del Gruppo Innovaway analizza i trend del mercato e le nuove esigenze delle imprese nazionali ed internazionali, per rendere più competitive le aziende clienti e promuovere innovazioni frutto della ricerca universitaria, creando in tal modo anche opportunità di lavoro e crescita professionale per giovani ricercatori.

 

giovedì 10 gennaio 2019

Nel 2018 la percentuale di chi ha denunciato incidenti con colpa è diminuita del 10%

Il nuovo anno si apre con una brutta notizia per quasi 1,2 milioni di italiani, tanti sono gli automobilisti che, secondo l’analisi fatta da Facile.it, avendo denunciato alle assicurazioni un sinistro con colpa avvenuto nel 2018, vedranno aumentare la propria classe di merito e, insieme ad essa, il costo dell’RC auto.
In termini percentuali si tratta del 3,83% del campione analizzato (500.000 preventivi di rinnovo RC Auto raccolti tramite le pagine di Facile.it) e, almeno questa è una buona notizia, il dato è in diminuzione di quasi il 10% rispetto all’anno precedente quando ad aver denunciato sinistri con colpa erano stati il 4,22% degli automobilisti alle prese con il rinnovo della polizza RC auto.

Guardando all’andamento delle tariffe RC auto nel corso dello scorso anno, nonostante il calo delle tariffe registrato nel secondo semestre, a dicembre 2018 il premio medio è nuovamente aumentato toccando i 580,67 euro, valore superiore del 3,16% rispetto allo stesso mese del 2017*.
«Secondo l’indagine che abbiamo commissionato all’istituto di ricerca mUp Research, lo scorso anno l’RC auto è stata una delle voci di spesa che ha inciso di più, almeno psicologicamente, sul bilancio delle famiglie ed è quella sulla quale, anche nel 2019, si cercherà di risparmiare maggiormente», spiega Diego Palano, responsabile Assicurazioni di Facile.it. «La buona notizia è che molti lo hanno già fatto; secondo i risultati dell’indagine, nel 2018 sono oltre 11 milioni di automobilisti che sono riusciti a ridurre la spesa trovando un’offerta migliore.».

Guardando al profilo sociodemografico degli automobilisti che dovranno pagare di più a causa di un incidente con colpa, la prima grande differenza che emerge è legata al sesso. Fra gli uomini hanno denunciato sinistri con colpa solo il 3,55%, mentre tra le donne la percentuale è più alta, pari al 4,33%.

Se l’età media degli automobilisti che vedranno peggiorare la propria classe di merito è pari a 46 anni, è interessante notare come i giovani neopatentati - probabilmente a causa di una maggior insicurezza che li porta ad avere più attenzione sulle strade – abbiano denunciato, in percentuale, meno incidenti con colpa rispetto alla media nazionale; solo il 2,03% degli automobilisti con età compresa tra i 18 e i 20 anni peggiorerà la propria classe di merito.

Leggendo i dati in base alla professione dichiarata in fase di preventivo, emerge che sono i pensionati gli automobilisti meno prudenti; tra loro, il 4,46% vedrà un aumento delle tariffe RC auto a causa di un incidente con colpa. Seguono gli impiegati (4,26%) e gli insegnanti (4,21%). Valori sopra la media nazionale anche per il personale medico (4,18%, percentuale in calo rispetto allo scorso anno, quando occupavano la prima posizione in classifica con il 5,03%) e i liberi professionisti (4,13%). Nessuna novità, invece, rispetto alla classifica degli automobilisti più virtuosi; stabili nelle prime posizioni gli ecclesiastici (2,23%) e le forze armate (2,49%).

