Solidarietà agli abitanti dei comuni delle “zone rosse”: primi provvedimenti concreti da parte di Sara Assicurazioni e Sara Vita



Sara Assicurazioni – Assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club d’Italia - esprime solidarietà alle popolazioni coinvolte dal contagio del coronavirus con primi provvedimenti concreti per venire incontro alle esigenze e alle difficoltà dei residenti e degli assicurati presso le Agenzie o punti vendita  Sara delle zone interessate:

- proroga da 15 a 60 giorni del termine per il pagamento dei premi assicurativi Sara Assicurazioni previsto dall'articolo 1901 del codice civile
- copertura assicurativa estesa fino al 45° giorno successivo alla scadenza per tutti i contratti Auto e  Rami Elementari, con scadenza compresa tra l’8 febbraio e il 31 marzo 2020
- proroga a 60 giorni del termine per il pagamento dei premi per tutti i contratti Sara Vita a copertura del rischio vita in scadenza tra l’8 febbraio ed il 31 marzo 2020
- per quanto riguarda i sinistri, sospensione dei termini di prescrizione o decadenza, sia contrattuale, sia di legge, maturati dal 23 febbraio 2020 fino al 31 marzo 2020
- sospensione delle attività di recupero crediti e franchigie fino al 31 marzo 2020, per tutti i contratti per i quali è stata inviata lettera di sollecito per il pagamento del premio
“In un momento così delicato nella vita del nostro paese abbiamo voluto dare ai nostri clienti e ai nostri agenti un segnale concreto di attenzione e vicinanza – ha dichiarato Alberto Tosti, Direttore Generale di Sara Assicurazioni – Esprimiamo la massima solidarietà a chi si trova ad affrontare le criticità dovute alla diffusione del coronavirus e vogliamo dimostrare nei fatti che siamo pronti a fare la nostra parte per alleviare le loro difficoltà.”

I provvedimenti riguardano i Comuni interessati dalle misure urgenti di contenimento del contagio. In particolare nella Regione Lombardia: 1. Bertonico  2. Casalpusterlengo 3. Castelgerundo 4. Castiglione D’Adda 5. Codogno 6. Fombio 7. Maleo 8. San Fiorano 9. Somaglia 10. Terranova dei Passerini; nella Regione Veneto: 1. Vò

Mobility-as-a-Service: un nuovo approccio alla mobilità


Car sharing, ride hailing, bike sharing e bus pop-up: sono alcuni dei servizi di mobilità on-demand, sempre più diffusi in città. La Mobility-as-a-Service sta rivoluzionando il modo in cui le persone si muovono nelle metropoli di tutto il mondo.

Il panorama della mobilità sta cambiando radicalmente, soprattutto nei contesti urbani. Nei prossimi anni la densità abitativa delle metropoli aumenterà e allo stesso tempo diminuirà la disponibilità di parcheggi e di spazio utile alla circolazione.

Con queste premesse si fa sempre più largo il concetto di Mobility-as-a-Service (MaaS), un’interpretazione della mobilità che sposta il focus dal possesso di un’auto all'utilizzo, integrando varie opzioni di trasporto all’interno di apposite piattaforme digitali. Secondo gli analisti, entro il 2023 i servizi MaaS rimpiazzeranno oltre 2,3 miliardi di viaggi in auto.

Una previsione in linea con il trend che vede sempre più abitanti dei grandi centri urbani rimandare l'acquisto di un'auto o di una bicicletta, preferendo un nuovo modo di muoversi che integra il trasporto pubblico e quello privato senza soluzione di continuità – consentendo agli utenti di prenotare e pagare facilmente i loro spostamenti, attraverso i propri dispositivi mobili.

Il concetto di Mobility-as-a-Service si è evoluto negli anni, a partire dal 2014, quando ha iniziato ad affermarsi in Finlandia grazie anche all’impegno di Sonja Heikkilä, allora studentessa e oggi membro del team dello ŠKODA AUTO DigiLab.

Da quel momento, la Maas è diventata globale e rappresenta la visione futura della mobilità: uno scenario in cui ogni persona potrà usare diversi modi per spostarsi, scegliendoli attraverso un solo strumento - il proprio smartphone.

Le attività del DigiLab si concentrano in questa direzione: servizi come BeRider, lo scooter sharing a zero emissioni lanciato di recente - che si affianca all’offerta di car sharing Uniqway e Hoppygo - rendono più semplice e veloce muoversi in città.

Un ulteriore esempio concreto è l'app Citymove, che calcola il percorso migliore per spostarsi in città confrontando le modalità di trasporto disponibili, sia in termini di costo che di tempo.

L'app è stata attivata a Praga, dove si interfaccia sia con i servizi di mobilità offerti dall'azienda cittadina dei trasporti, sia con quelli di aziende private, come il bike sharing, lo scooter sharing e il ride hailing. Tutti questi servizi possono essere prenotati direttamente attraverso l'app, con cui si possono anche pagare i parcheggi o acquistare i biglietti per il trasporto pubblico, riunendo tutto in un'unica piattaforma.

Fonte: ŠKODA


Sara Assicurazioni: consolidato il trend positivo anche nel 2019. Un triennio di crescita e di ottimi risultati.


Il Consiglio di Amministrazione  di Sara Assicurazioni S.p.A., riunitosi in data odierna, ha esaminato la situazione economica provvisoria sull’andamento dell’esercizio 2019 di Sara Assicurazioni.

Il risultato netto raggiunge i 63 milioni di euro. La raccolta pari a 604 milioni di euro è in crescita del 3,6%.

Andamento molto positivo anche per Sara Vita che cresce del 17,1% con una raccolta che si attesta a 112 milioni di euro e un risultato netto positivo pari a 4,5 milioni di euro.

La solvibilità di gruppo si attesta, al quarto trimestre 2019, al 261% (283% nel 2018).

Nel triennio appena trascorso i clienti sono aumentati del 15% e l’indicatore che esprime l’incidenza del risultato netto sui premi del business danni è stato mediamente superiore al 10%.

 “Il trend positivo del Gruppo è proseguito anche nel 2019: da un triennio registriamo risultati crescenti sia come fatturato che come numero di clienti, persistendo nella profittabilità  anche in un business complesso come quello dell’Auto. Questi risultati premiano il nostro impegno nell’innovazione, il valore della nostra offerta e la qualità del servizio reso dalla nostra rete agenti. L’ottimo lavoro svolto in questi anni da tutto il team management, i dipendenti, gli agenti nonché le rinnovate sinergie con il gruppo Aci ci consentono di affrontare con fiducia le sfide di un mercato competitivo e in profonda evoluzione.” questo dichiara a latere del Consiglio di Amministrazione il Direttore Generale Alberto Tosti. 

Alberto Tosti: "Intelligenza artificiale, potenza elaborativa e dati eterogenei: sono questi gli elementi necessari per predire il futuro in ambito assicurativo nelle smart cities che ci attendono"


Furti in aumento, recuperi in calo: il “topo d’auto diventa hi-tech”


L’analisi annuale curata da LoJack fotografa i trend del business dei furti che oggi vede i ladri d’auto strutturati in organizzazioni criminali e dotati di dispositivi tecnologici per sottrarre rapidamente (bastano 30 secondi) l’auto. Sempre più difficile il recupero. Meno di 4 su 10 vengono ritrovate. Una guida dei sistemi antifurto tra pro e contro.

Milano, 20 febbraio 2020 – Cresce il numero delle vetture rubate ogni giorno sulle strade italiane (287), diminuisce la percentuale di ritrovamento (sotto la soglia del 40%). Nel 2018 di oltre 63mila veicoli si sono perse le tracce, rubati su commissione e instradati su mercati esteri o “cannibalizzati” per il mercato nero dei ricambi. I SUV continuano ad essere nel mirino dei ladri. Sempre più spesso i ladri utilizzano dispositivi hi-tech per sottrarre l’auto: il 25% dei furti dei SUV e delle vetture di ultima generazione viene portato a termine in questo modo, beffando i sistemi di protezione in soli 30 secondi. Il metodo hi-tech più diffuso? Il “relay attack”. Campania, Lazio e Lombardia restano le Regioni più a rischio, Panda, 500 e Lancia Ypsilon i modelli preferiti dal business criminale. Una soluzione per contrastare efficacemente questa piaga arriva dall’abbinamento della tecnologia in radiofrequenza con le soluzioni telematiche.

Sono questi i principali trend che emergono dal “Dossier annuale sui Furti d’Auto”, elaborato da LoJack Italia, società del Gruppo CalAmp leader nelle soluzioni telematiche per l’Automotive e nel recupero dei veicoli rubati, che ha raccolto e analizzato i dati forniti dal Ministero dell’Interno e li ha integrati con quelli provenienti da elaborazioni e report nazionali e internazionali sul fenomeno.
I furti d’auto, dopo 5 anni di costante e graduale calo, sono tornati a crescere: nel 2018 sono stati 105.239 gli autoveicoli sottratti (287 al giorno), +5,2% rispetto ai 99.987 registrati nel 2017. Un’inversione di tendenza tanto più preoccupante in quanto ritrovare le auto rubate si rivela sempre più complicato. Lo scorso anno solo 41.632 sono state restituite ai legittimi proprietari, il 39,5% (era il 44% nel 2016 e addirittura il 53% nel 2007). Le restanti 63.607 vetture rubate sono sparite nel nulla, trasportate all’estero (soprattutto verso Serbia, Albania e Slovenia oppure verso l’Africa, l’estremo Oriente o il Brasile) e rivendute come auto usate o smontate nel giro di poche ore per il redditizio mercato nero nazionale dei ricambi.






