ANIA Cares, un protocollo di intervento innovativo



Il progetto ANIA Cares, ideato dalla Fondazione ANIA in collaborazione con La Sapienza Università di Roma e con la Polizia Stradale, ha lo scopo di fornire assistenza psicologica alle vittime di incidenti stradali e ai loro familiari.

Attraverso l'elaborazione di un protocollo di intervento innovativo, si mette a disposizione di chi ne ha bisogno un aiuto qualificato per reagire dopo un incidente stradale, superando le conseguenze psicologiche per danni fisici permanenti o per la perdita di una persona cara. Un pronto soccorso psicologico al quale si accede attraverso il numero verde gratuito 800 893 510, operativo 24 ore su 24.

E’ stata creata una rete di 100 psicologi distribuiti nelle 4 città in cui il progetto è partito in via sperimentale: Milano, Firenze, Roma e Campobasso.

Si tratta di un vero e proprio caso di eccellenza a livello mondiale, un "unicum", visto che progetti di questo tipo non esistono in altri paesi: per tracciare i manuali operativi e le linee di intervento, nonché per le procedure di formazione degli psicologi, la Fondazione ANIA si è avvalsa del supporto dei massimi esperti mondiali di psicologia del trauma.

Tra questi Roger Solomon, consulente del Senato degli Stati Uniti, che ha curato le vittime dell'Uragano Katrina e dell'11 settembre, ma anche di Richard Mollica, direttore dello Harvard Program in Refugee Trauma del Massachussets General Hospital, uno dei primi centri dedicati alle vittime di torture e violenze di massa negli Stati Uniti.  Oltre al protocollo terapeutico, il progetto prevede la formazione di tutte quelle figure professionali che, a vario titolo, hanno contatti con le vittime di incidenti stradali e i loro familiari: dalle forze dell’ordine che intervengono al momento dell'incidente, passando per i medici legali ed i liquidatori assicurativi.

Aci presenta "Open parco veicoli", la banca dati on line sul circolante italiano

E’ disponibile l’aggiornamento di “Open Parco Veicoli”, strumento statistico di ACI all’indirizzo www.opv.aci.it con tutti i dati sul parco veicolare, confrontabili per anno e disaggregabili per categoria di veicoli, alimentazione, classe Euro, Regione, Provincia e Comune di appartenenza.

Al 31 dicembre 2018 risultano circolanti in Italia 51.682.370 veicoli, l’1,3% in più rispetto al 2017. Stessa crescita per le autovetture, di cui se ne contano 39.018.170 sulle strade. 

Tra le auto, è boom di elettriche (+61%) ed ibride (+38%), seppure contino complessivamente meno dell’1% del totale circolante. Stabili le alimentazioni tradizionali: le vetture a benzina diminuiscono appena dello 0,6%, mentre i diesel circolanti aumentano del 2,5% su base annua.

L’incremento di auto più consistente si registra in Valle d’Aosta (+12%) e in Trentino Alto Adige (+6%). Il Piemonte è invece fanalino di coda, con una variazione pressoché nulla rispetto al 2017. Tra i 109 Comuni capoluogo di provincia, in 7 si assiste alla contrazione del numero dei veicoli circolanti, tra cui spiccano Bolzano (-7,7%, malgrado la crescita su base regionale) e Torino (-3,5%).

I numeri chiave della Sara presentati alla convention dell'Auditorium Parco della Musica


Nuova truffa scoperta dell'IVASS


"Non fa parte del gruppo generali anche se il nome richiama il gruppo assicurativo triestino. Si tratta di Generali Spa uk ltd cheha tentato di vendere in italia una polizza collettiva contraffatta per i casi di morte e invalidità permanente a seguito di infortunio e malattia": così l'IVASS ha smascherato l'ultima truffa.. La compagnia citata "non è autorizzata all'esercizio dell'attività assicurativa in italia e non risulta iscritta nel registro delle imprese assicurative nel regno unito".

L'ivass raccomanda sempre di verificare, prima della sottoscrizione, che i contratti siano riferibili a imprese regolarmente autorizzate, tramite la consultazione del sito istituzionale dell'autorità di vigilanza. In particolare i consumatori sul sito possono consultare sia l'albo delle imprese italiane che gli elenchi di quelle estere ammesse in italia.

E i costi di esercizio delle auto aumentano più dell'inflazione


Nel 2018 i prezzi della autovetture in Italia sono aumentati più dell’inflazione. Emerge dagli indici nazionali dei prezzi al consumo determinati dall’Istat. A fonte di una crescita del livello generale dei prezzi dell’1,2%, i prezzi delle automobili sono aumentati dell’1,89% e ciò per l’effetto di incrementi del 2,04% per i diesel e dell’1,77% per le vetture a benzina. E’ invece in calo del 3,30% l’indice Istat dei prezzi delle vetture usate e, secondo il Centro Studi Promotor, la causa di questa contrazione va ricercata soprattutto nella demonizzazione del diesel, che comincia ad avere effetti anche sulle quotazioni dell’usato.

Rincari superiori al tasso di inflazione hanno avuto poi i costi di esercizio che secondo l’Istat sono lievitati del 3,27%. Le voci che hanno maggiormente contribuito a questa crescita sono quelle relative al gasolio per autotrazione (+8,14%), alla benzina (+5,38%) e agli altri carburanti per mezzi di trasporto e cioè essenzialmente a metano e gpl, che, complessivamente considerati, hanno visto i loro prezzi aumentare del 5,67%. A proposito dei carburanti, il Centro Studi Promotor avverte però che a fine ottobre la tendenza alla crescita dei prezzi alla pompa si è invertita lasciando spazio a un andamento in calo che continua anche nel 2019. Anche un’altra voce di spesa importante, quella dei pedaggi autostradali, ha visto una crescita superiore all’inflazione (+2,56%), come d’altra parte avviene regolarmente da molti anni. Quasi in linea con l’inflazione è stata invece  la spesa per la manutenzione e la riparazione che è lievitata del 1,27%.

Rincari inferiori all’inflazione hanno avuto invece i premi di assicurazione (+0,99%), l’affitto di garage e posti auto (+0,90%), i pezzi di ricambio (+0,69%), i lubrificanti (+0,69%), i parcheggi (+0,68%) e i pneumatici (+0,50%).
Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, nel 2019 i prezzi delle auto nuove potrebbero vedere una diminuzione per i modelli diesel e un aumento in linea con l’inflazione per quelli a benzina, mentre sui costi di esercizio dovrebbe influire positivamente per gli automobilisti la tendenza al ribasso dei prezzi dei carburanti.
                 

ACI e Mobileye sollecitano facilitazioni economiche a sostegno della domanda di sicurezza sulle strade

Sgravi fiscali per chi incrementa la sicurezza dei veicoli con dispositivi Adas, anche aftermarket: è la proposta dell’Automobile Club d’Italia e di Mobileye, formulata nella giornata inaugurale di Transpotec, salone dei trasporti e della logistica che si chiude domenica 24 febbraio alla Fiera di Verona.

Sulle strade italiane circolano 480.000 autocarri, 173.000 tir e oltre 99.000 bus e pullman, molti dei quali con tanti anni e chilometri all’attivo: solo quelli immatricolati dal 2015 sono dotati di sistemi di sicurezza attiva, in grado di scongiurare incidenti o ridurne drasticamente gli effetti. Per tutti gli altri è improrogabile un repentino potenziamento degli standard di sicurezza, in attesa che il processo di rinnovamento del parco circolante elimini dalle strade i mezzi più vetusti e pericolosi.

Da oggi anche i veicoli commerciali, industriali e i mezzi pesanti possono avvalersi della sicurezza offerta da Mobileye, il dispositivo distribuito attraverso la rete territoriale di ACI che porta le più avanzate tecnologie di sicurezza attiva pure sui veicoli più datati. Avviso di collisione frontale con altri mezzi, con pedoni e ciclisti; monitoraggio della distanza di sicurezza e delle linee di carreggiata; avviso di superamento dei limiti di velocità e lettura dei cartelli stradali; telecamera integrata con registrazione continua delle immagini, utile anche ai fini assicurativi: sono le funzioni principali di Mobileye e del suo sistema integrale di sicurezza.