Leggendo i dati su base regionale emergono differenze significative tra le diverse zone d’Italia. La regione che ha registrato la percentuale più alta di automobilisti che hanno denunciato all’assicurazione un sinistro con colpa che farà scattare l’aumento delle tariffe RC auto è la Liguria (5,09%). Seguono nella classifica il Lazio, dove il 4,95% degli automobilisti vedrà un aumento delle tariffe assicurative, le Marche (4,87%) e la Toscana (4,87%). Guardando la graduatoria nel senso opposto, i valori più bassi sono stati registrati in Molise (1,13%), Calabria (1,52%) e Basilicata (1,53%).

Rispetto allo scorso anno, tutte le regioni hanno registrato valori in calo, ad eccezione della Valle d’Aosta dove la percentuale è passata dal 2,70% al 3,23%.
Le aree del Paese dove invece le percentuali sono calate maggiormente sono l’Umbria (passata dal 6,22% al 4,53%), la Basilicata (da 2,76% a 1,53%) e il Friuli-Venezia Giulia (da 4,39% a 3,32%).


mercoledì 9 gennaio 2019

Aci, chiusura d’anno in frenata per il mercato dell’usato

(CLICCA SULLA TABELLA PER INGRANDIRLA)

Chiusura d’anno in frenata per il mercato dell’usato. I passaggi di proprietà delle automobili, al netto delle minivolture (trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale), a dicembre hanno registrato un lieve incremento mensile dell’1,4%, che tuttavia scende in territorio negativo in termini di media giornaliera (-3,9%) per via della presenza di una giornata lavorativa in più rispetto al corrispondente mese del 2017. Per ogni 100 vetture nuove a dicembre ne sono state vendute 182 di seconda mano e 159 nel corso dell’intero anno.

A fronte del calo delle prime iscrizioni di auto diesel che trova riscontro anche nel mese di dicembre (-21,1% rispetto a dicembre 2017, con una quota mensile di mercato che si riduce dal 58,5% al 47,1%) si confermano in costante aumento i passaggi di proprietà per questa categoria di auto, con un incremento mensile del 3,2% che nell’intero 2018 ha portato la quota di mercato delle vetture alimentate a gasolio al 53,8%.

In negativo i passaggi di proprietà dei motocicli che a dicembre hanno registrato al netto delle minivolture un decremento mensile dello 0,6% (-5,8% in termini di media giornaliera), mentre sul versante delle prime immatricolazioni si evidenzia una forte crescita (+52,6%) originata dall’iscrizione degli ultimi motocicli Euro 3 che nel 2019 non potranno più essere immatricolati.

Complessivamente nel 2018 il mercato dell’usato ha archiviato incrementi complessivi del 4,7% per le autovetture e del 3,1% per tutti i veicoli, con un calo del 2,1% per il settore dei motocicli.

I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito www.aci.it

Bilancio in rosso a dicembre anche per le radiazioni, con variazioni mensili negative del 4,4% per le quattro ruote (-9,5% media giornaliera) e del 24,9 per le due ruote (-28,8% media giornaliera). Il tasso unitario di sostituzione del parco auto a dicembre risulta pari a 0,94 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 94) e a 0,77 nell’intero anno.

Nel 2018 le radiazioni hanno archiviato incrementi complessivi del 6,4% per le autovetture, del 6,1,% per i motocicli e del 6,3% per tutti i veicoli.

Considerando il saldo positivo per le autovetture tra prime iscrizioni e radiazioni (circa 440.000 unità) si prevede un nuovo incremento del parco circolante al 31-12-2018 di oltre l’1%.

lunedì 7 gennaio 2019

600 MILIARDI DI EURO PER ELIMINARE PETROLIO, METANO E CARBONE DALLE CENTRALI ELETTRICHE

I paesi dell’Unione Europea dovrebbero spendere circa 600 miliardi di euro per sostituire le centrali alimentate da fonti fossili (petrolio, metano, carbone, che forniscono il 40% della generazione elettrica) con nuove fonti rinnovabili. Il dato emerge da un’analisi di Alberto Clò, già ministro dell’industria del Governo Dini, direttore della rivista “Energia”, sul Blog di Sara Assicurazioni (www.viapo20.it), Assicuratrice Ufficiale dell’Automobile Club d’Italia.