Le zone “rosse” e le vetture più a rischio
Il fenomeno dei furti d’auto conferma la polarizzazione intorno a 5 Regioni in cui si concentrano oltre 84mila episodi e che lo scorso anno hanno, tutte, registrato un aumento di questi reati. A seconda della città e della Regione in cui si vive le probabilità di restare vittima di un furto d’auto e successivamente di ritrovarla possono cambiare in modo significativo.
Il primato dei furti spetta alla Campania (21.577 sottrazioni e +8% vs il 2017), seguita dal Lazio (19.232 e + 4%), Puglia (17.818 e +14%), Lombardia (13.004 e +1%) e Sicilia (12.920 e +6%).
Nel nostro Paese le zone quasi “Theft free” (sotto la soglia dei 1.000 furti d’auto) sono, come intuibile, le Regioni meno estese e per lo più collocate nel Nord-Italia: Valle D’Aosta (22 casi), Trentino Alto Adige (324), Molise (337), Basilicata (380), Friuli Venezia Giulia (436), Liguria (605), Marche (777).
Le Regioni in cui le percentuali di ritrovamento della propria auto dopo il furto si riducono al lumicino restano il Lazio (28% dei recuperi del totale auto sottratto) e la Campania (34%).


Quali le vetture più rubate?
La top ten delle auto maggiormente “nel mirino” evidenzia nelle prime posizioni i modelli più diffusi sul mercato, con il costruttore nazionale protagonista. In testa la FIAT Panda (circa 11.000 sottrazioni), seguita dalle FIAT Cinquecento (7.387), Punto (6.560) e dalla Lancia Y (3.752). Completano la graduatoria la Volkswagen Golf (2.661), la Ford Fiesta (2.138), la Smart Fortwo Coupè (1.824), la Renault Clio (1.655), la FIAT Uno (1.629) e la Opel Corsa (1.277). Anche guardando ai modelli, il business dei furti appare evidentemente concentrato sui primi 10 che complessivamente rappresentano una quota del 43% del totale rubato.

Resta alto l’allarme SUV
Anche nel 2018 si è confermato il focus delle bande criminali sui furti degli Sport Utility Vehicle, che conservano mediamente un valore economico più elevato (oltre i 20.000 euro) rispetto alle autovetture e risultano perciò più profittevoli, in particolar modo nei casi di sottrazione su commissione.
Dopo l’aumento dei furti dell’8% registrato nel raffronto 2017 vs 2016, anche lo scorso anno questo particolare business ha visto crescere i propri numeri (+7%, da 4.623 a 4.940 unità) e aumentare la propria concentrazione in tre Regioni che da sole rappresentano quasi circa il 60% del fenomeno: Lazio (1.189), Puglia (911) e Campania (909 e un boom del +38% nel 2018).
L’attenzione della criminalità organizzata verso questo segmento e la determinazione nell’appropriarsene è confermato anche dalle ridotte percentuali di recupero in caso di furto: meno di 1 su 3 (31%) viene ritrovato.
La classifica dei SUV preferiti dai ladri vede nelle prime 5 posizioni: Nissan Qashqai (616 unità rubate), Range Rover Sport (550), Land Rover Evoque (416) e Toyota RAV 4 (359), Kia Sportage (287).


Furti sempre più hi-tech

Il fenomeno furti è in costante evoluzione e si adatta rapidamente alle nuove tendenze del mercato automotive; oggi è sempre più un’attività strategica appannaggio delle organizzazioni criminali o di bande ben strutturate e attrezzate con device tecnologici di ultima generazione in grado di aprire e mettere in moto vetture di elevato valore, così come le utilitarie.

Secondo le stime LoJack elaborate anche sulla base degli strumenti di ritrasmissione recuperati dalla Polizia nelle attività congiunte di recupero, oggi in Italia il 25% dei furti di vetture e SUV dotati di Intelligent (chiave contactless che consente l’apertura/chiusura del veicolo a breve distanza), viene compiuto anche grazie all’utilizzo di un dispositivo tecnologico, in grado di beffare il proprietario della vettura in soli 30 secondi, anche quando ritiene di essere al sicuro.

In particolare due sono le modalità hi-tech più utilizzate da quelli che una volta venivano definiti “topi d’auto” che operano in Italia:
1. la ri-programmazione della chiave attraverso la presa di diagnostica
2. la duplicazione del segnale della smart key: il “relay attack”

In relazione al primo caso, negli ultimi cinque anni è aumentato gradualmente l’utilizzo di apparecchiature di programmazione della chiave tramite la connessione fisica alla porta della diagnostica di bordo OBD, anche grazie all’ampia disponibilità in rete di strumenti di sabotaggio e alle finora inefficaci contromisure messe in campo dalle Case auto. Il ladro forza la portiera in modo tradizionale per introdursi nell’abitacolo, collega un dispositivo alla porte OBD ed ha così accesso alle informazioni riservate del transponder, ottenendo facilmente una nuova chiave nel giro di pochi secondi.

Altrettanto efficace con i veicoli dotati di smart key è il cosiddetto “relay attack”: grazie a ripetitori in radiofrequenza, il ladro può anche a distanza di alcuni metri (anche dall’esterno dell’abitazione) captare il segnale della “chiave elettronica” in possesso del proprietario, farlo “rimbalzare” dal suo device fino a quello del suo complice, posizionato nelle vicinanze della vettura da sottrarre. L’auto viene così ingannata e i sistemi di protezione azzerati.

Questo avviene perché le intelligent key consentono di accedere all’abitacolo della vettura senza dover toccare prima la chiave; l’auto infatti “avverte”, attraverso un generatore di onde radio a bassa frequenza, la presenza del proprietario nelle vicinanze e sblocca le portiere, o le chiude una volta che lo stesso si allontana. Quando il telecomando è abbastanza vicino, un codice identificativo viene riconosciuto da un ricevitore all’interno dell’auto; questo è il momento in cui è possibile rilevarne i codice, oppure è possibile farlo anche quando la smart key non è vicina alla vettura attivandone la trasmissione del codice attraverso specifici device utilizzati per il sabotaggio, come descritto sopra.
Per definizione nessun modello è inviolabile.

Si tratta di due tecniche che sfruttano la debolezza dei software delle case costruttrici, molto diffuse all’estero e che nel nostro Paese stanno facendo rapidamente breccia.
Il paradosso è che proprio le sempre più avanzate dotazioni tecnologiche oggi a bordo delle vetture rischiano di renderle meno sicure e protette. Online sono reperibili a prezzi contenuti strumenti in grado di beffare in diversi modi i sistemi di chiusura delle porte e di blocco del motore.
La diffusa adozione dell'attacco a relè è dovuta sia all'efficacia dei dispositivi facilmente reperibili in rete, sia dall'aumento dei veicoli dotati di chiave intelligente. In questo modo i criminali sono in grado di sottrarre il veicolo parcheggiato davanti l’abitazione, durante la notte, riducendo al minimo il rischio di essere colti sul fatto. Le nuove modalità di furto hi-tech, cosiddette “software based” potrebbero essere tra le cause del recente aumento dei furti nel nostro Paese.

Le Forze dell’Ordine, da parte loro, sono ogni giorno impegnate sul campo con compiti sempre più ampi e si trovano a combattere una guerra a colpi di tecnologia contro sistemi sempre più avanzati, favoriti anche dalla scarsa gravità delle pene che il nostro ordinamento giudiziario prevede per questo tipo di reati.

La facilità nel violare e mettere in moto le vetture di nuova generazione, insieme all’utilizzo sempre più frequente di dispositivi hi-tech (tra cui anche i jammer) per ricercare, disturbare e sabotare i sistemi telematici di bordo, rendono decisamente ardua la sfida per proteggere efficacemente il proprio veicolo.  L’utilizzo di sistemi che arginano o almeno rendono più complessa l’attività dei ladri può fare la differenza al momento del furto e nelle ore immediatamente successive. Ad oggi l’abbinamento della tecnologia in radiofrequenza con le soluzioni telematiche sembra essere la soluzione sul mercato più affidabile.