Il 94% degli incidenti è causato da un errore umano e l’80% dei sinistri è imputabile alla distrazione del conducente tre secondi prima dell’impatto. Più di 9 incidenti su 10 possono essere evitati da un dispositivo che richiami entro due secondi l’attenzione di chi guida.

Uno studio condotto in Israele su un campione di 40.000 veicoli con massa superiore a 3,5 tonnellate rileva il dimezzamento dell’incidentalità dei mezzi dotati di sistema di avviso di collisione frontale e monitoraggio della carreggiata. Come evidenziato da una ricerca del Ministero dei Trasporti olandese, 2.000 camion dotati di Adas hanno percorso 77 milioni di chilometri nei Paesi Bassi senza essere coinvolti in alcun incidente, mentre 400 veicoli senza tecnologia di sicurezza attiva hanno provocato 5 sinistri sulla stessa percorrenza. L’efficienza della tecnologia è premiata in Italia da Sara Assicurazioni, che riconosce fino al 25% di sconto sulle polizze ai veicoli dotati di sistemi anticollisione.

Proprio per la facilità di installazione e di utilizzo, Mobileye sta riscontrando notevole successo anche tra le auto storiche, aumentandone gli standard di sicurezza e preservandone il valore.

 

Furti auto, nel mirino dei ladri SUV e citycar


2.363 veicoli rubati recuperati (per un valore complessivo di quasi 52 mln di euro), grazie alla tecnologia in radiofrequenza non schermabile, alla partnership con le forze dell’Ordine, a una centrale sempre operativa e all’intervento sul campo di un team di specialisti nella lotta contro i furti d’auto.
E’ questo il principale dato che emerge dal report “Stolen Vehicle Recovery 2018” elaborato da LoJack, la società americana parte del colosso CalAmp e leader nei servizi telematici e nel recupero di veicoli rubati.

A fronte di un fenomeno che, pur se in graduale calo negli anni, continua a vedere il nostro Paese in testa alle classifiche europee, lo scorso anno LoJack ha registrato un nuovo record nelle attività di recupero dei veicoli dotati dei sistemi in radiofrequenza, più che raddoppiate rispetto al 2017: +58% di veicoli rubati restituiti ai legittimi proprietari.

Gli oltre 220.000 dispositivi installati a bordo, delle vetture e delle moto più appetibili per il business dei furti forniscono oggi un osservatorio unico sull’evoluzione del fenomeno, negli ultimi anni in costante movimento.
Lo scorso anno si è confermato il trend di crescita delle sottrazioni dei SUV (+62% vs il 2017), come testimonia la presenza nella top ten dei veicoli più rubati di ben 4 Sport Utility Vehicle: Range Rover Evoque, Jeep Renegade, Toyota Rav 4, Nissan Qashqai.
Nella graduatoria generale il modello della Land Rover è preceduto solo dalle due vetture regine del mercato delle vendite, Panda e 500.
FCA detiene il primato dei furti rispetto agli altri brand (nell’ordine Land Rover, Toyota, Ford e BMW).

Ma quali sono le regioni più a rischio? La mappa dei furti conferma l’incontrastata supremazia della Campania, dove si è registrato il 45% dei casi che hanno coinvolto veicoli dotati di dispositivi LoJack, seguita da Lazio (21%), Puglia (14%), Lombardia (9%) e Sicilia (4%).
In queste cinque regioni si è concentrato il 93% del totale degli episodi criminali.

“Osservando i dati sui furti d’auto, emergono oggi con chiarezza due indicazioni: la polarizzazione del fenomeno verso le utilitarie più diffuse sul mercato e gli Sport Utility Vehicle e la rapidità della nostra organizzazione nel comprendere la tipologia di furto e quindi nell’effettuare il recupero del veicolo prima che di esso si perdano le tracce”, ha commentato Maurizio Iperti – AD di LoJack Italia, “Soprattutto in alcune aree del nostro Paese, un efficace supporto tecnologico e un tempestivo intervento sul campo, prima che l’auto venga cannibalizzata o eventualmente instradata su traffici internazionali, costituiscono requisiti decisivi per garantire il recupero della vettura. Senza questi strumenti, come certificano anche i dati del Ministero dell’Interno, le possibilità di recuperare l’auto sottratta si riducono drasticamente”.

Sara Assicurazioni, un 2018 da incorniciare


Il Consiglio di Amministrazione  di Sara Assicurazioni S.p.A., riunitosi in data odierna, ha esaminato la situazione economica provvisoria sull’andamento dell’esercizio 2018 di Sara Assicurazioni.

Migliora il risultato tecnico dei rami danni e il risultato netto si mantiene nell’intorno dei 61 milioni di euro nonostante un contributo più contenuto della finanza.

La raccolta pari a 582,9 milioni di euro è in crescita del 4,3% e il solo canale agenti, prevalente per la compagnia, sale del 5% mantenendo un andamento profittevole e un mix adeguato. (CoR  conservato 2018 pari al 84,9% rispetto al 86,4% del 2017).

Andamento positivo anche per il ramo vita che cresce del 5% con una raccolta che si attesta a 95,5 milioni di euro e un risultato netto positivo pari a 0,8 milioni di euro nonostante l’andamento avverso del credito sul debito domestico (2,4 milioni di euro nel 2017).

Le società del Gruppo Sara non hanno richiesto autorizzazione all’utilizzo delle misure transitorie sulle riserve tecniche, previste dal D.L. 7 settembre 2005, n.209, né intendono applicare le misure anticrisi previste dal Regolamento IVASS n. 43 del 12 febbraio 2019.

La solvibilità di gruppo si mantiene su livelli elevati pari al 264% (268% nel 2017)

"Con l'inizio del 2019 si è completato il progetto di full cloud. Da gennaio infatti tutta l’infrastruttura informatica del gruppo è in cloud,  condizione che abilita la rete alla vendita in mobilità e, oltre a contenere i costi, riduce i tempi di gestione operativa delle agenzie e consente alla compagnia di compiere un primo importante passo avanti nel percorso di trasformazione digitale" questo dichiara a latere del Consiglio di Amministrazione il Direttore Generale Alberto Tosti.


Crescono le vendite di vetture aziendali a noleggio usate: sempre più privati le acquistano


Nei primi 9 mesi del 2018 sono state vendute oltre 120mila vetture usate ex noleggio a lungo termine. Panda, 500L, Grande Punto, Golf e Qasqai le auto più gettonate. Oltre al consolidato canale dei concessionari, sempre più privati oggi si affidano a questa soluzione, che si rivela conveniente per chi vuole mantenere la proprietà del mezzo, scegliendo comunque un usato sicuro, con un’età media di tre anni, diesel o benzina, correttamente tagliandato e mantenuto presso officine autorizzate, a prezzi competitivi.

Sono questi le principali evidenze che emergono dall’analisi sulle vendite di veicoli usati condotta da ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità.
Nei primi 9 mesi dello scorso anno sono state 120mila le vetture vendute dagli operatori di noleggio lungo termine. A questo dato si sommano i veicoli usati commercializzati dalle società di noleggio a breve termine che ogni anno immettono sul mercato decine di migliaia di vetture con pochi mesi di vita alle spalle.

La ricerca sulla vendita dell’usato, certificato da agenzie specializzate, mostra come oggi tre auto su quattro provenienti dal noleggio long term siano vendute a commercianti (concessionari e rivenditori). Il ricorso a questo canale consente ai noleggiatori di collocare rapidamente le vetture usate presenti nei piazzali, con prezzi di vendita più contenuti.
Resta significativo il numero di vetture acquistate direttamente dalla clientela privata, ben 8.800 nei primi 9 mesi dello scorso anno, il 7% del totale.
La restante parte viene venduta ad aziende o all’estero.