Petrolio, metano e carbone sono responsabili del 70 per cento delle emissioni di gas serra. Secondo Clò gli Stati che hanno firmato l’accordo di Parigi 2015 “non stanno facendo nulla di concreto rispetto a quello che si dovrebbe fare”, col risultato che le emissioni sono tornate a crescere. In Italia ”parlare e dibattere di energia è divenuto ormai impossibile in un continuo logorante scontro tra opposte fazioni ove le reciproche demonizzazioni fanno aggio su ogni sereno confronto”. Ne consegue che il pessimismo sulla transizione energetica “è assolutamente giustificato”.

Il sistema ETS, creato nel 2005, è il primo mercato mondiale di biossido di carbonio che ha l’obiettivo di contrastare i cambiamenti climatici. L’ETS fissa un tetto massimo alle emissioni di CO2 prodotte da industria pesante, centrali elettriche e compagnie aeree, responsabili del 45% delle emissioni di gas serra nell’Unione Europea. Con il “carbon leakage”, ovvero la delocalizzazione delle industrie in Paesi con restrizioni meno rigorose alle emissioni di CO2, “il danno all’ambiente è immediato per il Paese che non ha disincentivato le emissioni nocive, ma quello per l’ambiente del Pianeta non diminuisce”. “E’ un po’ come spazzare e nascondere l’immondizia sotto il tappeto”, conclude Clò, che poi aggiunge: ”Se calcolassimo le emissioni esportate dall’Europa vedremmo che il loro livello non è diminuito, come Bruxelles si vanta di aver conseguito, ma aumentato non di poco”.

#NONLOSAPEVO - La nuova campagna Sara

“Lo sapevi che
nel mondo partono
204 milioni di e-mail 
al minuto?” 


“E tu lo sapevi che Sara ti assicura
contro i danni causati da perdita, 
distruzione e divulgazione 
di dati sensibili e archivi informatici?”
PAOLO LONGO, AGENTE SARA ASSICURAZIONI

#NONLOSAPEVO

venerdì 4 gennaio 2019

FCA, CNH Industrial e le Scuole Salesiane: ha formato finora quasi 13 mila giovani

Il progetto internazionale TechPro2 compie dieci anni. Gestito originariamente da Mopar - il marchio post-vendita di Fiat Chrysler Automobiles per i Servizi, l'Assistenza, il Customer Care, i Ricambi Originali e gli Accessori Autentici - in collaborazione con il Centro Nazionale Opere Salesiane-Formazione Aggiornamento Professionale (CNOS-FAP), TechPro2 è un programma di sviluppo professionale e allo stesso tempo una missione sociale, pensato per offrire un'opportunità ai giovani che hanno terminato la scuola dell'obbligo e che spesso provengono da situazioni socialmente disagiate o da problematici quartieri urbani. Nel 2011 anche i segmenti dei mezzi industriali (quali, tra gli altri, veicoli commerciali e macchine agricole, successivamente riuniti nel gruppo CNH Industrial) sono entrati a far parte dell'iniziativa, introducendo programmi specifici ed estendendo così le conoscenze e le competenze dal settore automotive a quello delle macchine da lavoro. Nato da un'iniziativa italiana, oggi TechPro2 è attivo con oltre 60 sedi scolastiche nel mondo: dall'Argentina alla Cina, dall'India all'Etiopia ma anche in Europa, dalla Polonia all'Italia.

Ultima nazione in ordine di tempo a entrare a fare parte della grande famiglia TechPro2 è la Francia, dove da luglio sono operative sette sedi che nei prossimi tre anni prepareranno oltre 200 studenti. Nei dieci anni di attività sono quasi 13 mila i giovani che hanno partecipato a TechPro2 con 380 mila ore di formazione e 6.500 stage presso le reti assistenziali di FCA e CNH Industrial. TechPro2 non si ferma a questi risultati e prosegue verso nuovi obiettivi: recentemente FCA ha ampliato l'offerta all'area dell'accettazione per la formazione di Consulenti del Servizio e ha avviato un corso per la figura di Racing Team Technician, in collaborazione con Abarth.