Le quattro principali famiglie di antifurto presenti sul mercato sono: meccanici, elettronici, satellitari, radiofrequenza e la sua associazione alle funzioni telematiche.
1. I meccanici sono quelli più tradizionali, semplici da usare e i più economici (da un minimo di 20 euro fino ad un massimo di 100 euro) in assoluto. Consentono nelle diverse declinazioni di bloccare i pedali, lo sterzo, le ruote, ect… In alcuni casi si rivelano utili in quanto scoraggiano il ladro improvvisato, ma sono anche i più facili da neutralizzare da mani esperte e non segnalano all’esterno il furto in corso.
2. Gli antifurti elettronici funzionano grazie a specifiche centraline installate nell’auto e sono di due tipi:
il modello a sirena, grazie a sensori collegati all’esterno (antifurto perimetrico) o all’interno (antifurto volumetrico) dell’auto, attiva una sirena quando percepisce specifiche vibrazioni o variazioni di volume (causate, per esempio dall’apertura di una portiera). Alcuni regolamenti comunali ne vietano l’utilizzo nelle ore notturne. Costo di circa 200€.
L’immobilizer, ormai di serie su molte le vetture, si attiva automaticamente nel momento in cui la speciale chiave codificata viene sfilata dal quadro, bloccando un elemento indispensabile per l’avvio del motore (solitamente la pompa del carburante) e impedendo di fatto all’auto di mettersi in moto. Questo dispositivo può facilmente essere disinnescato, al punto che molte assicurazioni rifiutano di stipulare polizze per le macchine che ne sono dotate. Costo di circa 100€.
3. Gli antifurti satellitari sono composti da una centralina in grado di gestire un localizzatore GPS collegato alla rete di satelliti ed un modulo GSM che provvede a comunicare in tempo reale ogni movimento dell’auto allo smartphone del proprietario e a una centrale operativa, fornendo importanti informazioni come la posizione esatta, la velocità e la direzione di marcia. Grazie a questa tecnologia è inoltre possibile attivare a distanza il blocco totale del motore. E’ uno dei sistemi più avanzati anche se esistono situazioni ambientali (garage sotterranei, container) e device (jammer) che possono facilmente neutralizzare il segnale. Costo fino che può variare tra i 600 e i 1.000 euro.
4. Una soluzione arrivata di recente sul mercato abbina due tecnologie particolarmente affidabili:
la radiofrequenza non schermabile, in grado di rilevare i veicoli in posti nei quali gli altri sistemi sono meno efficaci (container, parcheggi sotterranei e garage) e che garantisce percentuali di ritrovamento pari al doppio della media nazionale, grazie anche al supporto di una centrale operativa sempre attiva e a di team sicurezza che ogni giorno coadiuva sul campo le Forze di Polizia. A breve questo sistema sarà ulteriormente integrato da un modulo GPS e GSM che coadiuverà la radio-frequenza, rendendola ancora più efficace.
i servizi telematici che rendono connessa la vettura e più sicuri e protetti anche i suoi occupanti grazie a una serie di funzionalità: dall’alert quando la vettura esce da un’area predefinita senza il proprietario a bordo, alla localizzazione del veicolo e alla verifica del chilometraggio, dello stato di carica della batteria, dei percorsi compiuti e dello stile di guida, fino alla manutenzione preventiva con la segnalazione al concessionario di eventuali avarie e malfunzionamenti del veicolo o incidenti per il necessario supporto meccanico e sanitario.

Il costo complessivo per le due soluzioni abbinate è oggi di circa 800 euro.

Un’ultima soluzione per bloccare le nuove tecniche di furto dell’auto attraverso sistemi hi-tech è il KeyJack, un “key e card protector”, costruito con materiali che si ispirano alla “gabbia di faraday”, a prova di cyber-ladri, in cui tenere al sicuro dalla possibile clonazione la chiave della propria auto quando non viene utilizzata.

“Oggi la guerra a colpi di tecnologia contro i ladri d’auto è sempre più serrata”, afferma Maurizio Iperti, AD di LoJack Italia, “Di pari passo con l’evoluzione della mobilità, è cambiata anche l’offerta dei sistemi in grado di tutelare l’automobilista da questa piaga: non più semplici antifurti, più o meno facilmente arginabili da mani esperte, ma un pacchetto di servizi a portata di smartphone che, grazie a un mix di avanzate tecnologie, garantiscono la protezione e la sicurezza non solo del veicolo, ma anche delle persone che sono a bordo. In tale ottica stiamo per lanciare sul mercato un sistema che, mettendo insieme i punti di forza delle diverse tecnologie, alzerà ulteriormente l’asticella nella costante lotta per la protezione del veicolo”.

Sempre più spesso calciatori e atleti si affidano alla tecnologia della radiofrequenza per proteggere la propria auto e per recuperarla in caso di furto. Come è avvenuto qualche settimana fa, quando un ex calciatore di Juventus e Verona è stato vittima, nella città scaligera, della sottrazione di una Range Rover Sport. Partita la denuncia, la centrale operativa LoJack ha rilevato il segnale e fornito alle Forze dell’Ordine i dati per localizzare con precisione la vettura, in quel momento in viaggio verso Roma.
Una volta individuata, l’auto è stata scortata da una pattuglia del Compartimento Polizia Stradale “Lazio – Umbria” fino al casello di Roma Nord, dove è stata fermata e l’autista arrestato. La vettura, che doveva essere consegnata in zona Monterotondo al “mandante del furto”, è stata invece riconsegnata al legittimo proprietario.

Case, fabbriche, veicoli connessi: le soluzioni smart semplificano la vita di tutti i giorni



Robot dotati di intelligenza artificiale utilizzati in produzione, computer potenti per la mobilità connessa e autonoma, case smart: al Bosch ConnectedWorld 2020, l’evento dedicato al settore IoT che si svolge a Berlino il 19 e 20 febbraio, Bosch presenta le innovazioni già disponibili grazie all’Internet delle Cose e le soluzioni che in futuro semplificheranno la vita di ogni giorno, sulla strada, a casa e al lavoro.

Capacità di calcolo maggiore per l’elettronica del futuro - computer per veicoli: L'aumento di elettrificazione, automazione e connettività pone un carico crescente sull'elettronica dei veicoli. Una chiave di volta per i veicoli del futuro è rappresentata dalle nuove centraline elettroniche ad alte prestazioni. I computer per veicoli Bosch aumenteranno la loro potenza di calcolo di 1.000 volte entro l’inizio del prossimo decennio. L’azienda sta già producendo questi tipi di computer per la guida autonoma, i sistemi di propulsione, l'integrazione dei sistemi di infotainment e le funzioni di assistenza alla guida.

Piena potenza - servizi per l'elettromobilità: La batteria Bosch nel cloud prolunga la vita utile delle batterie nelle auto elettriche. Le soluzioni software smart analizzano lo stato della batteria basandosi sui dati in tempo reale relativi al veicolo e all'ambiente circostante e permettono di riconoscere i fattori di stress per la batteria, come la ricarica veloce.

Sulla base dei dati raccolti, il software predispone misure per contrastare l'invecchiamento delle celle, come processi di ricarica ottimizzati che si traducono in una minore usura per la batteria. Convenience Charging, la soluzione integrata di Bosch per la ricarica e la navigazione, consente di effettuare previsioni realistiche e pianificazione del percorso che include le soste di ricarica, la facilità di rifornimento e il pagamento.

Elettromobilità per le lunghe tratte - sistema fuel-cell: Le fuel-cell consentono di percorrere lunghe tratte con tempi di rifornimento brevi e, grazie all'idrogeno prodotto con energia rinnovabile, il funzionamento del veicolo è a emissioni zero. Al momento Bosch commercializza le fuel-cell in collaborazione con la società svedese Powercell. Oltre alla pila, che converte idrogeno e ossigeno in energia elettrica, Bosch sta sviluppando tutti i componenti essenziali del sistema con l’obiettivo di renderli pronti per la produzione.

Prodotti connessi che salvano la vita - Help Connect: Chi ha appena avuto un incidente ha bisogno di ricevere aiuto velocemente, indipendentemente da dove si trovi: a casa, in bicicletta, in auto, in moto o facendo sport. Per questa e qualsiasi altra situazione di emergenza, Bosch offre un angelo custode dal nome Help Connect. Disponibile come applicazione per smartphone, questa soluzione connessa trasmette informazioni salvavita ai servizi di emergenza tramite i centri di assistenza Bosch. Il sistema richiede il rilevamento automatico dell’incidente, per esempio, tramite i sensori dello smartphone o i sistemi di assistenza del veicolo. Per questo, Bosch ha aggiunto un algoritmo intelligente ai sensori di accelerazione nel proprio sistema di controllo della stabilità per veicoli a due ruote MSC. Questo algoritmo è in grado di rilevare gli incidenti: se i sensori ne rilevano uno, trasmettono l’informazione all’App, che avvia immediatamente la procedura di salvataggio. Una volta registrata, la soluzione salvavita può essere attivata in qualsiasi momento e luogo: automaticamente o manualmente.

Maggiore trasparenza ed efficienza nella produzione e nella logistica - Nexeed: Nexeed Industrial Application System per l’Industry 4.0 fornisce tutti i dati relativi ai processi di produzione e logistica in un formato standardizzato, evidenziando l’eventuale potenziale di ottimizzazione. Questo sistema ha già aiutato gli stabilimenti Bosch ad aumentare l’efficienza fino al 25%. Nexeed Track and Trace può ottimizzare anche la logistica: monitora e tiene traccia dei carichi e dei corrieri, istruendo sensori e gateway a riferire regolarmente la propria posizione e il proprio stato al cloud. In questo modo chi si occupa di logistica, per esempio, sa sempre dove si trovino i materiali e se arriveranno a destinazione per tempo.

Trovare velocemente i ricambi giusti - riconoscimento visivo degli oggetti: Nella produzione industriale, non appena una macchina si rompe, si rischia che tutte le operazioni si arrestino. Riuscendo a procurarsi velocemente il ricambio giusto si risparmiano tempo e denaro. Il riconoscimento visivo degli oggetti può aiutare in tal senso: l’utente scatta una foto al componente danneggiato con il proprio smartphone e una App aiuta ad identificare rapidamente il ricambio giusto. Alla base di questo processo c’è una rete neurale allenata con una vasta gamma di immagini. Bosch ha sviluppato questo sistema per coprire tutte le fasi del processo: la semplice registrazione della foto del ricambio, l’algoritmo che allena la rete con i dati dell’immagine, la App e tutto il resto.
Robot sensitivi - progetto di ricerca AMIRA: I robot intelligenti svolgeranno un ruolo importante nella produzione nelle fabbriche del futuro. Il progetto di ricerca AMIRA si avvale di metodi di apprendimento machine learing e intelligenza artificiale per insegnare ai robot a svolgere compiti impegnativi che richiedono grande abilità e accuratezza.