“Oggi le direttrici di sviluppo di questo business, sempre più rivolto ai privati”, evidenzia Massimiliano Archiapatti - Presidente ANIASA, “si muovono in due direzioni solo apparentemente in contraddizione tra loro: da una parte, un’offerta sempre più completa, multimediale e interattiva di informazioni, immagini e video sulla vettura in vendita e sulla sua precedente vita aziendale, disponibili anche su smartphone o con apposite APP; dall’altra, l’apertura sempre più frequente di outlet o punti vendita fisici, spesso collocati presso poli attrattivi strategici, dove i clienti possono osservare e toccare con mano l’offerta”.

“Da anni siamo impegnati”, conclude Archiapatti, “nel far riflettere il legislatore sulla necessità di svecchiare il nostro vetusto parco auto circolante attraverso misure economicamente sostenibili anche per i possessori di vetture ante Euro3; una soluzione efficace potrebbe essere rappresentata proprio dalla defiscalizzazione parziale dell’acquisto dell’usato Euro5 o Euro6”.

Le ragioni del crescente successo dell’offerta di usato ex noleggio risiedono soprattutto nella garanzia del prodotto, molto appetibile da privati e rivenditori, in quanto a condizioni economiche vantaggiose ci si assicura un veicolo perfettamente manutenuto secondo tagliandi indicati dalla casa costruttrice ed effettuati presso officine autorizzate, garantiti per 12 mesi come previsto dalla normativa comunitaria; spesso è prevista anche un’estensione di garanzia di altri 12 o addirittura 36 mesi proposta dall’azienda di noleggio (che offre anche la possibilità di un finanziamento presso primari istituti di credito). Tutto con piena certezza sul reale chilometraggio percorso, mettendo il cliente al riparo da possibili truffe.

Si tratta di vetture “giovani”, il 44% ha meno di tre anni di vita e in pochi casi si superano i 4 anni di anzianità.

Altro plus dell’offerta è legato alla varietà dei modelli disponibili: oltre tre vetture vendute su 4 sono city car (14%), utilitarie (25%) o di medie dimensioni (37%), mentre quelle di segmento superiore rappresentano il 24% dell’offerta. In aumento la presenza sui piazzali di monovolume e crossover che oggi hanno toccato, rispettivamente, quota 13% e 12% del totale, mentre berline e station wagon continuano a giocare un ruolo di primo piano, con un complessivo 62%. Non mancano le vetture “aperte” o coupé, oltre 800 nei primi 9 mesi dello scorso anno.

Scontato il dato relativo alle alimentazioni in flotta, che rispecchia a pieno le scelte operate fino ad oggi dalle aziende, con preferenze orientate su diesel (79%) e benzina (17%) che costituiscono il 96% del parco usato e quote oggi residuali per GPL, metano e ibride.

L'Ivass scova nuovo sito fantasma per truffe su polizza RcAuto

La promozione e la vendita di polizze assicurative r.c. auto tramite 'www.directlinerca.com', offline dal 18 gennaio 2019, sono risultate irregolari perché il sito non era riconducibile a un intermediario iscritto nel Registro Unico. L'Ivass ha segnalato i fatti all'Autorità Giudiziaria. E' quanto si legge in una nota. "Nelle comunicazioni alla clientela, il sito utilizzava l'identità di un intermediario regolarmente iscritto nel Registro Unico ma del tutto estraneo alle attività svolte dal sito medesimo. Le polizze ricevute dai clienti entrati in contatto con il suddetto sito internet sono false e i relativi veicoli non sono assicurati", spiega ancora l'Ivass.

L'autorità di vigilanza con l'occasione "raccomanda di adottare le opportune cautele nella sottoscrizione on-line di contratti assicurativi, soprattutto se di durata temporanea. In particolare, l'Ivass consiglia ai consumatori di controllare, prima della sottoscrizione, che i contratti siano riferibili a imprese e intermediari regolarmente autorizzati e di consultare sul sito www.ivass.it: gli elenchi delle imprese italiane ed estere ammesse ad operare in Italia (elenchi generali ed elenco specifico per la r. c. auto); l'elenco degli avvisi relativi ai Casi di contraffazione, Società non autorizzate e Siti internet non conformi alla disciplina sull'intermediazione; il Registro unico degli intermediari assicurativi e l'Elenco degli intermediari dell'Unione Europea".


Ford sperimenta, anche in Europa, il linguaggio che consente ai veicoli a guida autonoma di comunicare con gli utenti della strada

I gesti delle mani, i cenni della testa e le posizioni dei pollici sono i segnali che pedoni e ciclisti utilizzano per capirsi vicendevolmente. Ma in che modo i veicoli a guida autonoma, senza un vero e proprio conducente umano, comunicheranno con chi li circonda?

Ford ha effettuato una serie di test utilizzando la segnaletica luminosa per indicare le diverse manovre di guida del veicolo. Questa sperimentazione fa parte del programma di ricerca dell’Ovale Blu per lo sviluppo di un sistema di riferimento per la comunicazione che aiuterà i veicoli autonomi a integrarsi perfettamente con gli altri utenti della strada.

 Durante la sperimentazione per simulare completamente l’esperienza a bordo di un veicolo a guida autonoma, il conducente del Transit Connect scelto per i test, ha “indossato” una Human Car Seat, una particolare tuta in grado di nascondere un vero conducente nella posizione di guida. Progettata per sembrare a tutti gli effetti un sedile, la tuta crea, negli utenti della strada, l’illusione di vedere un veicolo completamente autonomo, fattore fondamentale per valutarne realmente le interazioni.

In questo modo i ricercatori hanno potuto valutare in maniera più efficace le reazioni ai segnali luminosi trasmessi da una barra luminosa, montata sul tetto, che lampeggiava nei colori bianco, viola e turchese per indicare la marcia, la sosta o il dare la precedenza del Transit Connect.

“Fondamentalmente le persone hanno bisogno di fidarsi dei veicoli autonomi e di sviluppare un metodo universale di comunicazione visiva che sia la chiave di tutto. L’idea di trasformare qualcuno in Human Car Seat è emersa durante un momento di pausa e c’è stata subito la consapevolezza che questo fosse il modo migliore e più efficace per scoprire ciò che ci serviva per mettere in atto il progetto”, ha raccontato Thorsten Warwel, Manager, Core Lighting, Ford of Europe.

Gli ultimi test, che completano la ricerca già effettuata negli Stati Uniti, sono stati condotti assieme alla Chemnitz University of Technology, in Germania. I ricercatori hanno ampliato i test per verificare l’efficacia di altri due colori per i segnali luminosi, oltre al bianco e una nuova posizione della barra sul tetto, in quanto nei test svolti negli Stati Uniti, le luci erano posizionate sulla parte superiore del parabrezza. Hanno, inoltre, simulato situazioni di maggiore distanza tra il veicolo e l’utente, per rendere le luci comunque visibili fino a 500 metri.

La sperimentazione ha dimostrato che il 60% delle 173 persone intervistate, dopo aver incrociato il Transit Connect, ha pensato si trattasse di un veicolo autonomo. Sommando i feedback di altre 1.600 persone, è emerso che il turchese sia il colore preferito, in quanto più evidente del bianco e meno facilmente confuso con il rosso rispetto al viola. Inoltre, si è potuto constatare come gli utenti abbiano risposto positivamente alla vista della segnaletica luminosa, assunto importante, che permette ai ricercatori di avere una base da cui partire per sviluppare ulteriormente e affinare tale linguaggio.

“Il contatto visivo è importante, ma il nostro studio ha dimostrato che la prima cosa fondamentale per gli utenti della strada è capire cosa stia facendo un veicolo. Il passo successivo, per noi, è guardare come potremmo garantire che i segnali luminosi possano essere resi più chiari e più intuitivi per tutti”, ha commentato il dott. Matthias Beggiato, Dipartimento di Psicologia, presso l’Università, con la quale Ford ha lavorato al progetto InMotion, finanziato con un investimento di 1 milione di euro dal ministero tedesco dei trasporti e dell'infrastruttura digitale, nell'ambito del programma di ricerca sull'automazione e la connettività nel trasporto stradale.