In TechPro2 convergono e si amalgamano gli obiettivi di due realtà internazionali e globali come FCA e CNH Industrial, con quelli formativi promossi da CNOS-FAP che si pongono come priorità la formazione e la crescita dei giovani. In pratica, TechPro2 è un programma che consegna ai giovani un progetto di vita: ciò significa dare alle nuove generazioni opportunità di crescita serie e strutturate, che consentano ai ragazzi di progettare un futuro fatto di lavoro. Allo stesso tempo costituisce un bacino potenziale di risorse altamente qualificate per i ruoli richiesti dalla Rete Assistenziale.

Gli obiettivi del progetto vengono raggiunti attraverso il reperimento, la formazione e l'inserimento nel mondo professionale di giovani tramite un percorso che prevede sia l'insegnamento teorico sia esperienze pratiche presso le aule dei centri di formazione professionale dei Salesiani, oltre che stage presso le Officine Autorizzate. I laboratori sono progettati e allestiti da FCA e CNH Industrial in conformità a normative che le due aziende applicano alle proprie reti. Inoltre gli stage presso officine assistenziali, permettono ai giovani di sviluppare solide competenze tecnico-professionali e al tempo stesso vivere importanti esperienze sul campo. Grazie a queste opportunità offerte dal programma TechPro2, diventa facilmente disponibile la manodopera altamente specializzata necessaria alle attività aziendali.

Nel 2019 si svolgeranno altri importanti eventi, tra cui una nuova edizione dei "TechPro2 Award": attraverso una prova scritta (questionario tecnico), una prova orale relativa alla figura dell'accettatore (colloquio cliente-accettatore) e una prova pratica (diagnosi e riparazione di un guasto simulato), ogni Paese premierà alcuni ragazzi tra i più meritevoli.

Per il Chief Operating Officer di FCA della regione EMEA Pietro Gorlier "TechPro2 è un progetto che conosco molto bene e che da anni porta avanti un modello vincente di relazione tra istituzioni formative e impresa, alla base della sinergia che deve esistere tra scuola e lavoro. Questa partnership di tre realtà importanti e leader nei loro settori continua a creare professionisti maturi: è un'ottima combinazione tra un eccellente contributo tecnico e un forte sistema di valori che permette di raggiungere un alto livello personale e professionale, fondamentale per i nostri tecnici di domani".

Derek Neilson, EMEA Chief Operating Officer di CNH Industrial, ha riconosciuto che TechPro2 è "un progetto concreto ed efficace, e l'ha dimostrato nel corso degli ultimi dieci anni. Il nostro investimento a lungo termine in corsi nuovi si propone di rispondere alla necessità di competenze e, al tempo stesso, di esprimere la nostra responsabilità sociale, sostenendo e rafforzando le comunità dove operiamo. Come CNH Industrial abbiamo esteso TechPro2 a diverse nuove realtà, dall'Africa alla Cina. Così questo programma ha conosciuto una nuova stagione di successi, in particolare in Africa, dove i nostri diplomati hanno raggiunto l'eccezionale tasso di occupazione del 100%, dimostrando come la formula TechPro2 possa davvero fare la differenza".

Per don Enrico Peretti, Direttore Generale del CNOS-FAP (Centro Nazionale Opere Salesiane Formazione Aggiornamento Professionale) "il grande successo della collaborazione tra CNOS-FAP, FCA e CNH Industrial nel TechPro2 nasce dalla necessità di guardare insieme la realtà formativa con il cuore di don Bosco e la responsabilità di cittadini: giovani, famiglie, attività produttive, formazione professionale e territori, per dare insieme le risposte che sono necessarie. L'attività congiunta di CNOS-FAP, FCA e CNH Industrial - giunta ormai al suo decimo anno - è un caso positivo nella formazione dei giovani al lavoro, un caso da studiare in tutte le sue potenzialità e che può fare scuola a tante aziende".