Fornitura altamente efficiente di energia pulita - fuel cell stazionarie: Per Bosch, le celle a combustibile ad ossidi solidi (SOFC) ricoprono un ruolo importante in termini di sicurezza dell’approvvigionamento e flessibilità del sistema energetico. Un uso previsto per questa tecnologia è costituito da piccole centrali elettriche distribuite in città, fabbriche, centri dati e punti di ricarica per veicoli elettrici. Di recente, Bosch ha investito 90 milioni di euro nella società specializzata in fuel-cell Ceres Power, aumentando la propria quota di circa il 18%.

L’edificio pensante - Connected Building Services: Come si può sfruttare al meglio lo spazio di un ufficio? Quando deve accendersi l’aria condizionata in un’area specifica? Tutti gli apparecchi di illuminazione collegati funzionano? I Connected Building Services di Bosch, basati su sensori e cloud, rispondono a queste e altre domande. Basandosi sui dati relativi a un edificio, per esempio, riferiti alla disposizione degli spazi o alla qualità dell’aria, questi servizi favoriscono una gestione efficiente dell’edificio stesso. Gli utenti possono regolare la temperatura e l’illuminazione di un ambiente a seconda delle necessità, aumentando l’efficienza e riducendo il consumo energetico. Inoltre, i dati in tempo reale sullo stato degli ascensori semplificano la programmazione e previsione di manutenzione e riparazioni, evitando tempi di fermo non previsti.
Piattaforma ampliata - Home Connect Plus: Home Connect, la piattaforma IoT aperta per tutto ciò che riguarda gli elettrodomestici Bosch e di terzi, si sta estendendo dalla cucina e lavanderia al resto della casa. Dalla metà del 2020, la nuova App Home Connect Plus consentirà agli utenti di gestire altre zone della casa smart, indipendentemente dal produttore, compresi illuminazione, tapparelle, riscaldamento, intrattenimento e attrezzature da giardino. Così, la vita in casa diventerà ancora più comoda ed efficiente.

Cucinare con l’IA - I forni combinano sensori e apprendimento automatico: I forni della Serie 8 garantiscono risultati eccezionali con l’ausilio della tecnologia brevettata dei sensori Bosch. Grazie all'intelligenza artificiale determinati elettrodomestici possono imparare dalle loro esperienze precedenti, come la cottura o rosolatura degli alimenti. Quanto più spesso verrà utilizzato il forno, tanto più precisamente questo riuscirà a prevedere il giusto tempo di cottura per qualsiasi pietanza.

Ecosistema digitale per un’agricoltura smart - NEVONEX: NEVONEX è un ecosistema aperto e indipendente dal produttore che porta i servizi digitali sulle macchine agricole, consentendo alle macchine e ai processi produttivi di essere sempre connessi tra di loro. Inoltre, funge da piattaforma sulla quale i fornitori di tecnologie o attrezzature agricole possono offrire i propri servizi, che possono essere eseguiti direttamente su macchine agricole esistenti o nuove, a patto che siano dotate di centralina elettronica abilitata NEVONEX. Connettendo sensori già inclusi nella macchina o installati in un secondo momento, si aumenta il potenziale di efficienza, per esempio, per ottimizzare la semina e l’utilizzo di fertilizzanti o pesticidi, o per automatizzare i flussi di lavoro.
Freschezza, crescita, clima a colpo d’occhio - sistemi di sensori smart: I sistemi di sensori connessi di Bosch aiutano gli agricoltori a tenere sempre sott’occhio gli agenti esterni e a reagire per tempo. Con Deepfield Connect Field Monitoring, gli utenti ricevono dati riguardanti, per esempio, il meteo e la crescita delle colture direttamente sui propri smartphone. Il sistema di irrigazione smart aiuta a ottimizzare l’utilizzo dell’acqua nella coltivazione delle olive. I sensori connessi nel serbatoio permettono al sistema Deepfield Connect Milk Monitoring di misurare la temperatura del latte, consentendo ai caseifici, produttori di latte o conducenti di cisterne di intervenire prima del deterioramento del latte.

Un altro sistema di sensori smart è il Greenhouse Guardian che consente di rilevare precocemente eventuali malattie delle colture. I dati riguardanti, per esempio, l’umidità o i livelli di CO2 vengono rilevati nella serra e processati nel Cloud IoT di Bosch con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, permettendo quindi di analizzare il rischio di infezione.


8,3 milioni di italiani hanno subito una truffa nel 2019


Dall’RC auto alle carte di credito, dalle utenze domestiche ai conti correnti; sono molti gli italiani che cercano di risparmiare e molti anche i tentativi di truffa ai danni dei consumatori; secondo l’indagine che Facile.it, in occasione del lancio del progetto Spazio Sicurezza ha commissionato a mUp Research, nel 2019 addirittura il 19% dei rispondenti, pari a circa 8,3 milioni di individui, ha dichiarato di essere caduto vittima di una truffa, on o offline.

L’indagine, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale adulta*, ha analizzato gli ambiti più comunemente presi di mira dai malintenzionati: le assicurazioni auto e moto, le tariffe di telefonia mobile e fissa, la fornitura di energia elettrica e di gas, i prestiti personali, i conti correnti e le carte elettroniche.

«Oggi è possibile trovare moltissime opportunità di risparmio, ma per goderne appieno bisogna saper riconoscere i rischi così da evitare le truffe», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore delegato di Facile.it. «La buona notizia è che per proteggersi dagli attacchi molto spesso basta applicare alcuni semplici accorgimenti per non cadere in trappola. Per questo motivo abbiamo lanciato il progetto Spazio Sicurezza, una nuova sezione del sito Facile.it che racchiude guide e consigli su come riconoscere i tentativi di raggiro ed evitare brutte sorprese.».

Analizzando i dati a livello complessivo si scopre che se ad essere truffati sono stati in misura identica uomini e donne (19%), i risultati variano significativamente a livello territoriale; al Sud e nelle Isole la percentuale di rispondenti che ha dichiarato di aver subito una truffa lo scorso anno è pari al 21%, mentre i più attenti risultano essere stati i residenti nelle regioni del Centro Italia (16%).
L’ambito in cui i consumatori sembrano cadere più frequentemente vittima di frodi, è quello della telefonia mobile; secondo l’indagine, il 6% degli intervistati ha ammesso di aver subito una truffa in questo campo.

Al secondo posto, parimerito, ci sono le carte elettroniche e le utenze luce e gas, ambiti nei quali il 5% degli intervistati ha dichiarato di essere stato truffato. Guardando più da vicino le carte elettroniche emerge che ad essere caduti in trappola sono stati, in percentuale, più gli uomini (6% rispetto al 5% del campione femminile) e i residenti al Sud e nelle Isole (7%).
Seguono i servizi di telefonia fissa e internet casa; nel 2019 sono caduti vittima di truffe in questo ambito il 4% dei rispondenti, ancora una volta in percentuale più alta gli uomini (5% rispetto al 4% delle donne) e i residenti al Meridione (5%).

Percentuale più bassa, ma non per questo da sottovalutare, per gli altri settori analizzati; nelle assicurazioni auto e moto, nei conti correnti e nei prestiti personali solo l’1% degli intervistati ha ammesso di essere stato raggirato.

Truffe: ecco gli ambiti dove gli italiani sono caduti più volte in trappola:
1 Telefonia mobile
2 Carte elettroniche
3 Utenze luce e gas
4 Telefonia fissa
5 Rc auto e moto
6 Conti correnti
7 Prestiti personali


Mobilità connessa: maggiore sicurezza e risparmio



Robot dotati di intelligenza artificiale utilizzati in produzione, computer potenti per la mobilità connessa e autonoma, case smart: al Bosch ConnectedWorld 2020, l’evento dedicato al settore IoT che si svolge a Berlino il 19 e 20 febbraio, Bosch presenta le innovazioni già disponibili grazie all’Internet delle Cose e le soluzioni che in futuro semplificheranno la vita di ogni giorno, sulla strada, a casa e al lavoro.

Capacità di calcolo maggiore per l’elettronica del futuro - computer per veicoli: L'aumento di elettrificazione, automazione e connettività pone un carico crescente sull'elettronica dei veicoli. Una chiave di volta per i veicoli del futuro è rappresentata dalle nuove centraline elettroniche ad alte prestazioni. I computer per veicoli Bosch aumenteranno la loro potenza di calcolo di 1.000 volte entro l’inizio del prossimo decennio. L’azienda sta già producendo questi tipi di computer per la guida autonoma, i sistemi di propulsione, l'integrazione dei sistemi di infotainment e le funzioni di assistenza alla guida.

Piena potenza - servizi per l'elettromobilità: La batteria Bosch nel cloud prolunga la vita utile delle batterie nelle auto elettriche. Le soluzioni software smart analizzano lo stato della batteria basandosi sui dati in tempo reale relativi al veicolo e all'ambiente circostante e permettono di riconoscere i fattori di stress per la batteria, come la ricarica veloce.

Sulla base dei dati raccolti, il software predispone misure per contrastare l'invecchiamento delle celle, come processi di ricarica ottimizzati che si traducono in una minore usura per la batteria. Convenience Charging, la soluzione integrata di Bosch per la ricarica e la navigazione, consente di effettuare previsioni realistiche e pianificazione del percorso che include le soste di ricarica, la facilità di rifornimento e il pagamento.