I conducenti di Human Car Seat, che si sono sottoposti a un addestramento ad hoc per essere certi di guidare in sicurezza in ogni momento, hanno mantenuto sempre gli occhi sulla strada attraverso un finto poggiatesta, azionando una speciale leva per le indicazioni.

Inoltre, Ford ha condotto un’altra serie di test insieme allo specialista dell’illuminazione ed elettronica automotive HELLA, durate i quali i ricercatori hanno valutato ulteriori posizioni per le luci, come a esempio, sulla griglia e sui fari, anche se da parte degli utenti non è emersa una chiara preferenza. 

Con l’obiettivo di introdurre in Nord America, nel 2021, il primo veicolo progettato per la guida autonoma, Ford sta lavorando, al contempo, per garantire che le persone si fidino di tali veicoli. Fondamentale per raggiungere questo obiettivo, sarà la creazione di un linguaggio visivo di riferimento, per comunicare le intenzioni di guida. La società sta collaborando con diverse realtà industriali, tra cui l'International Organization for Standardization e la Society of Automotive Engineers, e sta invitando altri brand automotive e tech a contribuire per creare tale standard.


Prezzi dell’energia: la palla al piede dell’economia europea (specie italiana)

di Alberto Clò 
(dalla rivista ENERGIA)

All’inizio dell’anno la Commissione Europea ha trasmesso al Consiglio e al Parlamento Europeo una Relazione sui “Prezzi e costi dell’energia in Europa”. Ne esce un quadro con (molte) ombre e (poche) luci, utile nel momento in cui si è avviato il processo di attuazione del nuovo Piano Energia-Clima proiettato al 2040.

Il primo dato che emerge dalla Relazione (aggiornata al 2017, link in fondo al testo) è la forte esposizione dell’economia europea alla variabile energetica, con un costo di approvvigionamento (quasi interamente Oil&Gas) raddoppiato dal 2000 al 2017 a 266 miliardi euro (pagato in dollari) anche se inferiore al massimo di 400 miliardi del 2013, quando il petrolio era ai suoi massimi. Le risorse rinnovabili hanno alleggerito questo costo ma in misura comunque parziale (anche per l’incidenza che hanno sull’import).

L’esposizione dei paesi non si limita al costo delle importazioni ma deve anche considerare la forte instabilità dei mercati e le implicazioni geopolitiche mai così rilevanti come di questi tempi. Anche se il peso del petrolio nella formazione del reddito è diminuito, esso continua comunque a condizionare il quadro macroeconomico. Un aumento dei prezzi crea problemi per le banche centrali e per la BCE perché indebolisce la crescita e sospinge l’inflazione.

Molto dipende dalle cause: se originato dalla crescita della domanda o da restrizioni dell’offerta. L’aumento dei prezzi del greggio osservato lo scorso anno – dai 54 doll/bbl del 2017 ai 70 doll/bbl del 2018 – ha ridotto il PIL europeo dello 0,37%.

Altro dato negativo che emerge dalle Relazione è il forte scarto dei prezzi finali dell’energia rispetto a quelli dei concorrenti – Stati Uniti, Canada, Giappone, Sud Corea, Turchia, Cina – dovuto solo in parte ai prezzi all’origine della materia prima, ma molto alla voracità del fisco europeo. Nel 2016 (ultimo dato disponibile) la fiscalità globale sui prodotti energetici è ammontata in Europa a 280 miliardi euro (4,7% del gettito fiscale complessivo).

A questa voce si affiancano le sovvenzioni a favore dell’energia, ammontate lo stesso anno a 169 miliardi euro, trainate dai sussidi alle rinnovabili per 76 miliardi euro (incentivi alle imprese) e appesantite per 55 miliardi alle fonti fossili (riduzioni fiscali).

A patirne è la competitività dell’industria europea specie nei segmenti ad alta intensità d’uso dell’energia. “La quota dei costi energetici di produzione nell’UE” si legge nella Relazione “è solitamente superiore a quella registrata in Asia (Giappone, Corea del Sud) e simile a quella degli USA (ad eccezione dell’alluminio o dell’acciaio, settori nei quali la quota dei costi energetici negli USA è inferiore)”.

Alla disparità dei costi si associa il fatto che nonostante i miglioramenti dell’intensità energetica registrati nell’industria europea, nostri competitor come Giappone e Sud Corea hanno registrato livelli di intensità inferiori ai nostri.

E l’Italia? Nelle classifiche il nostro paese si piazza sempre nei primi posti nei livelli dei prezzi finali dell’elettricità e del metano. Addirittura primo tra i paesi del G20 in quelli dell’elettricità all’industria. Amaro primato e segno del fallimento della politica energetica nel voler ridurre il ‘gap di costo’ dell’energia (leggasi SEN 2013).

I prezzi dell’energia impattano diversamente sui territori e sui segmenti della società e dell’industria. Nell’Europa settentrionale/occidentale le famiglie destinano mediamente il 4-8% della loro spesa all’acquisto dell’energia contro il 10-15% delle famiglie dell’Europa centrale/orientale. L’aumento dei prezzi ha dilatato il fenomeno della ‘povertà energetica’ a danno delle famiglie a basso reddito che destinano all’energia il 10% e più della loro spesa totale contro il 6% delle famiglie a reddito medio e ancor meno per quelle ad alto reddito. Quella che l’European Economic and Social Committee aveva denunciato nel 2013 come “nuova priorità sociale che deve essere combattuta a tutti i livelli nazionali ed europei” non ha trovato adeguate risposte.

Tra i segnali positivi merita rilevarne due. Primo: la graduale riduzione del differenziale dei prezzi interni nei mercati nazionali – di oltre il dieci per cento nell’ultimo decennio – segno di una loro maggiore efficienza grazie al loro crescente accoppiamento e alle accresciute (pur se ancora insufficienti) interconnessioni. Secondo: il crollo dei costi, sia d’investimento che operativi, delle risorse rinnovabili che ha consentito loro di conseguire buoni livelli di redditività e in futuro – ha ribadito più volte la Commissione – di ‘camminare sulle proprie gambe’ senza la necessità di alcun sussidio diretto o indiretto.

Da qui l’auspicabile disponibilità delle imprese ad effettuare i grandi investimenti necessari a conseguire l’ambizioso obiettivo di crescita delle rinnovabili – al 32% dei consumi finali – fissato dall’Unione Eruopea per il 2030. 

Crolla la produzione di auto in Italia

Produzione di auto a dicembre in Italia in calo del 13% rispetto allo stesso mese del 2017 (oltre 39.000 unità in meno), mentre - secondo i dati preliminari dell'Anfia - nell'intero 2018 segna un -10% rispetto al 2017 (circa 671.000 unità).

Il 57% delle autovetture prodotte è destinato all'export. Il totale autoveicoli1 (auto più veicoli commerciali leggeri e pesanti) prodotto nel 2018 ammonta a 1,06 milioni di unità, in calo del 7% rispetto al 2017 e destinato alle esportazioni per il 66%. Nel 2018, il mercato italiano dell'auto ha riportato un calo del 3,1%. Nell'anno, le immatricolazioni del Gruppo Fca hanno registrato una quota di mercato del 26%, con volumi in diminuzione del 10%. Negli altri comparti, presentano un segno positivo nel 2018 gli autocarri (+5%) e gli autobus (+36,7%), mentre chiudono l'anno in flessione i veicoli commerciali leggeri (-6%), i rimorchi e semirimorchi pesanti (-1,9%) e i rimorchi leggeri (-4,6%).

"La produzione dell'industria automotive italiana nel suo insieme registra a dicembre 2018 un calo tendenziale del 12,3%, che fa seguito alle flessioni già riportate nei precedenti cinque mesi (-13,3% a novembre, -8,9% a ottobre, -4,4% a settembre, -5,5% ad agosto, -5,9% a luglio). Il 2018 chiude così con una preoccupante contrazione del 3,4%", osserva Gianmarco Giorda, direttore dell'Anfia.

