PARLANO GLI AGENTI SARA - Del miele e delle polizze: Paolo Dellaidotti




di Carlo Luna
Non mancano le sorprese quando s’incontra Paolo Dellaidotti Agente capo SARA, orgoglioso di proclamarsi “Trentino DOC”. Anzitutto il miele. Lui lo studia e lo produce. Possiede otto alveari dai quali ricava oltre due chilogrammi di profumato miele alpino destinati alla famiglia e agli amici. Inoltre legge libri e manuali sul mondo delle api, la sua passione. Lo stesso dicasi per la montagna, per lo sci e per gli sport praticati all’aria aperta. Non è tifoso di calcio ma quando gioca la nazionale la vede in TV.

Ha 48 anni, vive a Trento con la compagna Tanja e i 3 figli Andrea, Alex e Mattia. Ha studiato all’istituto Tecnico Industriale e si è laureato in economia all’Università di Trento. Non va al cinema e guarda poco la TV: “Preferisco leggere”, dice. Ama la musica, quella classica ma anche il rock e l’ascolta quando guida l’auto.

È tenace. Da ragazzo aveva come obiettivo svolgere un’attività che fosse sua e l’ha raggiunto diventando Agente Capo di SARA il 14 luglio 2019 “anniversario della presa della Bastiglia” fa notare”.

Quanto all’immagine che hanno in Italia gli assicuratori afferma che “per la gran parte degli italiani danno un’idea di fiducia e sicurezza”, ma c’è anche chi li considera con molta diffidenza e pensa che vendano solo aria”.

Definisce la SARA la “mia seconda famiglia perché rimane una Compagnia a dimensione uomo che dà valore e significato al nostro lavoro”. Ha un suggerimento: “Continuare a considerare gli agenti come principale asse strategico e come i loro primi clienti”. 

Sciare col green pass, la mascherina sugli impianti di risalita e l’assicurazione obbligatoria per i danni a persone o cose. Come giudica queste decisioni del governo? 

"Ritengo siano l’unica via per salvare la stagione sciistica dopo il disastro dello scorso anno".

Giusta l’assicurazione obbligatoria per gli sciatori?

"Negli ultimi vent’anni, l’evoluzione delle attrezzature ha reso lo sci uno sport molto più “semplice” d’un tempo, inducendo così molti utenti a sottovalutarne la potenziale pericolosità e a sopravvalutare le proprie capacità. L’ammodernamento di gran parte degli impianti, poi, ha notevolmente incrementato il numero di sciatori presenti in pista. Il connubio di tali condizioni ha avuto la logica e prevedibile conseguenza di un importante incremento degli incidenti. Si badi, non sto dicendo che lo sci sia uno sport pericoloso, anzi! Però è uno sport che comporta dei rischi e, a differenza di altri, è praticato contemporaneamente e nelle stesse aree da utenti con diversi gradi di preparazione e diverse età".

Nella sua regione che situazione al momento?

"Io vivo in Trentino-Alto Adige, regione costituita da due Provincie Autonome, per cui la situazione va analizzata come fossimo due regioni distinte. In Trentino la situazione è abbastanza buona: nelle ultime settimane stiamo registrando un certo incremento dei contagi ma il numero di ospedalizzazioni e, in particolare, di pazienti in terapia intensiva non è ancora preoccupante. In provincia di Bolzano, invece, tanto il numero dei contagi giornalieri che quello delle ospedalizzazioni è abbastanza preoccupante".

La Regione Trentino-Alto Adige vorrebbe evitare la chiusura degli impianti di risalita perché lo sci è uno sport individuale all’aperto e dovrebbe essere trattato come il calcio. Lei che ne dice?

"Non sono pienamente d’accordo. Mi spiego meglio: se la pratica dello sci prevedesse solamente la parte di discesa in pista il parallelo potrebbe essere concesso e, anzi, lo sci garantirebbe probabilmente minori possibilità di contagio non essendo uno sport di contatto; il problema, però, è costituito dagli inevitabili assembramenti agli impianti di risalita, dove la situazione (volendo continuare il parallelo con il calcio) è più assimilabile a quella degli spalti dello stadio che non al campo da gioco. In tal senso ritengo le misure debbano essere più simili a quelle richieste per l’accesso dei tifosi alle tribune che non a quelle imposte ai giocatori per disputare la partita. In tutto ciò, però (senza nulla voler togliere alla valenza economica del calcio) è necessario considerare che lo sci, direttamente o con il suo indotto, sostiene l’economia di intere vallate alpine. Economia costituita da una miriade di piccole o piccolissime imprese che danno reddito a un numero ancora maggiore di famiglie".

Per Gustav Thoeni meglio le restrizioni al massimo che le chiusure. Ha ragione?

"Sono pienamente d’accordo".

Entra in vigore ufficialmente il 1° gennaio 2022 la norma sull’assicurazione obbligatoria per sciare in Italia. Per chi non si assicurerà è prevista una multa da 100 a 150 euro, e il ritiro dello skipass. È d’accordo?

"Lo sci è praticato contemporaneamente e nelle stesse aree da utenti con diversi gradi di preparazione e diverse età, ed è quindi importante che chi subisce dei danni per responsabilità altrui sia adeguatamente risarcito". 

SARA ha varato il certificato dello sciatore. Che ne pensa e come sta andando? 

"È un’iniziativa utile e apprezzata. Non appena il certificato è stato reso stampabile ne ho immediatamente inviata una copia PDF agli amici con cui solitamente scio! Ma abbiamo ricevuto diverse richieste da nostri clienti già prima che il certificato fosse stampabile, in quanto avevano ricevuto la relativa DEM. Per un’agenzia collocata vicino alle montagne, come la mia, è un’ottima occasione di contatto con i clienti e di rafforzamento della fidelizzazione. È molto apprezzato il fatto di poter fruire di un “servizio” che soddisfa un nuovo obbligo normativo, ma per il quale la Compagnia non richiede costi aggiuntivi".