Elettromobilità per le lunghe tratte - sistema fuel-cell: Le fuel-cell consentono di percorrere lunghe tratte con tempi di rifornimento brevi e, grazie all'idrogeno prodotto con energia rinnovabile, il funzionamento del veicolo è a emissioni zero. Al momento Bosch commercializza le fuel-cell in collaborazione con la società svedese Powercell. Oltre alla pila, che converte idrogeno e ossigeno in energia elettrica, Bosch sta sviluppando tutti i componenti essenziali del sistema con l’obiettivo di renderli pronti per la produzione.

Prodotti connessi che salvano la vita - Help Connect: Chi ha appena avuto un incidente ha bisogno di ricevere aiuto velocemente, indipendentemente da dove si trovi: a casa, in bicicletta, in auto, in moto o facendo sport. Per questa e qualsiasi altra situazione di emergenza, Bosch offre un angelo custode dal nome Help Connect. Disponibile come applicazione per smartphone, questa soluzione connessa trasmette informazioni salvavita ai servizi di emergenza tramite i centri di assistenza Bosch. Il sistema richiede il rilevamento automatico dell’incidente, per esempio, tramite i sensori dello smartphone o i sistemi di assistenza del veicolo. Per questo, Bosch ha aggiunto un algoritmo intelligente ai sensori di accelerazione nel proprio sistema di controllo della stabilità per veicoli a due ruote MSC. Questo algoritmo è in grado di rilevare gli incidenti: se i sensori ne rilevano uno, trasmettono l’informazione all’App, che avvia immediatamente la procedura di salvataggio. Una volta registrata, la soluzione salvavita può essere attivata in qualsiasi momento e luogo: automaticamente o manualmente.

Fornitura altamente efficiente di energia pulita - fuel cell stazionarie: Per Bosch, le celle a combustibile ad ossidi solidi (SOFC) ricoprono un ruolo importante in termini di sicurezza dell’approvvigionamento e flessibilità del sistema energetico. Un uso previsto per questa tecnologia è costituito da piccole centrali elettriche distribuite in città, fabbriche, centri dati e punti di ricarica per veicoli elettrici. Di recente, Bosch ha investito 90 milioni di euro nella società specializzata in fuel-cell Ceres Power, aumentando la propria quota di circa il 18%.

L’edificio pensante - Connected Building Services: Come si può sfruttare al meglio lo spazio di un ufficio? Quando deve accendersi l’aria condizionata in un’area specifica? Tutti gli apparecchi di illuminazione collegati funzionano? I Connected Building Services di Bosch, basati su sensori e cloud, rispondono a queste e altre domande. Basandosi sui dati relativi a un edificio, per esempio, riferiti alla disposizione degli spazi o alla qualità dell’aria, questi servizi favoriscono una gestione efficiente dell’edificio stesso. Gli utenti possono regolare la temperatura e l’illuminazione di un ambiente a seconda delle necessità, aumentando l’efficienza e riducendo il consumo energetico. Inoltre, i dati in tempo reale sullo stato degli ascensori semplificano la programmazione e previsione di manutenzione e riparazioni, evitando tempi di fermo non previsti.

Piattaforma ampliata - Home Connect Plus: Home Connect, la piattaforma IoT aperta per tutto ciò che riguarda gli elettrodomestici Bosch e di terzi, si sta estendendo dalla cucina e lavanderia al resto della casa. Dalla metà del 2020, la nuova App Home Connect Plus consentirà agli utenti di gestire altre zone della casa smart, indipendentemente dal produttore, compresi illuminazione, tapparelle, riscaldamento, intrattenimento e attrezzature da giardino. Così, la vita in casa diventerà ancora più comoda ed efficiente.

Cucinare con l’IA - I forni combinano sensori e apprendimento automatico: I forni della Serie 8 garantiscono risultati eccezionali con l’ausilio della tecnologia brevettata dei sensori Bosch. Grazie all'intelligenza artificiale determinati elettrodomestici possono imparare dalle loro esperienze precedenti, come la cottura o rosolatura degli alimenti. Quanto più spesso verrà utilizzato il forno, tanto più precisamente questo riuscirà a prevedere il giusto tempo di cottura per qualsiasi pietanza.
Sul campo: soluzioni per macchine e aziende agricole

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Premiata con 12 Sigilli Qualità l’Offerta Auto di Sara Assicurazioni

Premiata per il 4° anno consecutivo l’Offerta Auto di Sara Assicurazioni – Assicuratrice ufficiale dell’ACI : sono ben 12 i Sigilli Qualità attribuiti a Sara secondo lo studio “RCA Italia” realizzato dall’Istituto Tedesco Qualità e Finanza su un panel di 18 Compagnie e pubblicato su Repubblica/Affari&Finanza.

Sara Assicurazioni si posiziona sul podio insieme a competitor prestigiosi qualificandosi come:
"OTTIMA RC AUTO con agenzie  – customer satisfaction 2020 “*.

Il prestigioso risultato raggiunto nella superclassifica finale si basa sui risultati molto positivi nelle diverse categorie della qualità analizzate (6 “OTTIMA” più 1 “TOP”):

"OTTIMO Rapporto qualità - prezzo"
“OTTIMA Liquidazione danni”
“OTTIMA Protezione completa”
“OTTIMA Comunicazione con i clienti ”
“OTTIMA Assistenza ai clienti”
“OTTIMA Innovazione”
“TOP Offerta telematica”

Nel confronto tariffario tra 18 competitor, Sara Assicurazioni si è qualificata
“TOP Tariffe RC Auto pura 2020 - RC Auto con agenzie"
grazie ai brillanti risultati ottenuti nelle seguenti categorie:
“TOP tariffe RC Auto con garanzie accessorie" (furto, incendio e assistenza stradale)
“TOP tariffe RC Auto con scatola nera"
“TOP tariffe RC due ruote"

“Questi risultati – ha dichiarato il Direttore Generale Alberto Tosti – premiano il nostro impegno nell’innovazione, il valore della nostra offerta e la qualità del servizio reso dalla nostra rete agenti. Siamo orgogliosi di vedere apprezzato il buon lavoro svolto in questi anni.”

"TOP" è il giudizio assegnato alle compagnie che hanno raggiunto un voto superiore alla media del panel analizzato (18 compagnie). „OTTIMA" è il giudizio delle compagnie, con un voto superiore alla media delle TOP.

A Milano è l’anno Uno della rivoluzione elettrica, è l’anno di ONe

La Design Week 2020 di Milano avrà un nuovo protagonista tra i distretti cittadini. Elettrificazione, mobilità, smart cities, rispetto dell’ambiente, stili di vita sostenibile e, naturalmente, design si incontreranno all’interno della prima expo completamente dedicata alla “e-culture”: ONe.
In programma dal 23 al 26 Aprile ONe, ideato e sviluppato dalla Format Division di SG Company, animerà gli spazi del moderno quartiere di CityLife, sdoppiando la sua anima in due formule: Indoor e Outdoor.
Uno dei quartieri simbolo dello sviluppo della città si trasforma in Innovation Design District e per quattro giorni il pubblico potrà vivere l’esperienza della mobilità sostenibile, testando le principali novità proposte dalle più importanti case automobilistiche e motociclistiche che hanno già aderito al progetto. Centro nevralgico delle prove è il KM ONe ideale circuito immerso nel parco di CityLife dove si potrà anche interagire con installazioni che approfondiranno il rapporto sempre più imprescindibile tra uomo e tecnologia.

Il Palazzo delle Scintille sarà allestito a spazio-agorà in cui, da una parte prodotti e soluzioni innovative, modelli e prototipi saranno in esposizione consentendo di toccare con mano un futuro sempre più presente, e dall’altra si potrà partecipare a momenti di confronto e discussione sulla nuova rivoluzione elettrica cui stiamo assistendo.
Aziende, istituzioni, Key Opinion Leader, creativi e innovatori si incontreranno e incontreranno il pubblico per raccontare le proprie esperienze ed i propri punti di vista sui processi di cambiamento in atto, sugli stili di vita e sugli oggetti destinati a modificare completamente il nostro rapporto con il contesto domestico così come con quello urbano.

Gli appuntamenti di ONe saranno sviluppati su un palinsesto trasversale che toccherà tutti i tratti della rivoluzione elettrica: dalla mobilità all’economica circolare, dal design all’architettura all’educazione ambientale. Tutto per accompagnare i visitatori in un viaggio che li renderà partecipi e attori dell’evoluzione degli stili di vita, in cui non mancheranno l’esplorazione delle nuove dinamiche di intrattenimento, le esperienze multimediali e la musica.

Non solo Design Week: il format ONe sarà un percorso che anticiperà e continuerà dopo le giornate della manifestazione. Un Advisory Board composto da esperti darà vita a un manifesto per ripensare politiche e abitudini, mentre già a partire da questo mese, con cadenza trimestrale, ONe organizzerà tra Milano e a Roma, quattro Think Table. Tavole rotonde cui parteciperanno interlocutori istituzionali, aziende, giornalisti ed opinion leader per un confronto su tendenze, soluzioni e alleanze tra pubblico e privato. 

Incontrare, conoscere e anticipare le sfide che ci attendono, questo è ONe. Dal 23 al 26 Aprile, la Design Week e il quartiere di CityLife saranno il centro di una nuova declinazione di futuro.