Verifica Tipo Certificato di Proprietà, il servizio on line dell'Aci

L'Automobile Club d'Italia gestisce il Pubblico Registro Automobilistico (PRA), nel quale sono riportate le iscrizioni, le trascrizioni e le annotazioni relative agli autoveicoli, ai motoveicoli e ai rimorchi, in quanto "beni mobili registrati" secondo le norme previste dal Codice Civile.
Il Certificato di Proprietà è il documento che attesta lo stato giuridico attuale del veicolo.
A partire dal 05/10/2015 i Certificati di Proprietà vengono emessi dal PRA in formato digitale in luogo del formato cartaceo.

Tramite questa pagina, compilando i campi richiesti, è possibile verificare il formato del Certificato di Proprietà di un veicolo. Il campo Codice Fiscale è facoltativo e va utilizzato per verificare se esso è riferito ad uno dei soggetti presenti sul Certificato stesso.

In arrivo novità su assicurazione contro terremoti e disastri naturali





Di Nicola Odinzov 

Siamo forse vicini ad una svolta, a breve un disegno di legge per rendere obbligatoria l’assicurazione della casa contro eventi sismici e atmosferici. Se ne fa promotrice la Vicepresidente della Commissione Affari sociali di Montecitorio,Michela Rostan del gruppo parlamentare Liberi e Uguali che pensa di ottenere il consenso di parlamentari anche di esponenti di altri partiti Un provvedimento normativo mirato a contenere le drammatiche conseguenze di un qualunque evento sismico su un bene d’importanza primaria come la casa.

Paesi europei con rischio sismico inferiore sono già organizzati e l’Italia non può permettersi di fare da fanalino di coda dell’Europa in tema di tutela dei propri beni. Questo in sostanza il tema affrontato presso la Sala stampa della Camera dei deputati da Nicola Ricci, presidente dell’Osservatorio nazionale condomini, in occasione della presentazione del libro “La vita facile dell’amministratore di condominio”, alla presenza oltre a Michela Rostan,di Rosario Alessi presidente della Sara assicurazioni, del Direttore commerciale della Sara Andrea Pollicino, e di Fabrizio Premuti, presidente di Konsumer Italia.

Dall’analisi emergono chiaramente due esigenze: da un lato la necessità di una gestione preventiva e strutturata dei rischi derivanti dall’elevata sismicità del Paese, dall’altro di realizzare un sistema regolamentato di prevenzione e protezione per le abitazioni. Soprattutto in virtù del fatto che dopo il recente sisma del 2016, solo il 4 per cento degli sfollati aveva ottenuto un nuovo alloggio nei primi sette mesi dell’anno. La stessa Presidente di ANIA, Maria Bianca Farina, ha più volte ribadito che “siamo un Paese sotto assicurato e questa è una vulnerabilità dell’Italia, delle famiglie e delle imprese”, sottolineando che “occorre una gestione ex ante del rischio” poiché il 78 per cento delle abitazioni italiane è esposto a rischi sismici di varia natura, ma solo il 2 per cento è assicurato ed il costo annuale dei danni derivante da catastrofi sismiche, sempre secondo i dati pubblicati da ANIA, ammonta a circa 3 miliardi di euro.

L’Italia nei secoli è stata colpita da alcuni tra gli eventi sismici più forti e distruttivi che la storia ricordi. L’elevata sismicità, è concentrata soprattutto nella parte centro-meridionale della penisola, lungo la dorsale appenninica. Negli ultimi 2500 anni, il Paese è stato interessato da oltre 30.000 eventi sismici. I terremoti degli ultimi quaranta anni hanno causato danni economici valutati in circa 135 miliardi di euro. A ciò devono essere aggiunti quei danni irreparabili, e quindi non traducibili in valore economico, al patrimonio storico, artistico e monumentale.

Storicamente, il primo regolamento antisismico d’Europa venne redatto nel Regno delle Due Sicilie dai Borbone, dopo il terremoto del 1783. Di tempo ne è passato ed invero i provvedimenti legislativi fino ad oggi adottati non hanno prodotto risultati positivi.

Un terremoto non è facilmente prevedibile, ma l’uomo può e deve adottare misure per cercare di contenere i rischi e ridurre danni.

Nel mondo ci sono zone peggiori dell’Italia per quanto riguarda il rischio sismico. Ebbene, i modelli che propongono vanno da complessi sistemi di allarme fino alla ricostruzione. Il modello nipponico è un esempio di efficienza in caso di terremoto. I provvedimenti adottati sono tra i più completi ed efficienti. Si stima infatti che circa l’85 per cento degli edifici sia costruito seguendo  norme antisismiche di avanguardia. Inoltre ci sono programmi statali di prevenzione, che prevedono periodiche esercitazioni della popolazione, kit di sopravvivenza posti in ogni struttura pubblica o privata ed un moderno sistema di sensori, posizionati in ogni angolo del Paese, connesso ai mezzi di comunicazione di massa.

Auto & Neve: le 5 regole per guidare sicuro

Pioggia battente, neve, grandine, magari associate a vento forte. I fattori meteorologici, tornati di stretta attualità in questi giorni visto la forte ondata di maltempo che sta colpendo varie regioni italiane, sono un indubbio pericolo per chi li incontra mentre è alla guida.

Secondo l’ultimo rapporto sugli incidenti stradali stilato da Istat e Aci su dati 2017, il 5% degli incidenti in città è causato dalla presenza di eventi meteo avversi, a partire da neve e nebbia. E il tasso cresce all’8,6% nelle strade extraurbane, con un indice di mortalità che, in caso di maltempo, aumenta nelle ore di punta degli spostamenti casa-lavoro e nel rientro serale.

Ma spesso gli incidenti per meteo avverso potrebbero essere evitati se il guidatore sapesse cosa è meglio fare quando si incontra un fondo innevato o c’è il rischio di lastre di ghiaccio. Eppure, solo una minima parte dei patentati ha seguito corsi di guida sicura. Una lacuna tanto più pericolosa per chi si reca in vacanza in zone montuose. Ecco perché al Tonale da anni esiste una rinomata scuola di guida sicura che offre corsi ai turisti e, più in generale, a chi ha a cuore la sicurezza propria e altrui.

Teatro delle lezioni è la pista di atterraggio dell’altiporto del Tonale che, quando è innevata, si trasforma in un circuito lungo 850 metri, perfetto per questo tipo di iniziative e frequentato anche da piloti professionisti in allenamento. Una location perfetta anche per testare la qualità degli pneumatici: non a caso un leader del settore come Pirelli ha deciso di utilizzare il circuito dell’altiporto del Tonale per i test invernali sui propri pneumatici. L'aviosuperficie è infatti sufficientemente ampia
e posizionata ad una quota adeguata per garantire condizioni meteorologiche favorevoli per questo tipo di prove. «Poter disporre di una struttura vicino al centro di ricerca del'università di Milano Bicocca ci permette di progredire più velocemente nello sviluppo» spiega Andrea Vergani, responsabile testing di Pirelli Tyre. «Qui possiamo condurre i test sperimentali a seguito del lavoro dei nostri reparti di ricerca e sviluppo» aggiunge Vergani.

«I vari corsi che si tengono nei circuiti, che a mio avviso dovrebbero diventare obbligatori per i neo patentati, sono importanti perché ti offrono la possibilità di capire come ci si deve comportare, in questo caso, sulle strade innevate» spiega Ottorino Menici, istruttore e titolare della scuola del Tonale. Due le parti nelle quali si divide il corso: una teorica per affrontare i principi base delle leggi fisiche, rivelare i segreti degli pneumatici moderni e spiegare i concetti di frenata, sotto- sterzo, sovrasterzo. Poi si passa alla parte pratica nella quale gli allievi in pista possono capire, volante alla mano, come evitare i comuni errori che si è portati a fare quando non si ha una preparazione adeguata per la guida in condizioni meteorologiche critiche.