TechPro2 è sicuramente un esempio emblematico nella formazione professionale, perché ha coinvolto con pari responsabilità l'azienda e l'ente di formazione per costruire la maturità e l'autonomia personale del ragazzo, capace di responsabilità e di autonomia nella competenza tecnologica e nella capacità di relazione nel lavoro in equipe.

giovedì 3 gennaio 2019

ROMA: AUMENTANO LE VITTIME SULLE STRADE-GROVIERA DELLA CAPITALE

Il 2018 si conferma un anno drammatico sulle strade della Capitale: quest'anno, con i dati aggiornati al 13 dicembre, il numero delle vittime è salito a 153, a Roma e provincia, senza contare le persone decedute dopo essere state ricoverate in ospedale per gravi ferite riportate in incidenti stradali.
Un trend negativo e inquietante ma che davvero non stupisce nessuno, visto lo stato drammatico della pavimentazione e della segnaletica stradale della Città Eterna. Una realtà dei fatti ben nota ai cittadini romani e che ha spinto molti di loro a rivolgersi proprio all'Associazione per avviare una causa di risarcimento contro il Comune: in un anno, già 150 visite e 80 azioni di risarcimento testimoniano l'interesse crescente dei cittadini per la strada della tutela legale.

Proprio per superare i tempi medi lunghissimi dei risarcimenti della società di assicurazione del Comune, l'intervento del Codacons presso Ivass ha permesso di accelerare le procedure, tanto che i cittadini che si sono rivolti all'Associazione hanno tenuto il risarcimento in 90 giorni.


mercoledì 2 gennaio 2019

Nasce ANIA SAFE, la società che mette a disposizione del mercato una vasta gamma di servizi finalizzati a supportare l’operatività delle imprese del settore

L’ANIA, l'Associazione Nazionale tra le Imprese Assicurative, ha lanciato ANIA SAFE, la società che mette a disposizione del mercato una vasta gamma di servizi finalizzati a supportare l’operatività delle imprese del settore.

“Abbiamo deciso di creare ANIA SAFE perché stiamo vivendo un momento storico di grandi cambiamenti, in cui l’innovazione ha portato una vera e propria rivoluzione che ha investito tutti i settori, tra questi anche quello assicurativo, e ha mutato in modo significativo i modelli di consumo e il contesto competitivo. Lo afferma la Presidente dell’ANIA, Maria Bianca Farina, che aggiunge: "Siamo, quindi, convinti, oggi più che mai, che investire in servizi innovativi a supporto delle compagnie, nella formazione dei nostri dipendenti e della rete di vendita e negli studi, sia una priorità per il settore assicurativo e per il mondo finanziario in generale”.

ANIA SAFE sarà strutturata in tre aree integrate: formazione e consulenza per offrire iniziative per lo sviluppo e l’evoluzione delle competenze dei dipendenti del settore assicurativo e finanziario, servizi in logica innovativa ed editoria per offrire e condividere studi, ricerche e contenuti dell’industria assicurativa e finanziaria.

Si tratta della conclusione di un progetto di integrazione fra tre società: IRSA, ANIA Servizi ed Edizioni Assicurative (Ed. Ass.). La fusione ha permesso di accorpare tutte le attività in un’unica entità per ottenere un’organizzazione aziendale più efficace e garantire la massima sinergia ed integrazione tra i servizi offerti nelle diverse aree.

“Siamo convinti che ANIA SAFE, oltre che contribuire allo sviluppo delle competenze e delle conoscenze del settore assicurativo, possa fornire - conclude Maria Bianca Farina - un supporto e uno stimolo alle imprese per la gestione innovativa del loro importante business”.