ONe, l’evento di riferimento per promuovere la cultura dell’innovazione e una nuova idea di mobilità, è un format ideato e sviluppato da SG Company S.p.A., società quotata all'AIM di Borsa Italiana e capogruppo di otto label che operano attivamente nei mercati B2B, B2C e BTL: Sinergie, Centoeventi, Special, Format Division, Twico, Brainwaves, Double e Core.
Negli anni il Gruppo ha ideato, promosso e realizzato, attraverso la sua Format Division, format di successo quali: Milano Wine Week, Vivite, Sneakerness (primo classificato ai Best Event Awards 2019 nella categoria Fiera), Social Music City, Blu-E, Obecity e Digital Design Days.

Irizar e-mobility sbarca in Italia con le proprie soluzioni di elettromobilità


AMT Genova ha voluto affidarsi a Irizar e-mobility per il rinnovo della propria flotta e ha acquisito attraverso gara pubblica,  14 autobus 100% elettrici a zero emissioni del modello Irizar ie bus da 10,8 m di lunghezza, oltre alle proprie infrastrutture di ricarica. Gli autobus a zero emissioni del marchio Irizar circoleranno per le strade di Genova da agosto 2020.

Con un'energia stoccata di 350 kWh, questi veicoli hanno un'autonomia di 220 km e dispongono di 3 porte, 20 posti a sedere, 1 posto di guida, 1 area per sedie a rotelle/passeggino e una capacità di 81 persone. Sono dotati della tecnologia sviluppata da Irizar Group per quanto riguarda elettronica e comunicazioni, nonché dei principali componenti e sistemi. Anche le batterie vantano tecnologia Irizar e sono conformi alle più recenti normative europee in materia di sicurezza elettrica, termica e meccanica: R100.v2, R10.v5 e UN38.3.
La carica di questi veicoli verrà effettuata di notte per mezzo di 9 caricabatterie interoperabili con una presa di ricarica Combo 2, il tutto sviluppato e prodotto dal Gruppo Irizar.
Secondo quanto afferma Hector Olabegogeaskoetxea, direttore generale di Irizar e-mobility, “l'Italia è un mercato strategico per noi e con questo incarico sono già 8 i paesi che vantano le nostre soluzioni e i servizi. Genova è una città con strade molto strette e ripide, ciò comporta un notevole impegno a livello orografico, una sfida che senza dubbio affronteremo con l'affidabilità dei nostri prodotti. Offriamo pertanto progetti chiavi in mano completamente personalizzati progettati per soddisfare le esigenze delle città e degli operatori.”

Il Gruppo Irizar, nell'ottica del proprio impegno a contribuire al miglioramento ambientale, ha investito nel più grande parco solare fotovoltaico nei Paesi Baschi e l'energia generata in questo parco alimenta le strutture di Irizar e-mobility, rendendola il primo stabilimento a produrre autobus elettrici a zero emissioni ad energia totalmente pulita in Europa.

Irizar e-mobility sviluppa e produce le proprie batterie e grazie a un accordo di collaborazione firmato con l'ente basco per l'energia e Repsol, offre inoltre una seconda vita alle batterie stesse,  consentendone il riutilizzo una volta completato il ciclo di vita negli autobus, come elemento di stoccaggio nelle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici e nelle stazioni di servizio Repsol, nonché l'elettronica di potenza associata al loro utilizzo.

Si sta dedicando attualmente a molteplici progetti di economia circolare e in altri grandi progetti a livello europeo, tutti allo scopo di contribuire a un futuro di mobilità sostenibile.


E per i ciclisti arriva l’Emoji Jacket




Andare in bicicletta non è mai stato così diffuso e consigliato. Basti osservare come i governi siano desiderosi di promuovere un approccio alla mobilità sempre più sostenibile per le nostre città, il bike sharing  sia ormai all’ordine del giorno e milioni di persone, in tutta Europa, scelgano di muoversi su due ruote sia per recarsi al lavoro sia nel tempo libero, semplicemente per il piacere di pedalare.

Ma la comunicazione tra utenti della strada, in particolare tra automobilisti e ciclisti, può essere molto difficile, soprattutto per questi ultimi che, spesso, devono togliere le mani dal manubrio per indicare i cambiamenti di direzione o per ringraziare. Secondo i dati condivisi nel Traffic Safety Basic Facts  della Commissione europea, sono oltre 2.000 i ciclisti che, ogni anno, perdono la vita sulle strade di tutta Europa.

Nell’ambito dell’impegno di Ford con la campagna Share The Road, l’Ovale Blu ha commissionato un nuovo prototipo: l’Emoji Jacket. Questa creazione, unica nel suo genere, è stata sviluppata per mostrare come molte delle più comuni tensioni tra utenti della strada, potrebbero essere allentate consentendo ai ciclisti di mostrare più facilmente e più chiaramente ai conducenti le loro intenzioni – e, perché no, le loro emozioni.
Come funziona Emoji Jacket
Sin dalla loro creazione più di 20 anni fa, gli emoji  sono stati descritti come la prima lingua nata nel mondo digitale e secondo il primo Emoji Trend Report la maggior parte delle persone si sente maggiormente a proprio agio nell’esprimere emozioni attraverso gli emoji rispetto al farlo con una telefonata.
 
Il ciclista attiva ciascun emoji utilizzando un telecomando wireless montato sul manubrio della bicicletta.

Share The Road si pone l’obiettivo di promuovere l’armonia tra gli utenti della strada, partendo dal pensiero di Ford secondo il quale consentire a più persone di pedalare in sicurezza, soprattutto per i piccoli spostamenti, avvantaggia in realtà tutti.

A tal fine, Ford ha creato un’esperienza di realtà virtuale (VR Experience) molto coinvolgente. WheelSwap consente, infatti, agli automobilisti e ai ciclisti di mettersi gli uni nei panni degli altri e comprendere, direttamente, quanto alcuni comportamenti siano potenzialmente fatali per i loro compagni di strada. Dallo studio condotto dall’Ovale Blu, è emerso che, dopo aver vissuto il VR Experience, quasi tutti i partecipanti hanno affermato di essere seriamente intenzionati a cambiare il proprio comportamento.

Arriva il primo cruscotto P-OLED al mondo



La nuova Cadillac Escalade 2021 ha debuttato all'inizio di questa settimana con la tecnologia P-OLED di LG Electronics, inaugurando il primo utilizzo in assoluto di un display OLED curvo in un veicolo di serie.

Il display P-OLED è il fulcro del nuovissimo design dell'iconico SUV Cadillac, del gruppo GM, il primo autoveicolo a integrare P-OLED Digital Cockpit Solution (DCS) di LG. Il display da 38 pollici è composto da tre display P-OLED separati, il più grande dei quali misura 16,9 pollici. I tre schermi curvi compongono l’Instrument Panel Cluster (IPC), quadro strumenti da cui è possibile visionare le informazioni di base relative al veicolo, e l’Integrated Central Stack (ICS) che funge da display di infotainment per contenuti audio, video e di navigazione.

Il sistema avanzato di Escalade include funzionalità come la navigazione in realtà aumentata e la visione notturna - tutte implementate da un software sviluppato da LG, in ottemperanza all’Automotive Safety Integrity Level (ASIL) e agli standard internazionali ISO per la sicurezza funzionale dei veicoli.

Secondo la società di ricerca IHS Markit, il mercato mondiale dei display per autoveicoli dovrebbe crescere dai 7,8 miliardi di dollari dell'anno scorso a 10,5 miliardi di dollari entro il 2023. All’interno di un veicolo di serie, l'ampio angolo di visione, la curvatura e la grafica accattivante rendono i display P-OLED molto più intuitivi per i guidatori. L'alto grado di flessibilità e la sottigliezza senza pari della tecnologia OLED interessano particolarmente anche ai produttori di auto premium, impazienti di introdurre nuove innovazioni per il loro pubblico di “early adopters”.

"Presentare questa tecnologia per la prima volta con un marchio storico come Cadillac oltre ad essere un onore, conferma che le nostre soluzioni automobilistiche sono tra le migliori che l'industria abbia da offrire", ha affermato Kim Jin-yong, presidente della LG Vehicle Component Solutions Company. "Il set di competenze maturato da LG negli anni, sulla strada che ci ha portati a diventare leader mondiali in termini di TV OLED, verrà applicato nel mondo automotive per migliorare l'esperienza di bordo."


Il nocciolo della questione dello European Green Deal - di Alberto Clò*


Lo European Green Deal (EGD) proposto dalla nuova Commissione a Parlamento e Consiglio europeo nella Comunicazione dell’11 dicembre 2019 (11 giorni dopo il suo insediamento) e l’Investment Plan (IP) a suo supporto presentato il 14 gennaio hanno ricevuto un’accoglienza quasi entusiastica da una larga parte dei governi europei, Italia in testa.

A leggere la stampa, il più può dirsi fatto per consentire all’Europa, primo Continente del mondo, di raggiungere una piena carbon neutrality nel 2050: un progetto rivoluzionario, paragonato da Ursula von der Lyen niente meno che all’atterraggio dell’uomo sulla Luna.

Un entusiasmo che sembra tuttavia far aggio sulla cruda realtà delle cose, sottovalutando la complessità delle politiche che dovranno adottarsi. Se non ben ponderate – evitando che la fretta generi gattini ciechi – vi è il fondato rischio che ne derivino grandi sprechi di risorse come avvenuto col Protocollo di Kyoto, di cui il premio Nobel Willliam Nordhaus celebrò un famoso Requiem per gli immani costi che comportò e gli esiti quasi nulli sulle emissioni globali.

Che l’EGD abbia maggior successo è tutto da vedere per due sostanziali ragioni: da un lato, la bassa percentuale delle emissioni europee su quelle globali, oggi sotto il 10% e previste decrescere alla metà; dall’altro, e ancor più rilevante, il fatto che le emissioni siano calcolate sulla produzione interna e non su quelle incorporate nei beni importati che consumiamo. Se ne tenessimo conto, il livello di emissioni sarebbe enormemente più alto.