«Ai nostri “studenti” ricordiamo sempre quanto sia cruciale moderare la velocità anche se l’asfalto non è innevato» spiega Menici. «Durante l’inverno o in giornate di freddo intenso si può sempre incappare in una lastra di ghiaccio. Altro aspetto essenziale da sottolineare: per evitare incidenti gli pneumatici debbono essere in condizioni perfette e ogni due anni vanno sostituiti».


LE 5 REGOLE DI GUIDA SICURA SULLA NEVE

- Dotarsi di pneumatici da neve e verificarne periodicamente pressione e usura.

- Controllare le condizioni del proprio veicolo e conoscerne le caratteristiche.

- Limitare gli spostamenti in condizioni critiche finché le strade non vengono pulite.

- Guidare in modo dolce e lineare: mantenere i giri bassi del motore aumenta l’aderenza degli pneumatici.

- Anticipare le traiettorie: iniziare a impostarle per tempo perché l’auto tenderà ad ampliarle in presenza di ghiaccio o neve.

 

Spiccano il volo le polizze vita

di Roberto Bagnoli

E’ in ripresa la nuova produzione di polizze vita individuali. In base alle statistiche  dell’Ania, a novembre 2018 quella ottenuta dalle imprese italiane e dalle rappresentanze di imprese extra-Ue, comprendendo i premi unici aggiuntivi è stata pari a 6,7 miliardi di euro, in diminuzione dell’1,8% rispetto allo stesso mese del 2017 ma in aumento del 2,9% rispetto al mese precedente. Da gennaio i nuovi premi vita emessi hanno raggiunto 75,6 miliardi di euro, il 3,1% in più rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, quando si registrò invece un calo del 5,9%.

A novembre i nuovi premi relativi alle polizze rivalutabili di ramo I (gestioni separate) sono stati pari a 4,8 miliardi di euro (il 72% dell’intera nuova produzione vita), in aumento del 19% rispetto allo stesso mese del 2017; di questi, 1,5 miliardi provengono da prodotti multiramo (combinazione di una componente di ramo I e di una di ramo III, cioè di tipo unit linked) che registrano un aumento del 22,9% rispetto a novembre 2017. Da gennaio i premi di ramo I hanno raggiunto 49,3 miliardi di euro, il 6,4% in più rispetto all’analogo periodo del 2017, quando il ramo registrava una contrazione annua del 19%.
E’ positivo anche l’andamento della raccolta dei nuovi premi di polizze di ramo V (contratti di capitalizzazione), che a novembre ammontano a 126 milioni di euro, in deciso aumento (+52,3%) rispetto allo stesso mese del 2017. Dall’ inizio anno i nuovi premi si attestano a 1,2 miliardi di euro, il 3,6% in meno rispetto all’analogo periodo del 2017.

La restante quota della nuova produzione vita, pari a poco di un quarto del totale emesso nel mese di novembre, ha riguardato il ramo III (polizze unit-linked e index linked), con un ammontare di 1,8 miliardi di euro,  -34,5% rispetto allo stesso mese del 2017, il calo più forte da inizio anno. Di questi, 0,9 miliardi di euro provengono da nuovi premi di polizze multiramo investiti in fondi unit-linked, in diminuzione del 19,8%. Da gennaio l’andamento della nuova produzione di ramo III è progressivamente diminuito fino a registrare alla fine di novembre un valore negativo del 2,5%, a fronte di un ammontare pari a 25 miliardi di euro.

Le polizze di malattia di lunga durata (ramo IV) hanno registrato per il secondo mese consecutivo un ammontare superiore ai due milioni di euro, raggiungendo da inizio anno un volume pari a 16 milioni di euro, quasi il 40% in più rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.
 I nuovi contributi relativi alla gestione di fondi pensione aperti, pur registrando l’ammontare più alto da inizio anno, sono risultati ancora in calo rispetto allo stesso mese del 2017, attestandosi da gennaio a 113 milioni di euro, -3,1% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Da gennaio il numero delle nuove polizze/adesioni è stato complessivamente pari a 3,2 milioni di euro, in diminuzione del 12,8% rispetto al corrispondente periodo del 2017.
A novembre i nuovi premi/contributi relativi a forme pensionistiche individuali, pur registrando l’ammontare più alto da inizio anno, sono ancora in calo (-1,1%) rispetto allo stesso mese del 2017, raggiungendo da gennaio i 1,2 miliardi di euro, un valore stazionario rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

I nuovi premi relativi a polizze di puro rischio sono in aumento (+29,6%) rispetto a novembre 2017, raggiungendo da gennaio i 752 milioni di euro, il 14,3% in più rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente; il 34% di questo dato è costituito da polizze non abbinate a mutui o credito al consumo (in crescita del 35,7%).

www.iomiassicuro.it














L'incredibile storia delle buche di Roma

Di Nicola Odinzov

Prevenire è meglio che curare. Gli interventi di manutenzione stradale, cosi come quelli per le strutture in calcestruzzo o acciaio, dovrebbero essere pianificati già in fase progettuale, prevedendo il degrado in funzione dei flussi di traffico e dei fattori metereologici. Di fatto, una corretta manutenzione ordinaria riduce drasticamente la necessità di interventi più onerosi e radicali. Al contrario, la mancanza di manutenzione ordinaria porta ad aumento spropositato dei costi di manutenzione e riduce allo stesso tempo del 50 per cento la vita utile dei manufatti.

A tutto ciò è da aggiungere anche la mancanza di un monitoraggio costante di tutte le strade e strutture viarie, dal quale una corretta programmazione manutentiva non non può prescindere.
Per il patrimonio di competenza statale o dato in concessione, generalmente sussistono, o sarebbe meglio dire dovrebbero sussistere, delle regolari attività di monitoraggio e ispezione. Discorso a parte riguarda il patrimonio gestito dagli enti territoriali, dove tali attività non risultano affatto.
Sebbene in molti Paesi stia crescendo la consapevolezza della necessità di introdurre il parametro sicurezza nel quadro generale per la valutazione le operazioni manutentive, la mancanza di tale criterio nella legislazione nazionale ha portato ad un aumento della spesa non solo per queste ultime ma anche per il risarcimento dei danni causati a veicoli o persone negli incidenti dovuti a dissesti delle infrastrutture.

Il problema buche sulle strade capitoline non è certo una novità. Ad ogni pioggia nuove voragini spuntano come funghi, l’asfalto si sgretola come un biscotto e gli automobilisti romani sono costretti a gimcane e acrobazie su strade divenute ormai percorsi da fuoristrada. Dal canto suo, l’Amministrazione scarica la colpa della situazione sulle precedenti Giunte, cercando giustificazioni definibili quanto meno fantasiose.

La memoria difensiva presentata dal Comune di Roma nel corso della Class action per “risarcimento danni da buca” promossa dal Codacons sembra quasi un sonetto di trilussiana memoria. Il Campidoglio afferma che, essendo il dissesto delle strade “un fatto oramai noto e una caratteristica comune a tutto l’asfalto capitolino”, il compito di evitarle spetta agli automobilisti i quali “devono adottare comportamenti diligenti per non subire danni”, poiché “La presenza su strade pubbliche di sconnessioni, avvallamenti e altre irregolarità non costituisce un evento straordinario ed eccezionale ma rappresenta, al contrario, una comune esperienza rientrante nell’id quod plerumque accidit e, dunque, deve essere tenuta ben presente dagli utenti della strada, che hanno l’obbligo di comportarsi diligentemente per evitare pericoli a se o ad altri”.

Intanto, la Class action ha già portato al risarcimento di un automobilista il quale ha ottenuto 760 euro di indennizzo (641 euro per i danni e 119 di spese legali) per aver forato una gomma a causa di una buca presente sull’asfalto stradale. E mentre Roma Capitale prepara il ricorso avverso una sentenza che rischia di essere un vero terremoto sul Campidoglio, con circa 900 richieste di risarcimento per oltre un milione di euro, la situazione delle strade romane continua a peggiorare di giorno in giorno, poiché continua a mancare una governance adeguata che non solo pianifichi correttamente gli interventi necessari, tenendo conto delle risorse finanziarie, ma ne ottimizzi l’utilizzo evitando così sprechi ed interventi inutili o fuori tempo.