Si è detto che la proposta di EGD costituisce un’assoluta novità, la cifra politica della nuova Commissione. Le cose non stanno affatto così. Essa non differisce infatti granché da quanto propose nell’ottobre 2018 la passata Commissione presieduta da Jean-Claude Junker nella Comunicazione A Clean Planet for All, una proposta bellamente respinta dal Consiglio europeo di Bruxelles nel giugno 2019.

Che le cose in sei mesi siano cambiate è tutto da dimostrare. Fissare ambiziosi obiettivi di lunghissimo termine quali quelli contenuti nel EGD di per sé non significa nulla. Consente di fare bella figura, e non costa nulla. Quel che importa è come conseguirli, con quali strumenti, in quale quadro di priorità socio-economiche.

L’opera da realizzare è ciclopica, dovendosi avviare una rivoluzionaria riconversione del sistema (a) produttivo, nei settori a più elevata intensità energetico-carbonica e con grande occupazione (il solo settore dell’acciaio conta 2,5 milioni di addetti diretti e indiretti), e (b) energetico, riducendo l’impiego di fonti fossili che oggi soddisfano il 75% dei fabbisogni.

Un’opera dai tempi lunghissimi, dall’incerto esito non potendo sostituirle solo con le nuove rinnovabili, dall’immane impegno di investimenti che richiederà (da sottrarsi ad altre finalità, quali?), di gran lunga superiori ai 1.000 miliardi indicati nell’IP della Commissione.

Nell’EGD si legge infatti che “The Commission has estimated that achieving the current 2030 climate and energy targets will require €260 billion of additional annual investment, about 1.5% of 2018 GDP”. In altri termini: conseguire l’attuale obiettivo al 2030 (-40% di emissioni di gas serra sul valore del 1990) richiederà nel decennio appena iniziato 2.600 mld. euro di investimenti addizionali rispetto a quelli (ignoti) già avviati.

Questa cifra dovrà accrescersi (di quanto?) vista l’intenzione della nuova Commissione di innalzarlo dal 40% ad almeno “il 50% e verso il 55% in modo responsabile” (di ignoto significato).

Agli investimenti da realizzare entro il 2030 dovranno poi aggiungersi quelli da lì al 2050. Soldi che dovrebbero provenire in misura marginale dai fondi comunitari (7,5 mld. euro) che dovrebbero alimentare il Just Transition Fund di 100 miliardi per sostenere le aree maggiormente danneggiate dall’EGD (se ne contano una cinquantina). Principalmente – ma non solo – Polonia e altri Stati dell’Est Europa, essendovi inclusa anche la Germania. Una parte ancor più consistente dovrà essere fornita dagli Stati poco propensi ad accrescere gli esborsi per il piano pluriennale dell’Unione nel periodo 2021-2027 (decurtato del contributo del Regno Unito) e impegnare nuove risorse.

La Commissione si dice peraltro disponibile a introdurre una ‘flessibilità contabile’, attraverso una Green Golden Rule che esenta gli Stati dalle regole comunitarie, e a rivedere la materia degli aiuti di Stato se riferiti ad energia ed ambiente, con la disponibilità della Banca Europea degli Investimenti di fornire finanziamenti a Stati e privati.

Su questi ultimi dovrebbe gravare in larga parte l’impegno di investimenti che verrà realizzato se – è lapalissiano dirlo – in grado di garantire una buona redditività. Il che non può darsi per scontato, come dimostrato dall’insufficiente dinamica degli investimenti in rinnovabili nel nostro Paese, rispetto alla crescita due-tre volte superiore necessaria a conseguire gli obiettivi fissati nel PNIEC.

Ammesso (e non concesso) che i soldi vi siano e siano investiti, dirimenti saranno due questioni: da un lato, il negoziato che si avvierà tra gli Stati membri, specie tra i contributori netti (Germania, Olanda, Austria, Svezia, Danimarca) e quelli destinatari netti (Centro Europa, Grecia, Italia), in cui è facile prevedere il ruolo dominante della Germania; dall’altro lato, le misure che dovranno essere adottate per implementare l’EGD.

La misura più ampiamente condivisa prevede un aumento consistente delle carbon tax o carbon price che si rifletterà sui prezzi finali dell’energia generando, secondo un recente Rapporto di Prometeia, “costi economici per il declino nella complessiva attività economica e lo spostamento verso tecnologie e impianti più puliti ma più costosi. In aggiunta ai costi diretti per le famiglie che pagherebbero di più per i loro consumi energetici, vi sarebbero significativi impatti sui settori carbon-intensive e sui produttori di fonti fossili. Costi non facili da calcolare che genererebbero effetti aggregati e distributivi dal momento che gli effetti di un aumento dei prezzi non sarebbero uniformi tra individui, attività economiche o paesi”.

La prova del nove dell’EGD sarà in conclusione la determinatezza dei governi a dar seguito a queste o similari misure in un quadro di bassa crescita economica, affrontandone le conseguenze sociali, politiche, elettorali. Evitando fughe come quella del Presidente Macron di fronte ai gilet gialli. Questo è il vero ‘nocciolo della questione’ che, ragionandoci sopra, raffredda di molto gli entusiasmi sul prossimo venturo European Green Deal.

* Alberto Clô è direttore della rivista Energia

ACI e VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo



L'Automobile Club d'Italia, sempre più impegnato nel sociale, è al fianco del VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo un’organizzazione non governativa che si occupa dal 1986 di cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale, anche attraverso il sostegno a distanza e il sostegno alle missioni salesiane nel mondo.

Il VIS è anche una agenzia educativa che organizza attività di formazione, educazione e sensibilizzazione alla cittadinanza mondiale.

Sostenete anche voi il VIS per “un mondo dove ogni persona possa godere pienamente dei propri diritti e partecipare dignitosamente e attivamente alla vita della comunità favorendone lo sviluppo”.

Vi invitiamo a prendere parte a questa gara di solidarietà destinando il vostro 5Xmille al VIS.


Sara Vita rilancia Sara Bi-Fuel PIR: la polizza “a doppia alimentazione” che investe sulla crescita delle PMI italiane

 
Sara Vita torna sul mercato dei piani individuali di risparmio e rilancia Sara Bi-Fuel PIR, la polizza vita multiramo che permette di massimizzare i vantaggi fiscali e investire sulla crescita delle piccole e medie imprese italiane. Le novità introdotte dal Decreto Legge Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020, infatti, hanno creato le condizioni perché questa forma di investimento possa meglio assolvere alla duplice funzione di generare opportunità di risparmio di lungo termine sostenendo al contempo l’economia reale del Paese. Sara Vita è la Compagnia del Gruppo Sara Assicurazioni specializzata nell’area del risparmio, della previdenza e tutela, con un’offerta articolata anche nell’area degli investimenti. Sara Bi-Fuel PIR è una polizza “a doppia alimentazione”. Il 70% del capitale è investito nel Fondo Interno Assicurativo SARA PMI ITALIA che, forte di una gestione dinamica affidata al team finanziario del Gruppo Sara, punta ad accrescere il valore dell’investimento selezionando le realtà imprenditoriali italiane o europee con le migliori opportunità di crescita. Il restante 30%, invece, è investito in FONDO PIÙ, la Gestione Separata di Sara Vita che, grazie a un approccio prudente e diversificato, offre rendimenti stabili nel tempo, allineati alla media del mercato, insieme alla garanzia sul capitale investito e alla sicurezza di una rivalutazione riconosciuta e consolidata annualmente. Sara Bi-Fuel PIR è una polizza vita a premio unico, con importo investibile da 5.000€ fino a 30.000€ ogni anno, e la possibilità di integrare l’investimento iniziale con versamenti aggiuntivi di importo minimo 2.000€, con un massimo di 150.000€.  Sara Bi-Fuel PIR è anche molto conveniente, perché unisce i vantaggi di una polizza assicurativa con i benefici fiscali dei piani individuali di risparmio. Infatti, mantenendo l’investimento per almeno 5 anni si ha diritto all’esenzione dall’imposta sui redditi. 

Alberto Tosti, Direttore Generale di Sara Assicurazioni e Sara Vita, afferma: “Sara Vita è una Compagnia da sempre vicina ai propri clienti, attenta a sviluppare soluzioni innovative ed efficaci per dare sicurezza e serenità a chi vuole progettare per tempo il proprio futuro. L’entrata in vigore del Decreto Legge Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 ha permesso di cogliere l’opportunità di rilanciare Sara Bi-Fuel PIR in tempi ristretti, posizionandoci tra i primi player assicurativi nel farlo.  Con Sara Bi-Fuel PIR mettiamo nuovamente a disposizione della nostra rete di vendita e della nostra clientela uno strumento di ultima generazione che consente di valorizzare i propri risparmi, azzerando il carico fiscale, e di investire nelle realtà imprenditoriali italiane più dinamiche e promettenti, contribuendo quindi anche a sostenere l’economia del Paese.”


Sara, al vostro fianco in ogni tappa, Bici 2 GO!



La polizza specifica per te che usi la bici, per recarti a lavoro o per il tempo libero.

Perchè acquistare l’assicurazione Sara Bici2Go?
Se usi la bicicletta, anche elettrica, per i tuoi spostamenti in città oppure nel tempo libero, scegli la sicurezza di una copertura assicurativa completa e innovativa, che tutela la tua persona e il tuo mezzo senza confini


Infortuni
Ti protegge in caso di infortunio sia quando sei in bici che durante tutte le attività svolte nel tempo libero, anche all’estero. Assicura ai tuoi cari un capitale di 25.000 [...]