Quante cose non conosci in campo assicurativo?

A volte, per scarsa consapevolezza, rinunciamo a garantirci la giusta tutela di fronte a rischi più o meno comuni nella vita quotidiana. Eppure una protezione efficace – in ogni campo – generalmente costa molto meno di quanto si pensa.

In un paese sottoassicurato come l’Italia, spesso nemmeno chi una polizza l’ha sottoscritta è consapevole dell’effettiva dimensione della copertura e di tutti i rischi da cui si è tutelato.

Con i video #nonlosapevo abbiamo cercato di smontare lo stereotipo della compagnia assicuratrice che comunica in linguaggio tecnico e poco comprensibile per aiutare i nostri clienti e i consumatori in genere a trasformare i bisogni impliciti in consapevolezza e cultura assicurativa.

I nostri agenti “ci hanno messo la faccia”:  sono infatti loro i protagonisti dei nostri video, perché è a loro che il cliente e il consumatore può rivolgersi per una esperta consulenza assicurativa … per non dire mai più … #nonlosapevo!

Alberto Clò: "Il carbone tra intenzioni e ipocrisie"

di Alberto Clò 

Nella percezione generale – come diffusa dai media – il carbone è inesorabilmente sulla strada del tramonto. Una percezione che tuttavia non ha riscontro con la dura realtà dei fatti.

Non vi è dubbio che la dinamica dei suoi consumi sia andata nel tempo fortemente attenuandosi: passando nei due trascorsi decenni da un +50% tra 1997 e 2007 (+1.189 mil. tep) ad appena un +8% tra 2007 e 2017 (+280 mil. tep) su scala mondiale. Un tracollo tuttavia insufficiente a consentire quella svolta auspicata nel recente Special Report dell’IPCC per rendere il flusso di emissioni compatibile con una riduzione del surriscaldamento entro 1,5°C.

Una svolta che dipende in larga parte dal futuro del carbone. A deciderlo saranno gli Stati, ma anche il mercato, le esigenze di sviluppo dei paesi emergenti, la disponibilità interna di carbone (Cina e India producono il 55%del totale mondiale); la molto minor rischiosità politica.

La Gran Bretagna, lo si è scritto in un altro post, ha deciso ad esempio il phase-out del carbone entro il 2025 ma dalla metà dello scorso anno i suoi consumi hanno ripreso a crescere per il forte balzo dei prezzi relativi del metano. Negli Stati Uniti il mercato ha invece favorito anche nel 2018 un ulteriore riduzione dei consumi.

A questo si contrappongono i record di produzione ed esportazione di carbone della Russia e soprattutto la sensibile crescita dei suoi consumi in India e Cina (insieme contano per il 62% del totale mondiale). Riguardo l’India le previsioni sono di un sostanziale raddoppio dei suoi consumi entro il 2040 a poco meno di 1 miliardo di tonnellate.

Quanto alla Cina consuma tanto carbone quanto il resto del mondo. Alimenta così massimamente le emissioni di anidride carbonica che contano per circa il 28% del totale mondiale, contro il 15,2% dell’America e un mero 10,6% dell’Unione Europea (così che un calo del 10% inciderebbe sulle emissioni attuali per un mero 1% e in futuro per molto meno).

Mentre a Katowice i più si dicevano soddisfatti e plaudivano al poco o niente uscito dalla COP24, con non isolati plausi all’uso del carbone, il Global Carbon Project forniva le prime stime del nuovo record delle emissioni registrato nel 2018 in aumento del 2,7% sul 2017, dopo un +1,6% nel 2017 e un precedente triennio di stagnazione.

A questo aumento hanno concorso tutte le grandi aree: India +6,3%, Cina +4,7%, America +2,5%; Europa ‘flat’ dopo un decennio di forti cali. Le cause in ordine di importanza:
•maggior uso del carbone in Cina e India;
•accresciuti impieghi di petrolio nei trasporti;
•maggior ricorso al gas dell’industria.

Le rinnovabili sono aumentate ma in misura del tutto insufficiente a contro-bilanciare il maggior uso delle fossili. Il rapporto Bloomberg sugli investimenti nelle rinnovabili nel 2018 ha registrano un loro calo a livello mondiale dell’8%, con un tracollo del 32% in Cina. È pur vero che in termini di capacità il taglio è inferiore per il drastico calo dei capex, ma è anche vero che dal 15% al 20% della potenza elettrica solare ed eolica cinese, la più elevata al mondo, è inutilizzata per l’inadeguatezza delle rete elettrica.

Le sorti del Pianeta dipendono sostanzialmente dalla Cina: si guardi al carbone o alle rinnovabili. Nel 2014 il Primo Ministro di Pechino dichiarò “guerra all’inquinamento così come dichiarammo guerra alla povertà”. Agli impegni interni per ridurre il ricorso al carbone, previsto in calo solo dal 2030, si contrappongono tuttavia i suoi impegni esterni per promuoverne altrove l’utilizzo del carbone.

Nei tre anni trascorsi dall’Accordo di Parigi sono stati investiti nel mondo 478 miliardi dollari nei principali 120 impianti a carbone: in larga parte grazie alla Cina che ha fornito le coperture assicurative e al Giappone che ha fornito i finanziamenti. Le compagnie cinesi stanno sostenendo più di 200 nuove centrali a carbone progettate o in costruzione nei paesi meno sviluppati. Quel che rende la Cina, ha giustamente denunciato il New York Times, “ipocrita, se non coloniale”.

DALLA RIVISTA ENERGIA     


Scudieri (Anfia): "Ecco la sfida dell’industria italiana dell’automotive"

In una Sua recente intervista, Lei ha parlato riferendosi alla prospettiva della penetrazione dell’auto elettrica anche nel nostro paese di “violenza con cui si prospetta questo cambiamento”. Può meglio specificare questa Sua preoccupazione?

La preoccupazione della filiera automotive è che il legislatore, nell’imporre normativamente al mercato una determinata tecnologia in tempi rapidissimi, non ha in nessun modo tenuto in considerazione gli impatti sociali ed industriali che questa rivoluzione porterà.  Siamo una delle principali forze industriali, per addetti, per contribuzione fiscale e per spesa in ricerca ed innovazione, sarebbe sempre opportuno coniugare le politiche ambientali con quelle industriali, per disegnare un percorso che consenta la decarbonizzazione del settore, mantenendo alta la competitività industriale italiana a livello globale. 

Lei ritiene verosimile che nell’arco di un decennio (entro quindi il 2030) sulle nostre strade possano circolare sino a 6 milioni di auto ibride (4,4 mil.) ed elettriche (1,6 mil.), come prospettato nel recente Piano Energia-Clima del Governo, partendo dalle appena 4.800 vetture del 2017? 

La rivoluzione di cui parlavo prima non riguarderà solo la nostra produzione, ma sottintende un cambiamento radicale delle abitudini di acquisto dei nostri concittadini, storicamente basate sulla convenienza economica di un’auto e sulla disponibilità infrastrutturale. La situazione di partenza è una quota di mercato delle auto elettriche allo 0,3% – se ne immatricola 1 ogni 404 – e 2.750 colonnine di ricarica non omogeneamente distribuite sul territorio nazionale.

Il Piano Energia e Clima fa una previsione ancora più ottimistica rispetto alla SEN del 2017 sul parco circolante delle auto elettrificate al 2030, ma non è coerente ed altrettanto ambiziosa sul numero delle infrastrutture di ricarica che, in coerenza con la Direttiva DAFI, dovrebbero essere 600.000 (1 colonnina ogni 10 veicoli).

Non vogliamo fare previsioni di mercato perché ci sono tante, troppe variabili che oggi non possiamo controllare, ma c’è una certezza. L’accettazione delle nuove tecnologie da parte dei consumatori sarà possibile solo se l’infrastrutturazione del Paese avverrà rapidamente. Le risorse finanziarie ci sono, a questo punto il pressing affinché la mobilità elettrica diventi realtà in Italia deve passare su chi deve istallare le colonnine.

Quando nel giugno scorso venne prospettata a livello governativo la possibilità di raggiungere 1 milioni di veicoli elettrici (EV) nel 2022, Bloomberg NEF – molto attento e favorevole alle EV – valutò in base all’esperienza di altri paesi che il Governo avrebbe dovuto mettere sul tavolo ben 10,8 miliardi di dollari di incentivi. Ha una qualche idea di quale dovrebbe essere il loro ammontare per sostenere i recenti obiettivi nell’intera filiera EV?

La Germania nel 2016 aveva stanziato 1 miliardo di incentivi ponendosi lo stesso obiettivo. Pochi mesi fa l’agenzia governativa ha annunciato che il target di 1 milione di auto elettriche circolanti entro il 2020 non sarà raggiunto, nonostante le immatricolazioni raddoppino ogni anno e il potere d’acquisto dei tedeschi sia decisamente alto.

Per i prossimi 3 anni il nostro Governo ha stanziato 200 mil.€ di bonus per l’acquisto di auto elettriche ed ibride, contemporaneamente ne ha tassate salatamente altre, senza prevedere che gli introiti del malus potessero aggiungersi agli stanziamenti del bonus. Così facendo, si sarebbero più che raddoppiati gli incentivi e magari il settore avrebbe meglio compreso e digerito il malus come tassa di scopo.

Fuga in avanti sull’EV, demonizzazione dell’auto diesel, ecobonus e incertezza fiscale, hanno contribuito a Suo avviso al crollo delle vendite delle auto negli ultimi mesi del 2018 con una contrazione stimata su base annua di un 3%?

Il 2018 è stato un anno fortemente altalenante con 7 mesi su 12 chiusi negativamente. I fattori che più hanno inciso sono stati certamente il clima pre-elettorale e la progressiva contrazione delle vendite di auto diesel. Questa come diretta conseguenza di alcune assurde politiche locali di blocco della circolazione anche dei modelli diesel di ultima generazione, che hanno dimostrato prestazioni ambientali imparagonabili ai vecchi modelli. Aggiungerei come fattore importante anche l’entrata in vigore, dal 1° settembre scorso, dei nuovi standard sulla misurazione delle emissioni.

Purtroppo la partenza del bonus/malus posticipata a marzo, non farà di certo bene al mercato di quest’anno. Non sorprendiamoci se, nel corso del 2019, evidenzieremo notevoli distorsioni attribuibili a questa intempestiva misura, sia a causa di un annuncio troppo anticipato degli incentivi, che ha già messo in stand by gli acquisti, sia per gli impatti negativi che avrà il malus.

Non colpendo solo le auto di lusso o di grossa cilindrata, il malus porterà ad uno spostamento delle scelte di acquisto a danno di moltissimi modelli ampiamente diffusi sul mercato, molti dei quali prodotti nel nostro Paese.

Quale l’impatto sull’industria automobilistica italiana, dalla produzione alla componentistica, alla fase commerciale? 

Gli scenari globali della mobilità futura ci porteranno, nei prossimi anni, ad affrontare sfide tecnologiche che impongono cambiamenti dirompenti. La filiera automotive italiana deve e vuole cambiare pelle, ma la transizione di un settore industriale importante come il nostro va governata, programmata e supportata da misure che creino condizioni abilitanti, evitando interventi che rendano ancor più arduo il complesso percorso di cambiamento.

È per questo che gli investimenti sulle nuove tecnologie che FCA ha programmato in Italia vanno in ogni modo valorizzati, perché la stretta collaborazione tra costruttore e componentisti innesca in tutta la filiera un circolo virtuoso di innovazione e sviluppi tecnologici. Nello scenario ipercompetitivo che si prospetta di fronte a noi, questo è solo il primo passo.

L’auspicio di ANFIA è di riuscire a breve nell’intento di disegnare con le istituzioni competenti un percorso di transizione, per non perdere il passo dei nostri competitor di Francia e Germania che hanno già avviato politiche di supporto agli investimenti della filiera automotive.


*Paolo Scudieri è Presidente di ANFIA, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica         
DALLA RIVISTA ENERGIA

Ponte di Legnano, al via la sperimentazione hi-tech per controllare il suo stato di salute

Il comune di Legnano si fa portavoce dell’innovazione tecnologica, installando sul ponte in mattoni e cemento armato di via per Castellanza un rilevatore di oscillazioni per tenere sotto osservazione la struttura, in corrispondenza dell’incrocio con la soprastante via XXIX Maggio.
Il 13 dicembre scorso è partito il periodo di test durante il quale verranno raccolti i dati relativi allo stato di salute del ponte ai fini di valutare i lavori di manutenzione più appropriati per tenerlo in perfette condizioni: il sensore, già in funzione, rileva 24 ore su 24 oscillazioni anche minime e trasmette i dati a un cloud che raccoglie ed elabora le informazioni che saranno messe a disposizione del Comune per essere utilizzate dai tecnici.

Il progetto è stato realizzato da WESTPOLE Spa, società specializzata nella digital transformation delle aziende, pubbliche e private, in collaborazione con Area Etica e Hitachi Industrial Engineering EMEA, impegnate nella realizzazione di servizi dedicati alle Social Infrastructure.

In dicembre una delegazione composta dal vicesindaco di Legnano, Maurizio Cozzi, Mauro Cairati e Matteo Masera di WESTPOLE, Salvatore Morana di Area Etica ha presentato il progetto e le caratteristiche dello strumento all’assessore regionale per le Infrastrutture e Trasporti, Claudia Terzi, e all’assessore alla Ricerca e Innovazione, Fabrizio Sala.

“Questa tecnologia – spiega il vicesindaco Maurizio Cozzi – viene offerta gratuitamente al Comune di Legnano per un periodo di sperimentazione che durerà alcune settimane. Naturalmente ha suscitato interesse, data la necessità, più che mai attuale, di conoscere sempre meglio lo stato in cui si trovano strutture e infrastrutture utilizzate da migliaia di persone”.

"Ritardo del Governo impedisce riduzioni tariffe RcAuto"

"Quali sono i tempi di emanazione del decreto attuativo della legge sulla Concorrenza, senza il quale non è possibile finalizzare il percorso di riduzione delle tariffe assicurative e quali sono le ragioni del ritardo accumulato che non ha permesso finora a milioni di automobilisti italiani di risparmiare grazie al proprio comportamento virtuoso?" Così i deputati del Pd Gianluca Benamati e Gavino Manca (rispettivamente vicepresidente e componente della commissione Attività produttive ai ministri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture) chiedono al Governo spiegazioni sul tema RcAuto.

"Negli ultimi anni - proseguono i deputati Pd - sempre più italiani hanno scelto di sottoscrivere una polizza RC Auto coadiuvata dall'installazione della scatola nera: attualmente gli automobilisti che hanno scelto di adottare questo moderno accorgimento sarebbero oltre il 20%, ma la diffusione di questa consuetudine assicurativa risulta essere non omogenea su tutto il territorio.

La legge sulla Concorrenza prevede sconti obbligatori sul costo dell'assicurazione Rc auto nel caso in cui vengano installati o siano già presenti e meccanismi elettronici che registrano l'attività del veicolo, denominati "scatola nera" o equivalenti. La norma prevede inoltre che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il ministro dello Sviluppo economico, emanasse un decreto entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge sulla concorrenza, con il quale fossero individuati per tali dispositivi i requisiti funzionali minimi necessari a garantire l'utilizzo dei dati raccolti, in particolare, ai fini tariffari e della determinazione della responsabilità in occasione dei sinistri. Dopo 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge mancano ancora i provvedimenti attuativi per consentire alle compagnie assicurative di praticare la prevista scontistica, riducendo il costo delle tariffe che risulta essere particolarmente gravoso, soprattutto nel Mezzogiorno, premiando in questo modo gli automobilisti che accettano di installare una scatola nera a bordo del proprio veicolo".