Responsabilità civile
Ti tutela fino a 2.000.000 euro in caso di danni causati a terzi mentre sei alla guida della tua bici in Italia e nel mondo.

Furto
Ti rimborsa fino a 1.000 euro se la tua bici viene rubata mentre si trova custodita in casa oppure in una dipendenza dell’abitazione (cantina, garage, etc..)

Brexit, cosa cambia per chi deve viaggiare verso il Regno Unito

Dal primo febbraio, la gran bretagna non è più parte dell'unione europea. Cosa cambierà per gli italiani che viaggeranno e guideranno nel Regno Unito?

Secondo uno studio di Facile.it, la prima notizia è che non scatteranno grandi cambiamenti dall'oggi al domani, ma anche per quanto riguarda le assicurazioni ci sarà un periodo di transizione, che dovrebbe scadere il 31 dicembre 2020. Modifiche più consistenti potrebbero invece scattare dal capodanno 2021. Ma la loro entità dipende dall'esito dei negoziati in corso.
I cittadini dell'Ue potranno continuare a viaggiare verso la Gran Bretagna con le stesse regole. "Quest'anno non ci sono modifiche nei documenti di viaggio", spiega il governo britannico. Per ora, quindi, niente visto. Basteranno un passaporto valido o la carta d'identità. Quest'ultima potrebbe non essere più accettata dal 2021. Se così fosse, londra avviserà comunque i viaggiatori, indicando con ampio anticipo la data in cui le regole cambieranno.

Gli automobilisti in possesso di una patente europea potranno continuare a guidare in Gran Bretagna anche dal primo febbraio.

Non serve, al momento, una licenza internazionale. Se si percorrono le strade britanniche con il proprio veicolo, l'auto deve essere chiaramente assicurata. Si deve dare prova che lo sia portando materialmente con sè la "carta verde", sulla quale devono essere indicati nome dell'assicurato, targa dell'auto e periodo della copertura assicurativa.

Dal 2021 potrebbero esserci alcuni cambiamenti. Improbabile che, in linea generale, venga richiesta a tutti gli automobilisti una licenza internazionale. È Possibile però che, al termine del periodo di transizione, ci sia uno scenario più frammentato: gli accordi sulle licenze di guida potrebbero dipendere infatti da accordi con i singoli stati e variare da paese a paese.

Per chi viaggia verso la Gran Bretagna, resta valida la tessera europea di assicurazione malattia. Consente di accedere più agevolmente alle cure mediche, ma non copre tutte le spese.
Le autorità britanniche raccomandano quindi di sottoscrivere, in ogni caso, un'assicurazione sanitaria che copra l'intera durata della permanenza. Dal 2021, la tessera europea potrebbe non essere più valida. Ma, ancora una volta, dipende dalle intese che verranno raggiunte.

Italia al vertice per il numero di impianti di Biogas


Il porto di Marsiglia è bloccato a singhiozzo da mesi. A livello nazionale la flotta circolante con GNL (gas naturale liquefatto) è ormai alle corde, con i 2.500 mezzi del parco circolante nazionale praticamente bloccati, a causa del mancato approvvigionamento di GNL. Dei 58 distributori di gas naturale liquefatto presenti in Italia sono pochi quelli che stanno assicurando la distribuzione, e comunque con modalità limitate e razionate, a fronte di una richiesta di approvvigionamento complessiva che si aggira intorno alle 100 mila tonnellate all’anno. Proprio ora che le flotte della logistica stanno cominciando a optare per il metano come combustibile più sostenibile e molte, quelle che più credono in una svolta green, sono prontissime per il biometano.

“In questo contesto - dichiara Piero Gattoni, presidente del CIB – Consorzio Italiano Biogas - la notizia che le aziende agricole nostre socie hanno in progetto la costruzione di 20 impianti di liquefazione del biometano, alcuni già autorizzati e altri in via di autorizzazione, assume un valore strategico e di ulteriore affermazione del modello circolare”.

I 20 impianti autorizzati produrranno gas rinnovabile liquido usando sottoprodotti agricoli, reflui zootecnici, colture di secondo raccolto. Il primo impianto agricolo di bio-GNL entrerà in funzione nella primavera 2020. L’Italia, quindi, potrà offrire ai 2.500 mezzi ad oggi presenti nelle flotte aziendali un’alternativa all’importazione e per di più green e sostenibile. Con una capacità produttiva da 3 a 20 tonnellate al giorno per singolo impianto, queste aziende agricole renderebbero l’Italia il primo Paese al mondo per numero di impianti di questo tipo.

“Il lavoro svolto dal Consorzio Italiano Biogas - commenta il Presidente del CIB, Piero Gattoni -  al fianco delle categorie produttive e in costante dialogo con la politica ha contribuito attivamente nel raggiungimento di questo grande successo. La scelta di costruire 20 impianti di bio-GNL è un piccolo, ma significativo passo in avanti verso un mix energetico rinnovabile e 100% Made in Italy”.

Ad oggi, l’86% delle merci viaggia su gomma e i trasporti rappresentano circa il 24% delle emissioni complessive. In Italia il parco circolante è tra i più vecchi d’Europa, ma si stima che un completo rinnovo del parco dei veicoli industriali su gomma possa ridurre di 58 milioni di tonnellate la CO2 emessa.

“E’ necessario sviluppare un’alternativa credibile, sostenibile dal punto di vista ambientale e che permetta al contempo di aumentare la competitività delle nostre aziende - conclude Gattoni - . Presto, l’Italia sarà in grado di superare i casi di blocco dei rifornimenti grazie al contributo di risorse rinnovabili provenienti dalla nostra agricoltura, asset strategico per la decarbonizzazione dei trasporti. All’approfondimento di queste nuove opportunità offerte dall’agricoltura fatta bene sarà dedicata la sesta edizione di Biogas Italy 2020, che si terrà dal 5 al 6 marzo a Milano e che per l’occasione abbiamo intitolato Green Possible. Nuove energie per nuovi mercati”.


UE 2010-2018: morti 51.300 pedoni e 19.450 ciclisti. Sticchi Damiani (ACI): “Sicurezza stradale frutto del rispetto delle regole e degli altri”


 Nel 2018, pedoni e ciclisti - i cosiddetti “utenti vulnerabili” - hanno rappresentato il 29% del totale delle vittime di incidenti stradali in Europa e il 25% in Italia. Tra 2010 e 2018, sulle strade europee sono morti 51.300 pedoni e 19.450 ciclisti.

Sono i dati salienti che emergono dal rapporto ETSC (European Transport Safety Council: Consiglio Europeo della Sicurezza dei Trasporti), che sottolinea come, nel periodo 2010-2018, i decessi tra i ciclisti abbiano subito una riduzione annua dello 0,4%: riduzione ben otto volte inferiore rispetto a quella degli occupanti di veicoli a motore (- 3,1%).

Secondo l’ETSC, si tratta di dati, molto probabilmente, sottostimati. Non sempre, infatti, decessi e lesioni gravi di ciclisti e pedoni vengono registrati nelle statistiche in maniera corretta.

In Italia, nel 2018 (ultimo dato disponibile), hanno perso la vita 612 pedoni (-1,4%, ma in aumento negli ultimi 2 anni) e 219 ciclisti (-17,3%, a fronte di una diminuzione media pari a -19%): nello stesso periodo, i decessi a bordo di autovetture sono diminuiti del 21,9%.

Nel nostro Paese, nel 2018, i pedoni “over 65” deceduti in incidenti stradali sono stati 364  (59,5% del totale); 112, invece, quelli in bicicletta (51,1% del totale).

Anche in UE, la metà delle vittime tra gli utenti vulnerabili aveva più di 65 anni.
La maggior parte degli investimenti dei pedoni avviene dopo le ore 18, momento in cui la visibilità, per alcuni mesi dell'anno, è inferiore.

Secondo il rapporto ETSC, il crescente uso della bicicletta nei centri urbani, impone a Governi, Autorità locali e produttori di autoveicoli di investire maggiormente nelle misure di protezione degli utenti vulnerabili. Il rapporto suggerisce, inoltre, che la pianificazione urbana, soprattutto nei centri medio-piccoli, privilegi la possibilità di muoversi a piedi, in bicicletta e con mezzi di trasporto pubblico piuttosto che con auto private, e consiglia l'istituzione di ‘Zone 30’ nelle aree altamente frequentate da pedoni e ciclisti.

Secondo Angelo Sticchi Damiani, presidente dell'ACI, “La sicurezza stradale è frutto, soprattutto, della convivenza civile tra i diversi utenti della strada”, convivenza – ha spiegato – “che si raggiunge soltanto se tutti rispettiamo le regole del Codice della Strada, noi stessi e gli altri”.

“Per quanto riguarda, in particolare, pedoni e ciclisti – ha aggiunto il Presidente dell'ACI – un fondamentale elemento di sicurezza è rendersi il più possibile ‘visibili’, soprattutto nel buio e in condizioni di scarsa visuale, con accorgimenti che devono riguardare sia l’abbigliamento che le biciclette”.

“È fondamentale, infine – ha concluso Sticchi Damiani – un'attenta pianificazione delle strade e degli spazi urbani, che deve tenere conto della presenza degli utenti vulnerabili e, tra essi, delle fasce più deboli: bambini, anziani e disabili”.